Cambiare telefono oggi: perché dopo mesi di test un famoso giornalista tech è tornato all’iPhone 17

Passare a un nuovo telefono non è mai stato semplice, nemmeno per chi è abituato a sperimentare con diversi dispositivi come David Pierce – responsabile editoriale indipendente di The Verge – che ha lavorato per Protocol, The Wall Street Journal e Wired. Possiede tutti i telefoni.
Che si tratti di trasferire eSIM, scaricare app, sincronizzare account e ricreare ogni minima impostazione personale, il processo può facilmente richiedere una settimana intera, spiega Pierce. Nel suo caso, ha passato gli ultimi mesi cambiando telefono quasi ogni settimana, spinto dalla curiosità e dal desiderio di capire quali alternative all’iPhone esistessero davvero.
Dopo anni di utilizzo quasi esclusivo di iPhone, e con un passato da recensore di smartphone, Pierce si è trovato in una posizione privilegiata: poteva testare una serie di dispositivi inviati direttamente dai produttori. L’obiettivo era chiaro: scoprire se ci fosse un telefono, o meglio un nuovo concetto di telefono, capace di convincerlo a cambiare. Alla fine, però, è tornato in un Apple Store e ha comprato un iPhone 17.

Durante i test, il primo dispositivo provato è stato il Motorola Razr Ultra, un flip phone che combina uno schermo esterno in stile smartwatch con uno interno di dimensioni normali. L’idea è ottima, l’hardware convincente, ma il software non è ancora all’altezza. I widget dello schermo esterno sono poco intuitivi e molte app non si adattano correttamente, costringendo spesso a riaprire il telefono per completare azioni semplici, spiega Pierce. Nonostante gli sforzi per rendere l’esperienza fluida, il Razr Ultra non è mai riuscito a soddisfarlo completamente.
Con il Google Pixel 9 Pro Fold, invece, il problema era soprattutto l’hardware. Il telefono è grande e pesante, difficile da aprire e con numerosi compromessi su batteria e fotocamera. L’esperienza visiva è indubbiamente piacevole, soprattutto per video e streaming, ma il prezzo elevato e le limitazioni di resistenza lo hanno convinto a rinunciare.

Il giornalista ha anche provato l’Unihertz Titan 2, un telefono con tastiera fisica che ricorda i BlackBerry. Pur apprezzando la tastiera per alcune funzioni rapide, non ha mai digitato più velocemente rispetto al touch screen e le dimensioni generose del dispositivo lo rendono poco pratico. L’unico vero highlight è stato il Fairphone Gen 6, che con il suo slider fisico e la modalità “Moments” permette di trasformare il telefono in un dispositivo minimalista, concentrato solo sulle app essenziali. Tuttavia, la compatibilità limitata con le reti americane lo ha reso inutilizzabile come telefono principale.
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Il dispositivo Android che più ha convinto Pierce è stato il Google Pixel 10 Pro. Costruito molto bene, con fotocamera eccellente e autenticazione biometrica versatile, ha confermato un’impressione chiara: Android offre un sistema operativo più flessibile e potente di iOS, con un controllo superiore su notifiche e personalizzazione. La gestione dei messaggi, la riduzione dello spam e la qualità della tastiera sono aspetti che rendono l’esperienza quotidiana più efficiente.
Eppure, nonostante i vantaggi di Android, la vera differenza è rappresentata dalle app. L’App Store offre applicazioni più curate, complete e innovative rispetto al Play Store, dove molte app importanti non sono disponibili o sono solo versioni web. Per un utente che vive di app quotidianamente questo resta il fattore decisivo, sentenzia Pierce
Così, dopo mesi di test tra Android, foldable e flip phone, per Pierce il ritorno all’iPhone 17 è stata una scelta inevitabile. Nonostante alcune limitazioni di iOS, il telefono resta la macchina più affidabile per le app che uso ogni giorno. Il passaggio è stato complesso, ma alla fine ciò che conta davvero è poter contare su tutte le applicazioni necessarie e sul loro funzionamento senza compromessi.


8 commenti
Concordo sul fatto che Android sia più flessibile, ma l’ecosistema Apple resta difficile da abbandonare, soprattutto se si usano Mac, iPad e AirPods.
Mi ha colpito il discorso sulle app: spesso si parla solo di hardware, ma alla fine quello che fa davvero la differenza nell’uso quotidiano è il software.
Interessante vedere come i foldable siano ancora pieni di compromessi nonostante i prezzi altissimi. Forse serve ancora qualche generazione prima che diventino davvero mainstrea
Anch’io ho provato a passare ad Android un paio di volte, ma dopo qualche mese torno sempre su iPhone. Non perfetto, ma nel complesso ancora il più equilibrato.
Io da mesi vorrei affiancare un razr60 ultra al mio iPhone, soprattutto perché mi piace un sacco e poi per le sue ridotte dimensioni, ma le valutazioni qui espresse aumentano le mie perplessità.
chi inizia (iniziò) la sua strada con Apple non torna (mai) indietro
Vera e perfetta sintesi. Condivido.
apple dal 1987, mai avuto ripensamenti 🙂