Accadde oggi: iPad 2, la corsa alle cover manda tre dipendenti Foxconn in carcere

15 giugno 2011 Un Tribunale cinese condanna tre dipendenti della Foxconn a pene detentive comprese tra un anno e diciotto mesi per aver trafugato e diffuso informazioni riservate sull’iPad 2 prima del suo lancio ufficiale. Oltre alla prigione, i tre vengono obbligati a pagare multe tra i 4.500 e i 23.000 dollari. I fatti risalgono al dicembre precedente, quando le autorità avevano arrestato i lavoratori con l’accusa di aver fornito immagini digitali del nuovo iPad a un produttore di accessori, consentendogli di avviare la produzione anticipata di custodie compatibili.
L’azienda coinvolta, Shenzhen MacTop Electronics, attiva dal 2004 nel settore degli accessori per dispositivi Apple, avrebbe pagato ai tre informatori una somma equivalente a circa 3.000 dollari, oltre a offrire sconti esclusivi sui propri prodotti. In cambio, ha ricevuto immagini dettagliate del design dell’iPad 2, ancora segreto al pubblico. Apple, nel frattempo, ha presentato ufficialmente l’iPad di seconda generazione l’11 marzo 2011, circa tre mesi dopo l’arresto dei dipendenti Foxconn.
Questo episodio, pur non essendo l’unico, rimane emblematico della rigida politica di riservatezza che Apple impone lungo tutta la sua filiera produttiva. La vicenda ha infatti contribuito a spiegare perché, nonostante il coinvolgimento di migliaia di lavoratori – spesso sottopagati – nelle fasi di produzione, i dettagli sui nuovi dispositivi Apple trapelino così raramente. Con l’arrivo di Tim Cook alla guida dell’azienda, Cupertino ha mantenuto un approccio meno criptico rispetto all’era Jobs, ma la segretezza resta un pilastro strategico.
Nel tempo, Apple ha intensificato le misure anti-leak, arruolando squadre di sorveglianza in incognito, imponendo sanzioni milionarie ai partner poco attenti e inviando memo interni per scoraggiare le fughe di notizie — ironicamente, spesso trapelati anch’essi. In un contesto in cui ogni nuovo lancio può valere miliardi, Cupertino continua a considerare la protezione dei propri segreti industriali una priorità assoluta, anche a costo di portare i colpevoli in tribunale.

