Scontro USA-UE sul DMA: richieste contromisure drastiche a Trump

La pressione politica attorno al Digital Markets Act (DMA) dell’Unione Europea si fa sempre più rovente, trasformandosi in un vero e proprio caso diplomatico transatlantico. Un blocco di venticinque legislatori repubblicani statunitensi ha infatti indirizzato una lettera formale al presidente Donald Trump, esortandolo a intervenire con decisione contro le normative digitali comunitarie. Al centro delle contestazioni figurano le rigide regole europee, percepite da Washington come strumenti di coercizione economica e regolatoria studiati appositamente per colpire i giganti tecnologici americani, a partire da Apple.
La missiva, guidata da esponenti di primo piano della sottocommissione per il commercio della Camera dei Rappresentanti, punta il dito contro il carattere discriminatorio del DMA. Secondo i firmatari, l’Unione Europea utilizzerebbe le proprie politiche di mercato come leve di estrazione economica, penalizzando le aziende statunitensi mentre risparmierebbe concorrenti stranieri di altre nazionalità. Tra gli esempi citati compaiono l’estensione degli obblighi normativi ai servizi cloud di Amazon e Microsoft e la designazione di gatekeeper che, di fatto, sottopone ecosistemi come quello di Apple a un controllo asfissiante, imponendo oneri di conformità che non gravano in egual misura su rivali europei o cinesi.
Le richieste avanzate al Presidente americano non si limitano a una semplice protesta formale, ma evocano ritorsioni economiche concrete per imporre dazi doganali e barriere commerciali in risposta a pratiche commerciali ritenute sleali o discriminatorie. L’obiettivo dichiarato è ricalibrare l’accesso al mercato statunitense per le imprese europee, subordinandolo a una maggiore equità regolatoria e richiamando i precedenti avvertimenti lanciati da Trump contro le sanzioni di Bruxelles.
La risposta della Copmunità Europea

Dal canto suo, l’Unione Europea respinge fermamente le accuse di parzialità, ribadendo la piena sovranità legislativa all’interno dei propri confini. I portavoce della Commissione Europea continuano a sostenere che il corpus normativo digitale venga applicato in modo rigoroso, equo e non discriminatorio per tutelare la concorrenza e i consumatori. Tuttavia, il braccio di ferro ha già prodotto conseguenze tangibili sulle strategie commerciali dei produttori di Cupertino, costretti a modificare la distribuzione di servizi e funzionalità sul territorio europeo, arrivando persino a posticipare o limitare il debutto di alcune novità basate sull’intelligenza artificiale per evitare sanzioni milionarie.


1 commenti
La UE è una istituzione vergognosa…