Il primo evento di Ternus: eredità di Jobs, intelligenza artificiale discreta e il “pieghevole” più atteso di sempre

Il primo Keynote di John Ternus, subentrato a Tim Cook alla guida di Apple, si apre con un piccolo capolavoro di scrittura: un finto dibattito cinematografico su cosa renda memorabile una scena d’apertura, che culmina con Cook stesso che racconta il proprio ingresso ad Apple Park per poi cedere la scena al vero protagonista, Ternus. Un gesto di generosità aziendale raro, che evita sia la retorica sia l’imbarazzo tipico di certi siparietti Apple. Merito anche della regia, che per la prima volta da tempo restituisce l’immagine di un campus vivo e operoso, alternando momenti solenni a trovate leggere, come un set cinematografico invaso da comparse in costume da legionario romano al fianco dei presentatori in giacca e cravatta.

Dopo i doverosi ringraziamenti, Ternus va dritto al punto e difende lo smartphone come pilastro della vita digitale, definendo l’iPhone un “hub personale intelligente”: un chiaro richiamo al celebre “digital hub” con cui Steve Jobs, oltre vent’anni fa, descriveva il ruolo del Mac. È una mossa audace collegare il proprio esordio a una delle intuizioni più citate della storia Apple, ed è altrettanto audace lanciare una frecciata neppure troppo velata a chi immagina di sostituire lo smartphone con nuovi gadget infarciti di intelligenza artificiale. Ternus elenca i motivi per cui l’iPhone resta insostituibile: è sempre con noi, ha un processore potente, un ottimo schermo, una connessione costante e ad alta velocità, sensori di qualità e una batteria che dura l’intera giornata. È ovvio che lo dica il CEO di un’azienda che vive di smartphone, ma è difficile dargli torto: anche in un futuro dominato dall’IA, quelle caratteristiche resteranno difficili da eguagliare in un altro formato.
L’intelligenza artificiale secondo Apple

Buona parte della presentazione è dedicata ad Apple Intelligence che, dopo due anni di ritardi, sembra finalmente all’altezza delle aspettative (noi italiani dovremo penare ancora un po’ aspettando che mamma Apple risolva i problemi con il Digital Markets Act della UE). Da quel che si è visto durante il Keynote, la nuova Siri offre un’esperienza convincente sia per le ricerche generiche sia per l’accesso ai dati personali conservati sul dispositivo, trasformando quello che era un punto debole evidente in un elemento quantomeno competitivo. Apple punta forte anche sulla progettazione dei propri chip: il nuovo A20 Pro integra due Neural Engine, proprio come il chip M6, oltre a GPU con acceleratori neurali e una banda di memoria aumentata del cinquanta per cento. È una scommessa precisa: se l’elaborazione dell’intelligenza artificiale tornerà a spostarsi progressivamente sul dispositivo anziché sul cloud, Apple, che controlla sia il chip sia il telefono, si troverà nella posizione migliore per beneficiarne.
Tra gli annunci meno prevedibili spicca Apple Reference Image, un sistema che firma crittograficamente i dati grezzi catturati dal sensore della fotocamera dell’iPhone, così da poter verificare in ogni momento se una foto è stata modificata. L’originale firmato viaggia insieme alla versione elaborata, permettendo di confrontarla con lo scatto reale anche dopo ritocchi ed editing. Non è chiaro se esistano soluzioni analoghe da parte di altri produttori, ma l’idea di poter certificare la provenienza di un’immagine appare quantomai necessaria in questa fase storica.
La sorpresa più grande arriva però dall’Apple Watch, che diventa a tutti gli effetti un dispositivo indossabile pensato per l’intelligenza artificiale. I nuovi modelli, in abbinamento a un iPhone recente, introducono Live Rewind, una funzione che permette di rivedere per iscritto gli ultimi quindici secondi di una conversazione, e Siri Recap, che ascolta gli scambi verbali e ne restituisce un riassunto scritto. Apple assicura che nessun file audio viene salvato, che le applicazioni non hanno accesso ai suoni catturati e che la trascrizione avviene interamente su un buffer temporaneo. Sono garanzie tecniche solide, ma arrivano in un momento storico in cui la fiducia verso i produttori di tecnologia, in materia di ascolto e privacy, è ai minimi storici: spiegare a chi ci circonda che “l’orologio ascolta ma non registra” rischia comunque di generare diffidenza. Restano aperte diverse domande su quanta parte dell’elaborazione avvenga sull’orologio e quanta sull’iPhone abbinato, così come sull’effettiva utilità di riassunti pensati per rispettare al massimo la riservatezza dell’utente.
Il protagonista assoluto: iPhone Duo

Il vero motivo per cui Apple organizza questi eventi resta però l’iPhone, e quest’anno la novità assoluta è iPhone Duo, il primo pieghevole della casa di Cupertino. È un pezzo di ingegneria complesso, che porta con sé decine di sfide di usabilità per iOS e per l’intero ecosistema di applicazioni. Sorprende la determinazione con cui Apple ha affrontato il problema: nuovo modello di multitasking, supporto alla Apple Pencil su iOS per la prima volta, applicazioni capaci di funzionare contemporaneamente sullo schermo interno ed esterno, la prima fotocamera sotto il display e un dock completamente ripensato. È l’approccio corretto per lanciare un prodotto di questo tipo: sarebbe stato incoerente investire anni di sviluppo hardware per poi accompagnarlo con un software appena abbozzato.
Resta il fatto che i pieghevoli rappresentano ancora una fetta minima del mercato degli smartphone. iPhone Duo sarà probabilmente il telefono più costoso mai realizzato da Apple e, almeno all’inizio, anche uno dei meno venduti della gamma, pur diventando con ogni probabilità il pieghevole più venduto in assoluto. Il grosso delle vendite continuerà a spostarsi su iPhone 18 Pro, che introduce per la prima volta un’apertura variabile nel comparto fotografico, promettendo scatti sensibilmente migliori in condizioni di luce differenti. Il prezzo sale di cento dollari rispetto alla generazione precedente, un aumento contenuto se confrontato con altre ipotesi circolate in queste settimane.

Guardando al lungo periodo, resta da capire se iPhone Duo rappresenti davvero il futuro della linea o soltanto un primo esperimento. Il desiderio di schermi sempre più grandi si scontra con i limiti fisici delle tasche: prima o poi, un formato pieghevole o comunque richiudibile diventa la soluzione più logica. Non è detto che il momento sia adesso, soprattutto a questo prezzo, ma è verosimile che Apple continui a lavorarci, rendendolo negli anni più sottile, più leggero e più completo.

La Tela del Ragno è l’editoriale, ma senza editore, di Spider-Mac, ma come un editoriale tratta un problema o un fatto di rilevante attualità legato al mondo Apple.


3 commenti
Mi trovo abbastanza d’accordo il testo scritto da Stefano, a parte la questione AI che trovo sempre molto pericolosa e delicata: come Apple affronterà la questione e la privacy sarà fondamentale, e non solo Apple stessa.
Rendersi conto che il telefono è il formato e lo strumento che, di fatto, è il nostro hub è logico e naturale, spazza via molte di quelle idee curiose che si sentono in giro di ciondoli, anelli ed indossabili vari che sono assurdi anche solo a pensarli.
Gli stessi occhiali li trovo fuori luogo, perché devi trovare un modo di avvisare chi ti sta di fronte con cosa si ha a che fare, per garantire a chiunque la possibilità di “evitarli”. Trovo davvero brutto, in un mondo dove ci lamentiamo di come abbiamo sempre i telefoni in mano anche a tavola, sapere che l’interlocutore (o entrambi) abbiano dispositivi che possono modificare o limitare l’attenzione verso gli altri con avvisi o altre cose (situazione che già accade con l’orologio…ed anche io “soffro” di questa curiosità quando suona).
L’approccio di Ternus lo trovo molto pragmatico, mi piace.
L.
Avrei voluto acquistare il nuovo Apple Watch Ultra 4 ma…le nuove funzioni AI non sono disponibili in Europa…
Non dovrebebro tardare molto, ha fatto capire Apple.