Fotografia mobile: il futuro di Apple con l’apertura variabile

Apple non si accontenta mai dei risultati raggiunti, e questo vale anche per il comparto fotografico dell’iPhone. Se iPhone 17 Pro e iPhone 17 Pro Max hanno conquistato fotografi e utenti grazie a immagini ad alta risoluzione e colori fedeli — al punto da essere scelti dagli astronauti della missione Artemis II per immortalare la Luna a bordo della capsula Orion — Cupertino starebbe già lavorando a un salto generazionale per i futuri iPhone 18 Pro e 18 Pro Max: l’introduzione di un’apertura variabile.
Cosa cambia con l’apertura variabile
L’apertura del diaframma regola la quantità di luce che raggiunge il sensore della fotocamera, influenzando sia l’esposizione sia la profondità di campo. Dal lancio del primo iPhone nel 2007, Apple ha sempre adottato un’apertura fissa: un’unica dimensione di apertura ottimizzata per massimizzare la quantità di luce in ingresso. Su iPhone 17 Pro e 17 Pro Max, ad esempio, la fotocamera principale Fusion da 48MP è fissata a f/1.78, la Ultra Wide a f/2.2 e la Fusion Telephoto a f/2.8.
È vero che già oggi è possibile simulare un’apertura variabile tramite la modalità Ritratto dell’app Fotocamera, agendo sul cursore che spazia da f/1.4 a f/16: si tratta però di un effetto puramente software, basato sulla mappatura computazionale della profondità, e non di una reale variazione fisica del diaframma.
Con un’apertura variabile vera e propria, invece, la regolazione avverrebbe a livello ottico: in condizioni di forte luminosità la fotocamera potrebbe “chiudere” il diaframma, riducendo l’apertura fisica e aumentando la profondità di campo a fuoco, mentre con poca luce potrebbe aprirsi al massimo per catturare più dettagli.
Il parere dell’analista Ming-Chi Kuo
Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, una fotocamera con apertura variabile permetterebbe di controllare con maggiore precisione la quantità di luce in ingresso, adattandosi meglio alle diverse condizioni ambientali e offrendo un controllo superiore sulla profondità di campo, sia per ottenere soggetti più nitidi sia per uno sfocato dello sfondo più naturale. Un vantaggio che si rivelerebbe particolarmente utile nelle riprese video in piena luce, ma che porterebbe benefici anche alla fotografia statica, restituendo immagini più nitide e meno dipendenti dagli artifici del software.
Una tecnologia già vista, ma mai diventata standard
L’apertura variabile non è una novità assoluta nel mondo smartphone. Il primo tentativo risale al 2009 con il Nokia N86, dotato di tre impostazioni automatiche (f/2.4, f/3.2, f/4.8). Nel 2018 Samsung ha proposto un sistema a doppia apertura sul Galaxy S9, capace di passare da f/1.5 in condizioni di scarsa luce a f/2.4 in piena luce. Nel 2022, Huawei ha spinto ancora più in là con il Mate 50 Pro, introducendo un diaframma fisicamente regolabile su dieci livelli, da f/1.4 a f/4.0.
Nonostante questi precedenti, la tecnologia non è mai diventata uno standard di settore — segno che porta con sé sfide tecniche non banali per l’integrazione in un corpo smartphone. La mossa di Apple, però, potrebbe ribaltare gli equilibri: secondo alcuni analisti, anche Samsung sarebbe pronta a reintrodurre l’apertura variabile sul futuro Galaxy S27 Ultra, aprendo la strada a un possibile effetto domino tra gli altri produttori. Resta da capire se Apple lascerà agli utenti il controllo libero dell’apertura oppure opterà per alcuni preset predefiniti.
In arrivo anche un teleconvertitore?
Le novità sul fronte fotografico non si fermerebbero qui. Un analista che si firma Smart Pikachu sostiene che Apple stia valutando lo sviluppo di un teleconvertitore per i futuri iPhone, potenzialmente già a partire da iPhone 18 Pro e 18 Pro Max, anche se è più probabile che debutti con le generazioni successive. Il dispositivo funzionerebbe come una sorta di lente d’ingrandimento, aumentando la lunghezza focale effettiva del teleobiettivo ed estendendo così la portata dello zoom.
Non mancano però i compromessi: un teleconvertitore riduce la quantità di luce che raggiunge il sensore, abbassando l’apertura massima disponibile e penalizzando leggermente nitidezza e contrasto, con prestazioni meno brillanti in condizioni di scarsa illuminazione. Un compromesso che Apple potrebbe comunque ritenere accettabile, integrando il componente direttamente nel sistema fotografico del dispositivo anziché proporlo come accessorio separato, per non comprometterne l’estetica.


3 Comments
Ben venga, finalmente, un diaframma vero e proprio. La riduzione della luce, ad oggi, è possibile solo attraverso filtri ND.
Sulla carta un diaframma fisico sarebbe bellissimo, ma non so quanto possa effettivamente essere funzionale. Considerando le dimensioni del sensore degli smartphone un diaframma 4 sarebbe già in piena diffrazione e la profondità di campo sarebbe già al massimo a 2.8 per foto in condizioni normali (la macro fa discorso a se), resterebbe solo la regolazione della luce, ma date le premesse dei filtri ND incorporati forse sarebbero più utili e meno complessi da integrare. Certo, se l’apertura di partenza fosse qualcosa come 0,75 magari il tutto acquisterebbe un senso funzionale, ma l’obiettivo sarebbe già enorme per correggere i difetti delle lenti così luminose… insomma, se fino ad oggi questa soluzione non ha preso piede sugli smartphone ci sono ragioni tecniche.
Il tele-convertitore pone problematiche simili, se lo di struttura come moltiplicatore richiede spazio e riduce l’apertura, se lo strutturi come lente addizionale puoi conservare la luminosità originale, ma al prezzo di ingombri ulteriormente maggiori tanto che non lo si potrebbe integrare sul dispositivo.
Mi scuso per la domanda fuori tema….
Posso chiedere qual è la marca del modellino Ferrari fotografato? É forse Maisto? Il fatto che i fari siano apribili lo rende molto interessante per la mia collezione…☺️