OpenAI scioglie il gruppo che doveva vigilare sui rischi dell’intelligenza artificiale

Secondo quanto riportato dal Financial Times, OpenAI ha sciolto alla fine dello scorso mese il proprio gruppo “preparedness”, la squadra che aveva il compito di valutare se i modelli sviluppati dall’azienda comportassero rischi gravi e di individuare strategie per contenerli — compresa, ad esempio, l’eventualità che un sistema possa sfuggire al controllo e colpire altre aziende attraverso attacchi informatici. Le competenze, spiega il quotidiano britannico, sono state ora frammentate per ambiti specifici come biosicurezza e cybersicurezza e assorbite dai team già esistenti.
Si tratta dell’ultimo tassello di una fase di profonda ristrutturazione interna, mentre l’azienda si avvicina a quella che si preannuncia come una quotazione in borsa di dimensioni colossali. Negli ultimi anni OpenAI ha progressivamente smantellato la propria impostazione più orientata alla ricerca, sciogliendo anche i gruppi dedicati alla preparazione verso l’intelligenza artificiale generale e al cosiddetto superallineamento. Se ne sono andati di recente anche la responsabile etica Chloé Bakalar, il capo futurologo Josh Achiam e il responsabile della sicurezza Johannes Heidecke, alimentando le critiche di chi, come Jan Leike — dimessosi da OpenAI nel 2024 — ha dichiarato al Financial Times che l’azienda starebbe trascurando la sicurezza a favore di prodotti più appariscenti.
Il responsabile del gruppo preparedness, Dylan Scandinaro, arrivato da Anthropic lo scorso febbraio, si concentrerà ora sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale capace di autopotenziarsi in modo ricorsivo.
Vicende come questa confermano, semmai ce ne fosse bisogno, quanto la corsa sfrenata alla monetizzazione stia prendendo il sopravvento sulla prudenza in molte realtà della Silicon Valley: smantellare proprio i controlli pensati per prevenire scenari pericolosi, nel momento più delicato della crescita di un’azienda, non è un segnale che invita a fidarsi.

