Accadde oggi: Mac cloni, l’ascesa e la caduta fulminea di Power Computing

Il 4 giugno 1997 segna il punto più alto, ma anche l’inizio della fine, per Power Computing, l’azienda texana che aveva osato sfidare Apple sul suo stesso terreno, producendo cloni Macintosh con licenza ufficiale. In quella data, il CEO della società raggiunse un accordo strategico con l’allora amministratore delegato di Apple, Gil Amelio, per garantire la compatibilità dei futuri cloni con il prossimo sistema operativo, Mac OS 8. L’intesa spalancò le porte a una quotazione in Borsa che sembrava ormai imminente, alimentando l’ambizione di diventare il “Dell del mondo Mac”. Ma dietro il trionfo si celava un destino ineluttabile.
Power Computing nacque nel novembre 1993 con un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: vendere Mac cloni per corrispondenza, proprio come faceva Dell nel mondo PC. Iniziati i contatti con Cupertino nell’aprile 1994, l’azienda ottenne entro fine anno una licenza ufficiale da Apple per produrre e vendere Macintosh compatibili. Era un momento critico per Cupertino, in piena crisi d’identità e con Windows 95 all’orizzonte, tanto da spingersi a sperimentare soluzioni altrimenti impensabili, come la concessione di licenze o addirittura lo sviluppo di una console da gioco.

I cloni diebbero un successo immediato. Tra i modelli di punta figuravano il PowerTower e il PowerTower Pro, capaci di prestazioni superiori a molti Mac originali. Nel 1997 l’azienda si ritrovò a vivere il suo momento d’oro: con un fatturato proiettato verso i 700 milioni di dollari annui e l’acquisto di un terreno da 150 acri per costruire una nuova sede da 28 milioni di dollari, sembrava destinata a ridefinire il mercato dei computer compatibili con Apple.

Ma il vento cambiò rapidamente. A luglio dello stesso anno, Gil Amelio fu silurato e al suo posto tornò Steve Jobs, in veste di CEO ad interim. Jobs, notoriamente ostile all’esistenza dei cloni, avviò un braccio di ferro con Power Computing che durò solo poche settimane. Il 2 settembre, Apple chiuse la questione: acquisì la lista clienti dell’azienda e i suoi diritti di licenza per 100 milioni di dollari in azioni AAPL, più altri 10 milioni per coprire debiti e costi. L’epilogo fu rapido: all’inizio del 1998, Power Computing cessò ogni attività.
Quella di Power Computing fu una corsa sfrenata ai vertici dell’industria tech, spezzata bruscamente dal ritorno del suo creatore originale: Steve Jobs. Una parabola tanto fulminea quanto emblematica, specchio delle convulsioni e delle rivoluzioni che caratterizzarono gli anni più turbolenti della storia Apple.

