Mac mini “Made in Texas”: Apple e Foxconn ampliano la produzione americana

Una nuova linea di assemblaggio dedicata al Mac mini prenderà il via entro la fine dell’anno nello stabilimento Foxconn di Houston, in Texas, aumentando la produttività Apple negli Stati Uniti nel settore dell’hardware legato all’intelligenza artificiale. L’iniziativa si inserisce nella strategia con cui Tim Cook & C. puntano a rafforzare la produzione interna, pur continuando ad affidarsi ai partner manifatturieri e a una catena di fornitura internazionale.
La linea occuperà un nuovo spazio di circa 16mila metri quadrati all’interno dello stabilimento, che già realizza i server destinati ai progetti di intelligenza artificiale della Mela. I costi dell’impianto sono a carico di Foxconn, mentre Apple si è impegnata ad acquistare i prodotti che ne usciranno.
Negli ultimi mesi il Mac mini ha registrato una domanda in crescita, sostenuta soprattutto da chi utilizza il piccolo computer di mamma Apple per eseguire modelli di intelligenza artificiale direttamente in casa. La scelta di Houston arriva dopo la fine della produzione del Mac Pro, che veniva assemblato negli Stati Uniti in uno stabilimento Flextronics visitato nel 2019 dall’allora presidente Trump insieme a Tim Cook.
Proprio Cook, la scorsa settimana, ha visitato il sito texano insieme al segretario al Commercio Howard Lutnick, in occasione dell’apertura di una nuova scuola di formazione professionale pensata per le piccole e medie imprese americane, sul modello di un programma già avviato da Apple a Detroit. “La manifattura avanzata è la direzione verso cui si muove il futuro”, ha detto Lutnick agli studenti del corso. “Il problema è che dobbiamo formare gli americani.” Cook ha aggiunto che gli investimenti dell’azienda riflettono un impegno più ampio verso la produzione interna.
La strategia di Apple si basa più sulla capacità di acquisto che sulla proprietà diretta degli stabilimenti: la spesa in conto capitale resta molto inferiore a quella di Amazon, Microsoft e Google, che negli ultimi anni hanno investito somme ingenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Impegni simili sono stati presi anche nei semiconduttori, con l’acquisto di wafer dallo stabilimento TSMC in Arizona, un accordo preliminare con Intel per la produzione di alcuni chip e 30 miliardi di dollari destinati a componenti Broadcom realizzati negli Stati Uniti, all’interno di un piano complessivo da 600 miliardi di dollari in quattro anni.
La visita di Houston è stata una delle ultime uscite pubbliche di Cook come CEO: dal prossimo primo settembre lascerà il timone a John Ternus, storico responsabile dell’ingegneria hardware, assumendo il ruolo di presidente esecutivo.
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Un passaggio di consegne pianificato con cura, che conferma ancora una volta la solidità e la lungimiranza con cui Apple gestisce tanto la produzione quanto la leadership: investire sul territorio americano senza rinunciare all’efficienza della propria catena mondiale è la dimostrazione di un’azienda che continua a fare scuola, in tutti i sensi.


2 commenti
Interessante il parallelo con la fine del Mac Pro, non ci avevo pensato.
Sono curioso di vedere come si comporterà Ternus da CEO, Cook lascia un’eredità pesante da gestire.