Tim Cook invitato in Cina da Trump: Apple in bilico

L’amministrazione Trump starebbe pianificando per la prossima settimana un viaggio in Cina che include una delegazione di CEO tra i più influenti del panorama tecnologico e finanziario americano. Secondo quanto riportato da Semafor, tra gli invitati figurano Tim Cook di Apple, Jensen Huang di Nvidia e Cristiano Amon di Qualcomm, ai quali si aggiungerebbero i vertici di colossi come Exxon, Boeing, Blackstone, Citigroup e Visa. La lista, si legge, è destinata ad allungarsi ulteriormente nei prossimi giorni.
Il viaggio si inserisce in un contesto geopolitico tutt’altro che banale. Il Wall Street Journal ha riferito che Stati Uniti e Cina starebbero valutando colloqui ufficiali per evitare che la competizione sull’intelligenza artificiale degeneri in una sorta di nuova corsa agli armamenti digitale. Non è escluso, quindi, che proprio il tema dell’IA sia al centro di almeno una parte delle discussioni che si terranno a Pechino. Trump avrebbe già accennato alla trasferta in alcune conversazioni private con imprenditori incontrati di recente, lasciando intendere di aspettarsi di rivederli presto nella capitale cinese.
Portare i CEO in giro per il mondo fa ormai parte dello stile diplomatico del secondo mandato Trump. Lo scorso anno, viaggi nel Regno Unito, in Giappone e negli Emirati Arabi Uniti avevano incluso incontri con i vertici del mondo degli affari. Ed è proprio il precedente degli Emirati a rendere questa nuova opportunità particolarmente delicata per Tim Cook. Il CEO di Apple aveva declinato quell’invito, una scelta che avrebbe creato tensioni con il Presidente. Durante quella trasferta, Trump aveva puntato il dito sull’assenza di Cook in modo esplicito, rivolgendosi a Jensen Huang durante un discorso a Riad: “Tim Cook non è qui, ma tu sì.” Le conseguenze non si erano fatte attendere: Trump aveva minacciato dazi del 25% sugli iPhone non prodotti negli Stati Uniti, una mossa che secondo il New York Times era da interpretarsi come una ritorsione diretta per lo sgarbo subito.
Stavolta la posta in gioco è ancora più alta. Apple dipende in misura considerevole dalla Cina, sia come mercato di sbocco che come polo produttivo, e le vendite di iPhone nel Paese stanno mostrando segnali di ripresa dopo un periodo difficile. Non partecipare al viaggio potrebbe essere letto come un doppio affronto, tanto da Washington quanto da Pechino, in un momento in cui i rapporti commerciali tra le due potenze sembrano timidamente allentarsi. Sul fronte interno, Apple ha già confermato che Cook continuerà a occuparsi delle relazioni istituzionali a livello globale nel suo futuro ruolo di presidente esecutivo. Partecipare alla delegazione potrebbe quindi servire anche a mandare un segnale chiaro sia a Trump sia a Xi Jinping: il cambio al vertice di Apple non intaccherà la vocazione diplomatica dell’azienda.
Se Cook accetterà l’invito, lo scopriremo nei prossimi giorni. Ma una cosa è certa: questa volta, restare a casa potrebbe costare molto più cara della volta scorsa.

