Un AirTag nascosto tra le pagine smaschera Amazon: libri usati comprati per addestrare l’AI

Da mesi diversi librai antiquari specializzati nella vendita di volumi usati segnalano un fenomeno insolito: ordini massicci di libri, spesso senza alcun nesso tematico tra i titoli. Il sospetto, sempre più diffuso nel settore, è che dietro questi acquisti si nascondano aziende di intelligenza artificiale intenzionate a scansionare i testi per usarli come materiale di addestramento, senza chiedere il consenso degli autori né corrispondere loro alcun compenso.
A trasformare il sospetto in prova concreta è stata un’inchiesta di 404 Media, che ha nascosto un AirTag in una spedizione di libri rari acquistati in blocco. Il dispositivo ha condotto i cronisti fino a un centro logistico di Amazon a Las Vegas, dove il personale ha confermato apertamente cosa avviene tra quelle mura: i volumi arrivano in grandi quantità, vengono privati della rilegatura per velocizzare la scansione delle pagine e, di fatto, non sopravvivono al processo. Sulla porta della struttura campeggia persino un logo a tema, un dinosauro con un libro in bocca.
I libri usati risultano particolarmente ambiti perché quelli pubblicati prima del 2022 offrono la garanzia di non contenere testi generati o corretti da sistemi di intelligenza artificiale, evitando così il rischio di addestrare un’IA sui contenuti prodotti da un’altra IA. I contratti editoriali vietano esplicitamente agli autori l’uso di testi generati artificialmente, ma il controllo resta pressoché inesistente per l’editoria self-published.
A complicare il quadro c’è una normativa sulla proprietà intellettuale ancora impreparata di fronte a queste pratiche: negli Stati Uniti una sentenza del 2025 ha paradossalmente definito questo utilizzo lecito, in quanto uso “trasformativo” del materiale protetto da copyright. In Italia non sarebbe automaticamente legale. Il sistema italiano ed europeo si basa su un meccanismo di opt-out (gli autori possono vietare l’uso dei propri testi per l’addestramento IA).


4 commenti
Che Amazon siano demoniaci lo sappiamo tutti: solo tu gli fai pubblicità con i link che ci proponi. La tv Svizzera ha mandato in onda un documentario-inchiesta in cui si parla dei tanti data center nascosti e non dichiarati pubblicamente da Amazon e per i quli transitano miliardi di informazioni nostre (e non parlo degli acquisti sul loro sito: parlo di prenotazioni viaggi, transazioni, e un’infinità di altre cose che loro sfruttano a proprio vantaggio).
Come il nostro Uomo Ragno ha sottolineato più volte, Spider-Mac non traccia i lettori: zero cookie, zero raccolta dati. Credo che l’unica fonte di sostentamento siano i link ad Amazon e sono solo prodotti Apple scontati o accessori. L’alternativa, credo, sarebbe abbonamento/paywall.
“Che Amazon siano demoniaci lo sappiamo tutti: solo tu gli fai pubblicità con i link che ci proponi.”
Questa frase entra di diritto nel libro “Le perle di Spider-Mac” che scriverò quando andrò in pensione.
Direi che se gli facesse pubblicità solo questo blog difficilmente Amazon sarebbe il colosso che è.