Accadde oggi: Il virus più veloce della storia sconvolge il lato oscuro dell’informatica
4 maggio 2000 Persone di tutto il mondo iniziarono a ricevere un’email con un oggetto tanto semplice quanto misterioso: “ILOVEYOU”, scritto tutto in maiuscolo. Il messaggio che accompagnava l’email era altrettanto diretto, con la richiesta di aprire una “LETTERAD’AMORE” allegata. L’allegato, apparentemente un innocuo file di testo, si presentava con l’estensione .vbs, cioè un file di script Visual Basic, e aveva un nome ingannevole: “LOVE-LETTER-FOR-YOU.TXT.vbs”. In realtà si trattava di un worm, un tipo di virus informatico progettato per replicarsi autonomamente e inviare lo stesso messaggio alle persone presenti nella rubrica del destinatario. Il meccanismo era tanto semplice quanto devastante: chi apriva il file, convinto di ricevere una lettera d’amore, finiva per innescare la diffusione di un virus che si propagava a velocità impressionante, diventando in poco tempo un’epidemia su scala globale. Ma, il 4 maggio del 2000 è una data insignificante per gli utenti Mac, che come tutti i giorni continuarono a utilizzare i computer Apple immuni ai virus per Windows.
Il virus, noto con il nome di “ILOVEYOU”, si diffuse con rapidità sorprendente e in appena 24 ore riuscì a infettare circa 45 milioni di computer in tutto il mondo. Era l’anno 2000, in pieno boom di internet, quando le persone si affacciavano per la prima volta sulla rete senza ancora aver compreso i rischi del digitale. In molti cascarono nella trappola, contribuendo involontariamente alla diffusione del virus anche in ambiti professionali e istituzionali. L’infezione non risparmiò nessuno: ne furono colpiti il Pentagono, il parlamento britannico, la NASA, la Disney, e in Italia anche la Telecom e perfino il Ministero del Tesoro. Il pericolo principale del worm non stava solo nella sua capacità di moltiplicarsi e diffondersi, ma soprattutto nei danni concreti che arrecava: una volta installato, il virus rallentava i computer fino a renderli inutilizzabili, sovrascriveva i file moltiplicando se stesso e, ancora più grave, era in grado di rubare le password.
I danni economici causati da ILOVEYOU furono enormi: le stime indicano perdite per circa 10 miliardi di dollari. La caccia al responsabile si trasformò ben presto in una vicenda da romanzo di spionaggio, attirando l’attenzione dei media di tutto il mondo. L’11 maggio 2000, venne fatto un nome: Onel de Guzman, un giovane filippino di 23 anni. Studente presso l’Ama Computer College, de Guzman aveva presentato una tesina proprio sul tema dei virus informatici, ma era stata bocciata dai suoi professori perché ritenuta non etica, nonostante fosse considerato uno studente brillante. Le indagini portarono agli appartamenti della sorella Irene, dove si trovavano alcuni dei computer da cui era partito il virus, e proprio ai laboratori informatici della scuola. Il suo avvocato, Rolando Quimbo, dichiarò che de Guzman non era consapevole delle conseguenze del suo gesto.
Alla fine, Onel de Guzman fu prosciolto dalle accuse. La sua difesa sosteneva che non avesse creato intenzionalmente il worm, ma che forse ne avesse favorito la diffusione senza rendersene conto, utilizzando i computer della scuola. All’epoca, nelle Filippine non esistevano leggi specifiche contro i reati informatici, e questo contribuì alla sua assoluzione. In seguito dichiarò di aver ricevuto numerose offerte di lavoro da aziende del settore tecnologico, ma di averle rifiutate su consiglio della madre, che temeva ulteriori conseguenze mediatiche. Tuttavia, col passare degli anni, de Guzman cambiò versione: cominciò a rivendicare la paternità del virus, cercando di presentarsi come una sorta di Robin Hood informatico. Nelle Filippine, l’accesso a internet era allora a pagamento, mentre negli Stati Uniti esistevano tariffe flat: secondo la sua visione, bastava sottrarre una password per potersi collegare liberamente alla rete.
Oggi Onel de Guzman, 49enne, sembra aver completamente cambiato vita. La BBC lo ha rintracciato in un piccolo negozio di Manila dove ripara smartphone. Ha dichiarato di provare rimorso per quello che ha fatto e per la cattiva fama che lo ha accompagnato per anni. Confessa di essere una persona riservata, di non gradire la notorietà, e che ancora oggi i suoi amici gli mostrano la sua foto su internet dicendogli “Sei tu!”.

