Accadde oggi: Steve Jobs visita l’Unione Sovietica tra spie del KGB, FBI e misteriosi personaggi

4 luglio 1985 Steve Jobs si trovava a Mosca, in un momento particolare della storia dell’Unione Sovietica, infatti, poco prima, a marzo, Mikhail Gorbachev era stato eletto Segretario Generale del PCUS, la carica più alta nella gerarchia di partito e del Paese.
Quella del luglio del 1985 fu la prima volta di Jobs nella capitale sovietica, e nello stesso giorno partecipò alla festa del 4 luglio presso l’ambasciata americana, dove manifestò la sua intenzione di aprire una fabbrica di Mac in Russia. Alcune fonti riportano di una discussione “animata” tra Jobs, e un addetto dell’ambasciata che non conoscendo il fondatore di Apple lo definì “Il ragazzo magro, con i capelli lisci e un po’ impaziente.” per distinguerlo dal suo accompagnatore Al Eisenstat, vicepresidente Apple. Quando Jobs spiegò che voleva produrre Mac in URSS; il funzionario lo avvertì che non era possibile per via di “un numero enorme” di regolamenti che impedivano l’esportazione di tecnologia sofisticata verso il nemico della Guerra Fredda degli Stati Uniti, spiegazione che irritò non poco Jobs, che rispose: “Chi sei? Sei solo un burocrate! Non sai cosa stai facendo!”.
La permanenza di Jobs a Mosca fu di soli due giorni, e l’altro lo occupò per tenere una conferenza agli studenti di informatica presso l’Università statale di Mosca, durante la quale elogiò la figura del rivoluzionario marxista Leon Trotsky assassinato in Messico su ordine di Stalin. L’episodio infastidì i vertici del KGB, che avevano inviato un loro agente per spiegare al fondatore di Apple che non avrebbe dovuto menzionare Trotsky, perchè non era più considerato un personaggio di rilievo: “Non puoi parlare di Trotsky, i nostri storici hanno studiato la situazione e non crediamo più che sia un grande uomo.” avrebbe detto un agente del KGB a Jobs.

In seguito, nel 1988, Jobs rivelerà agli investigatori del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di aver avuto la “sensazione” che l’avvocato che aveva contribuito a organizzare il suo viaggio in Unione Sovietica “abbia lavorato per la CIA o il KGB”, e raccontò anche che durante la permanenza a Mosca trovò un tecnico TV nella sua stanza di albergo senza che avesse segnalato alcun guasto al televisore, sospettando così che si trattasse di una spia. Il viaggio di Jobs in Unione Sovietica destò l’interesse anche dell’FBI, stando ad un documento desecretato nel 2012 su richiesta di Wired, in cui viene menzionato, tra le varie cose, anche l’incontro con un professore dell’Accademia delle Scienze “per discutere della possibile commercializzazione del prodotto AC”.
Prima di arrivare a Mosca, Steve Jobs era stato a Parigi e poi in Toscana. Nella capitale francese aveva incontrato l’allora vicepresidente americano George Bush (e futuro presidente degli Stati Uniti), che lo incoraggiò a portare i computer in Russia per “fomentare la rivoluzione dal basso”. All’epoca, il meno potente Apple II era appena stato lanciato nell’URSS.
Il viaggio nell’estate del 1985 arrivò in un momento difficile per il co-fondatore di Apple. La trappola cinese messa a punto da Jobs per destituire l’allora CEO di Apple, John Sculley, era fallita, e il Consiglio d’amministrazione della società aveva accolto la richiesta di Sculley di sollevare Jobs da qualsiasi incarico operativo, relegandolo a un ruolo di mera rappresentanza.
Il viaggio di Jobs in URSS non ebbe alcun esito per quanto riguarda la fabbrica di Mac in Russia, anche perchè probabilmente si era trattato solo di un espediente di Sculley per tenerlo lontano dalla gestione di Apple.
Il viaggio di Jobs generò un finale intrigante, però. Al Eisenstat, che naturalmente soggiornava nello stesso hotel di Mosca di Jobs, di notte fu svegliato da un programmatore di computer nervoso che bussava alla porta della sua stanza, e che gli consegnò un floppy disk. Al ritorno negli Stati Uniti, Eisenstat scoprì che il disco conteneva un accurato software di riconoscimento della scrittura.
Secondo diversi membri del team Newton di Apple, questo codice è diventato la base per il riconoscimento della grafia integrato nel Newton MessagePad.


2 commenti
Nota di colore, che c’entra poco con l’articolo ma visto il periodo estivo e visto che era citato Trosky…
L’assassino di Trosky era il cognato di un famosissimo regista italiano nonché attore ed era lo zio di un altro attore nostrano? Vediamo chi indovina.
Non vale guardare su google…
(ammetto che è off topic, ma non ho resistito)
Vittorio De Sica