Apple riduce ancora il team Vision Pro: Ternus scettico sul visore fin dall’inizio

I licenziamenti che hanno colpito il team Vision Pro di Apple sono stati più estesi di quanto inizialmente riportato. Lo rivela Mark Gurman – da sempre considerato una sorta di ufficio stampa ombra di Cupertino per via delle sue anticipazioni veritiere su prodotti Apple non ancora annunciati – che il mese scorso aveva parlato di un taglio di circa cento posizioni all’interno del Vision Products Group, concentrato soprattutto sui reparti dedicati al gaming e ai contenuti video immersivi.
Secondo le nuove informazioni, la riduzione del personale ha toccato anche altre aree legate al visore, distribuite in diversi settori dell’azienda: sicurezza del dispositivo, ingegneria audio, integrazione con Siri, collaudo e sviluppo di visionOS. Questi tagli arrivano dopo l’uscita, lo scorso giugno, di Paul Meade, l’executive che guidava la divisione Vision Pro e smart glasses, passato poi a OpenAI.
Gurman racconta che da mesi, all’interno del gruppo Vision Pro, si lavora per convincere il nuovo amministratore delegato John Ternus a mantenere la rotta sulla piattaforma, nonostante le vendite continuino a deludere le aspettative. Diversi colleghi che hanno discusso l’argomento con Ternus riferiscono che il manager si sarebbe mostrato scettico fin dal principio, considerando il dispositivo troppo ingombrante e troppo costoso per raggiungere un pubblico di massa.
Un dettaglio interessante riguarda visionOS: poiché il sistema operativo sembra destinato a girare anche sui futuri occhiali smart di Apple, i tagli più ampi riguardano software condiviso tra le due linee di prodotto, non soltanto il visore. Ternus continuerebbe comunque a sostenere il progetto degli occhiali intelligenti, nome in codice N50, ancora previsto per il prossimo anno. Tuttavia, secondo Gurman, sarebbe disposto ad abbandonare del tutto la categoria dei dispositivi indossabili per la testa qualora non riuscissero mai a conquistare il pubblico. Una prospettiva che potrebbe pesare anche sul destino del successore rivisto del Vision Pro, nome in codice N224, la cui uscita non è comunque attesa prima della fine del 2028.
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Difficile non leggere in questi tagli il segnale di un progetto che fatica a trovare la propria identità commerciale. Vision Pro resta un prodotto tecnicamente notevole ma isolato, e lo scetticismo dichiarato di Ternus fin dall’inizio racconta più di mille comunicati stampa quanto la visione strategica interna sia tutt’altro che unanime. Se davvero Apple fosse pronta a rinunciare all’intera categoria in caso di insuccesso degli occhiali smart, significherebbe ammettere che l’esperimento Vision Pro, con tutto il suo carico di innovazione, non ha ancora trovato una vera ragione d’essere sul mercato.


4 commenti
Il più grande talento di Jobs era quello di riuscire a convincerti che avevi realmente bisogno del nuovo prodotto che aveva lanciato. I suoi successori non hanno più avuto tale capacità.
Qualche volta non c’è riuscito neppure Steve Jobs, basti pensare al bellissimo ma sfortunato Powermac G4 Cube.
Beh a me aveva convinto perché l’avevo comprato!
Beh certo, qualche volta ha fallito anche Jobs, però aveva questa capacità di vedere possibili scenari di utilizzo prima degli altri, che pochi avevano (e hanno).