RAM cinese per iPhone: il piano Apple rischia di naufragare

Tra le possibili soluzioni allo studio di Apple per affrontare la carenza globale di memoria RAM c’era anche l’ipotesi di rivolgersi a due produttori cinesi, CXMT e YMTC. Un’opzione che, pur non essendo formalmente vietata, avrebbe messo Cupertino in rotta di collisione con il Governo americano. E ora due nuovi sviluppi rendono questa strada ancora più impraticabile.
Già a giugno era emerso che Apple stesse cercando il via libera dell’amministrazione Trump per acquistare chip di memoria dalla Cina. Nessuna legge lo impediva esplicitamente, ma le due aziende figurano nella blacklist del Pentagono: usare i loro componenti avrebbe potuto comportare il divieto di utilizzo degli iPhone da parte di dipendenti federali, oltre a un pesante costo d’immagine e politico per Apple.
Da allora la situazione non ha fatto che complicarsi. Il New York Times riporta che, sebbene oggi non sia illegale acquistare da CXMT, la normativa potrebbe presto cambiare: i deputati John Moolenaar (repubblicano, presidente della commissione ristretta della Camera sulla Cina) e George Whitesides (democratico) hanno scritto al segretario al Commercio Lutnick per chiedere l’inserimento di CXMT nella entity list, che vieterebbe alle aziende americane di rifornirsi presso di essa.
A complicare ulteriormente il quadro interviene anche il Wall Street Journal, secondo cui CXMT non sarebbe comunque in grado di soddisfare gli ordini di Apple: l’azienda cinese ha già raggiunto la piena capacità produttiva nel corso dell’anno, lasciando pochissimo spazio a nuovi clienti internazionali.
Se già in precedenza questa soluzione appariva poco probabile, oggi va considerata a tutti gli effetti quasi impraticabile.

