John Ternus cambia rotta: il nuovo corso Apple punta sull’AI attraverso grandi acquisizioni

Il panorama dell’intelligenza artificiale sta spingendo Apple verso un cambiamento radicale nelle proprie strategie di acquisizione. Sotto la guida di John Ternus, l’azienda sembra intenzionata a superare l’approccio prudente del passato, pronta a investire somme miliardarie per colmare il divario tecnologico nel settore dei server AI. Questa svolta è confermata dall’acquisizione della startup Q.Ai, avvenuta a gennaio, con una valutazione di 2 miliardi di dollari, un’operazione che non si vedeva dai tempi dell’acquisto di Beats.
Storicamente, Apple ha preferito lo sviluppo interno, una filosofia che ha portato al successo dei processori Apple Silicon. Tuttavia, le attuali esigenze dei data center richiedono competenze diverse, focalizzate su chip ad alte prestazioni piuttosto che sulla sola efficienza energetica dei dispositivi consumer. L’attuale dipendenza dai processori Nvidia per l’infrastruttura cloud solleva interrogativi cruciali in termini di privacy e controllo, spingendo il colosso di Cupertino a cercare una soluzione proprietaria.
Il progetto di un chip server dedicato, spesso identificato con il nome in codice Baltra, rappresenta la risposta a lungo termine di Apple, ma i tempi di sviluppo rimangono sfidanti. Sebbene la collaborazione con Broadcom garantisca stabilità fino al 2031, l’azienda appare determinata a fare da sé. L’ascesa di figure chiave come John Ternus e Johny Srouji, ora responsabile dell’ingegneria hardware, suggerisce un approccio più aggressivo: acquisire talento e proprietà intellettuale per accelerare i tempi e ridurre la necessità di partner esterni.
La transizione verso una maggiore autonomia nei server AI segna l’inizio di una nuova era per Apple. Non si tratta più solo di ottimizzare i dispositivi nelle mani degli utenti, ma di dominare l’intera catena del valore dell’intelligenza artificiale. Con una liquidità pronta a essere investita e una chiara direzione strategica, Apple è decisa a trasformare le proprie sfide tecnologiche in un vantaggio competitivo duraturo.


1 commenti
Spero davvero che le cose vadano come si capisce da questo articolo: sarò ottimista ma se Apple davvero decide di mettersi nell’arena AI, si vedranno in massimo 1-2 anni importanti passi avanti. Ma poi che razza di approccio rinunciatario è quello che si é visto finora??? Siri non AI; poi annuncio che la sviluppo come AI ma la prossima volta; poi AI con ChatGPT; poi cambio e me ne vado con l’altro ma nei server controllati da me; … e che roba…!!!
Commercialmente é un non senso. Siri é già un tentativo di abituare l’utente al dialogo con la macchina. Ci vuole una robusta AI proprietaria e poi non ce n’è per nessuno.
Questo obbligherà i competitor a progredire ulteriormente, a tutto vantaggio dei consumatori.