Mac pieghevole: il progetto non è morto, solo rimandato

Da tempo circolano voci su un dispositivo pieghevole a conchiglia firmato Apple, a metà strada tra iPad e Mac, o forse un ibrido dei due. Un’indiscrezione recente sosteneva che il progetto, un tempo prioritario per il neo CEO John Ternus, fosse stato accantonato del tutto. Non è proprio così.
L’idea di un Mac-iPad ibrido è stata in parte superata dagli eventi: oggi app di iPhone e iPad girano già sui Mac, la duplicazione dello schermo dell’iPhone offre risultati simili, e la convergenza tra i sistemi operativi procede senza sosta, ben oltre l’epoca in cui Apple paragonava questa fusione a quella tra un tostapane e un frigorifero.
Resta però probabile che un giorno arriveremo a un Mac pieghevole interamente a schermo, quando la tecnologia permetterà a una tastiera software di sostituire davvero quella fisica. Non succederà a breve, ma succederà.
Prima di quel traguardo è plausibile un passaggio intermedio: le tastiere hardware dinamiche, capaci di adattare etichette e funzioni dei tasti in base al programma in uso. Se ne parla da anni, e qualche tentativo pionieristico, come la tastiera Sonder con display e-ink miniaturizzati, esiste già in ambiti di nicchia. Un layout QWERTY, in fondo, serve a poco a chi lavora tutto il giorno in Final Cut Pro, ed è per questo che sopravvive un mercato di tastiere dedicate e overlay fisici.
L’obiettivo finale, tuttavia, resta una tastiera completamente virtuale. Già nel 2016 si osservava come l’argomento usato da Steve Jobs per giustificare i tasti virtuali dell’iPhone si potesse applicare, un giorno, anche al Mac: un’interfaccia fissa in plastica non si adatta mai perfettamente a ogni applicazione, mentre un pulsante virtuale può cambiare forma e funzione a seconda del contesto.
Tre ostacoli tengono ancora a bada questa visione: il vetro è scomodo da digitare, manca il feedback del movimento dei tasti, e chi scrive senza guardare la tastiera ha bisogno di percepire i tasti al tatto. Apple ha già depositato brevetti per ciascun problema: display flessibili che si deformano sotto la pressione del dito, motori aptici che simulano il movimento, e una carica elettrostatica capace di far percepire una texture fisica su una superficie perfettamente piatta. Nel 2023 alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University hanno proposto un’alternativa: micro-pompe elettroosmotiche spesse appena 1,5 millimetri, in grado di far emergere in meno di un secondo veri e propri tasti a rilievo di quasi cinque millimetri, abbastanza rigidi da sembrare reali al tocco.
Tutto questo è ancora agli albori, ma basta guardare ai trackpad dei Mac per capire dove si andrà a parare: da anni sono dispositivi allo stato solido che simulano il click meccanico tramite aptica, e lo fanno in modo quasi perfetto. Le tastiere software seguiranno lo stesso percorso, risolvendo uno dopo l’altro i tre problemi elencati, con le tecnologie già brevettate da Apple o con soluzioni ancora da inventare.
Quando accadrà, il ragionamento di Jobs varrà anche per il Mac a conchiglia: la tastiera assumerà la forma più utile al compito del momento, e quando serve solo un grande schermo, per guardare un film o disegnare con l’Apple Pencil, basterà aprire il dispositivo e ottenere un display doppio. Il primo prototipo può anche essere finito in un cassetto per ora, ma questo non equivale a una cancellazione. È una questione di tempo, non di se.

