Recensione iPhone 18 Pro: il secondo iPhone più interessante dell’anno di Apple

La scorsa settimana Apple ha presentato un iPhone come non se ne vedevano da tempo. Un dispositivo che, a quanto pare, ha già spinto diversi produttori concorrenti a ripensare da zero il design dei propri modelli di punta. Un prodotto talmente originale che Apple riesce occasionalmente a regalare quando è davvero ispirata.
Quel telefono, però, non è l’iPhone 18 Pro.
Il 18 Pro e il Pro Max si trovano nell’insolita posizione di essere, quest’anno, il secondo iPhone più interessante lanciato da Apple. A rubare la scena, durante l’evento di presentazione, è stato il pieghevole iPhone Duo, che però non arriverà sugli scaffali prima del mese prossimo. Nel frattempo tocca al Pro, un modello che risulta estremamente familiare nonostante una novità hardware assoluta nel comparto fotografico.

La somiglianza con l’iPhone 17 Pro è tale da permettere l’uso delle stesse cover. Chi ha già in mano un 17 Pro sa esattamente cosa aspettarsi dal 18 Pro: nessuna sorpresa e, a meno di essere fotografi mobile particolarmente esigenti, nessun motivo davvero convincente per preferirlo a un 17 Pro trovato in offerta. È esattamente ciò che ci si aspetta ormai dal top di gamma Apple: eccellente, ma profondamente iterativo.

C’è un dettaglio che si nota subito prendendo in mano il 18 Pro: il retro è finalmente in tinta con il resto del telefono. Sull’iPhone 17 Pro il pannello posteriore e la scocca avevano una tonalità leggermente diversa. Di fronte non si vedeva quasi nulla, ma bastava inclinare il telefono sotto una luce diretta perché la differenza saltasse all’occhio, e con certi colori era più evidente che con altri.
Sul 18 Pro questo scarto sparisce. Da qualsiasi angolazione il telefono appare come un unico oggetto, con un colore uniforme dal retro ai bordi. È una modifica piccola e non certo una ragione per aggiornare, ma è il tipo di rifinitura che fa sembrare un prodotto più curato, soprattutto a chi tiene il telefono senza cover.
Difficile non considerare il 18 Pro come un anno di transizione mascherato da lancio principale: Apple sa perfettamente che l’attenzione reale è tutta sull’iPhone Duo, e il Pro ne paga le conseguenze in termini di innovazione percepita. I controlli manuali per l’app Fotocamera sono un’aggiunta gradita, ma arrivano con colpevole ritardo rispetto a quanto offerto da tempo da app di terze parti. Aumentare il prezzo su un prodotto sostanzialmente identico al predecessore è chiaramente una scelta impopolare.
L’apertura variabile spiegata, tra teoria e pratica
La vera funzionalità killer, come si direbbe per gli iPhone “S” di qualche anno fa, riguarda la fotocamera principale, dove Apple ha inserito un’apertura variabile capace di regolare la quantità di luce che raggiunge il sensore. Una scelta importante, eppure dagli effetti pratici piuttosto contenuti, e le due cose non sono affatto in contraddizione.

Le fotocamere degli smartphone, salvo rare eccezioni, hanno sempre avuto un’apertura fissa. Sensori e obiettivi così piccoli mantengono gran parte della scena a fuoco anche scattando ad apertura massima, ed è quasi sempre preferibile far arrivare più luce possibile su un sensore così ridotto. Esistono però casi limite in cui un’apertura più stretta risulta utile anche su un telefono, così come situazioni, soprattutto in condizioni di scarsa luminosità, in cui aprire ulteriormente il diaframma oltre il tradizionale f/1.8 farebbe comodo. Apple ha quindi deciso di offrire entrambe le possibilità, introducendo un’apertura variabile.
Si tratta in realtà di due interventi distinti. L’apertura massima cresce, passando da f/1.8 a f/1.48, mentre diventa possibile restringerla fino a f/2.8 e f/4. Sia l’apertura più ampia sia quella più stretta portano miglioramenti alla qualità fotografica in alcuni scenari specifici, ma le differenze spesso vengono colte solo da un occhio attento.
Uno dei motivi per cui i fotografi apprezzano un’apertura ampia è la capacità di sfocare maggiormente lo sfondo. Le dimensioni ridotte di obiettivo e sensore su uno smartphone, tuttavia, non permettono lo stesso tipo di sfocatura morbida ottenibile con sistemi fotografici più grandi. Alla vecchia apertura massima di f/1.8 la gran parte della scena resta comunque a fuoco, e il passaggio a f/1.48 non cambia sostanzialmente le cose.

Un’apertura maggiore offre invece un vantaggio più concreto nella fotografia in condizioni di scarsa luce. Su una fotocamera tradizionale, più luce significa poter ridurre il rumore digitale ricorrendo a tempi di scatto più rapidi, ISO più bassi, o entrambi. Il meccanismo è leggermente diverso su uno smartphone, che combina più scatti a esposizioni differenti per costruire l’immagine finale, ma il principio secondo cui più luce equivale a una foto migliore resta valido.

Guardando le immagini in alto, lo sfondo (la fila di supereroi e il color checker) appare sfocato in modo praticamente identico in entrambi gli scatti. Questo conferma che passare da f/1.48 (sinistra) a f/1.8 (destra) non produce una sfocatura dello sfondo percepibilmente diversa, perché il sensore e l’ottica dello smartphone limitano comunque l’effetto, indipendentemente da quanto si allarga il diaframma.
Forse proprio perché gli smartphone gestiscono già molto bene la scarsa illuminazione (immagini in basso) grazie a queste tecniche computazionali, i vantaggi in condizioni di buio offerti dal 18 Pro appaiono piuttosto limitati. Osservando da vicino il dettaglio di uno scatto a f/1.48 rispetto a f/1.8 la differenza è visibile, ma resta sottile.

Il vantaggio più concreto dell’apertura variabile riguarda probabilmente la modalità notte. A f/1.48 il sistema può ridurre leggermente i tempi di cattura rispetto a f/1.8, il che significa meno tempo a mantenere la mano ferma e meno rumore digitale da correggere in fase di elaborazione.

Stessa inquadratura (color checker + fila di personaggi), stessa condizione di scarsa luce (modalità Notte inserita), unica variabile che cambia è l’apertura 1,48 (sinsitra) vs 1,8 (destra). La differenza di dettaglio/rumore tra le due aperture in condizioni di poca luce è minima ma presente se si guarda da vicino.
Apple continua a puntare tutto sulla computazione per compensare i limiti fisici di un sensore minuscolo, e questa volta il divario tra complessità tecnica e beneficio percepito dall’utente appare particolarmente ampio. Bella conquista ingegneristica, impatto pratico ancora tutto da dimostrare.
Dall’altro lato, un’apertura più stretta risulta utile per estendere la profondità di campo e mantenere a fuoco più elementi della scena, specialmente quando il soggetto è vicino all’obiettivo. Fotografando da vicino Batman con gi altri super eroi appena dietro, a f/1.48 o f/1.8 la parte posteriore potrebbe risultare leggermente sfocata, mentre chiudendo il diaframma fino a f/4 lo sfondo torna nitido.


Un risultato utile, certo, ma ancora una volta marginale. La nuova apertura massima di f/1.48 dell’iPhone corrisponde, in termini di profondità di campo, a circa f/5 su un sensore full frame, un valore che già mantiene a fuoco gran parte di ciò che si trova davanti e dietro il soggetto. A meno di scattare a distanza ravvicinata, con una fotocamera da smartphone quasi tutto risulta a fuoco o abbastanza vicino a esserlo.
Chi non conosce né si interessa di valori di apertura può comunque usare tranquillamente la nuova fotocamera. Di default l’apertura si regola automaticamente in base alle condizioni di luce, restando su f/1.8 nella maggior parte degli scatti in buona illuminazione. Si apre fino a f/1.48 in condizioni di scarsa luce e si chiude fino a f/4 per fotografie di gruppo con soggetti più distanti, oltre che negli scatti ravvicinati di testo, dove aiuta a mantenere più elementi a fuoco. Si tratta comunque di un insieme di situazioni piuttosto ristretto, sia per chi vuole controllare manualmente l’apertura sia per chi preferisce affidarsi all’automatismo.
Questo è l’aggiornamento principale, dall’effetto tutto sommato contenuto, ma non è l’unica novità della fotocamera. Finalmente, è possibile regolare manualmente i parametri di esposizione direttamente nell’app fotocamera dell’iPhone.

Apple ha introdotto controlli professionali per apertura, tempo di scatto, bilanciamento del bianco e messa a fuoco, oltre alla compensazione dell’esposizione già presente in precedenza. Manca invece la regolazione diretta degli ISO, funzione che chi proviene da un sistema fotografico tradizionale probabilmente cercherà. Resta comunque un controllo sufficiente per chi desidera un approccio più creativo e manuale rispetto all’app nativa.
Utilizzando un tempo di scatto manuale, gli scatti sono apparsi meno elaborati dal punto di vista computazionale. Mamma Apple ha confermato che in questa modalità la fotocamera cattura un unico fotogramma anziché ricorrere alla consueta elaborazione multi-scatto. Questo comporta una minore gamma dinamica, anche se l’immagine finale include comunque una mappa dei guadagni quando le luci alte lo richiedono. Non è la soluzione ideale per chi vuole preservare dettagli sia nelle ombre sia nelle luci, ma rappresenta comunque una risposta a chi da tempo chiedeva scatti iPhone meno processati. Una funzione un po’ nascosta, ma finalmente disponibile.

Utilizzando la velocità di scatto in modalità manuale, il colorchecker mostra un dettaglio leggermente meno definito rispetto allo scatto in Auto: il testo del logo appare un po’ più morbido e, soprattutto, il patch nero rivela una grana più visibile. Nello scatto Auto, invece, lo stesso patch nero risulta più pulito e uniforme. Questa differenza conferma quanto dichiarato da Apple: impostando manualmente la velocità di scatto, la fotocamera cattura un singolo fotogramma, rinunciando alla fusione multi-scatto che normalmente il sistema usa per ridurre il rumore e aumentare il dettaglio.

Velocità di scatto auto 1/438

Velocità di scatto auto 1/500
I controlli manuali sono la vera notizia di questo aggiornamento, molto più dell’apertura variabile stessa: Apple avrebbe potuto introdurli anni fa, considerando quanto le app di terze parti lo permettessero già da tempo. Bene la possibilità di ottenere scatti meno elaborati, ma la scelta di nascondere queste funzioni in fondo all’interfaccia conferma un approccio ancora troppo timido verso gli utenti più esigenti, quasi che Apple temesse di complicare l’esperienza a chi scatta solo in automatico.
Zoom
Quattro scatti dallo stesso punto, in pochi secondi, sullo stesso cedro. Il 1x usa la fotocamera principale (24 mm equivalenti), il 2x è un ritaglio al centro del suo sensore (48 mm) senza perdita di qualità evidente. Dal 4x (100 mm) entra in gioco il teleobiettivo, ed è qui che gli aghi del cedro diventano nitidi uno per uno. L’8x (200 mm) non è un vero zoom ottico ma un ritaglio digitale del teleobiettivo: ingrandisce di più, ma a piena risoluzione non aggiunge dettaglio rispetto al 4x.

1x (24 mm equivalenti)

2x (48 mm)
4x (100 mm)

8x (200 mm)
Quando la fotocamera vuole imitare la pellicola
A completare il quadro arriva un nuovo set di controlli sulla texture per gli Stili Fotografici, con la possibilità di aggiungere una luminosità ispirata alla pellicola nelle zone in luce, sovrapporre grana fotografica o ammorbidire la pelle nei ritratti. Un’altra prima volta per Apple: la possibilità di rendere volutamente le proprie foto un po’ peggiori, ma con gusto.

Impostando su 100 l’effetto pellicola, la grana è ben visibile sulla parete, sul rosso e sul blu, e il rumore fine è più che doppio rispetto allo Standard sulla parete. I colori invece restano invariati, quindi qui la texture non sposta la tonalità.
Le modalità di simulazione pellicola per le fotocamere digitali non sono mai state così popolari, e Apple sembra voler cavalcare questa tendenza. Anche i concorrenti si muovono nella stessa direzione, moltiplicando le opzioni per personalizzare l’aspetto degli scatti fino quasi a snaturarli. Dopo dieci anni passati a inseguire il progresso tecnico puro, i grandi produttori di smartphone sembrano finalmente aprirsi a definizioni diverse di qualità dell’immagine.

Sommando tutte queste novità a un accessorio secondario ma sottovalutato come il nuovo cinturino da polso proprietario per le cover dell’iPhone 18 Pro, viene da chiedersi se non ci si trovi di fronte a qualcosa di più vicino a una fotocamera che a un telefono. Nella settimana di prova con il 18 Pro, mi sono effettivamente chiesto se fosse arrivato il momento di considerare l’iPhone una fotocamera a tutti gli effetti.
Uno dei motivi per cui il cinturino mi è piaciuto tanto è che rendeva maneggiare il telefono in maniera più simile a quella di una fotocamera vera. Resta da vedere quando qualcuno tra i grandi produttori proverà davvero soluzioni più radicali, come kit fotografici modulari o teleobiettivi intercambiabili: solo allora si potrà parlare di un’esperienza fotografica realmente nuova.


Posso dire di essermi divertito più che mai a scattare con il 18 Pro. Le icone dei controlli professionali sono piuttosto piccole sullo schermo del 18 Pro, e ho dovuto concentrarmi per toccarle con precisione. Il diaframma variabile avvicina un po’ di più al sogno di un telefono che sia anche una vera fotocamera, ma resta comunque un telefono.

Apple ha raggiunto una propria forma di eccellenza nel definire cosa possa essere la fotocamera di uno smartphone. È interessante osservare come tutti stiano ora abbracciando imperfezioni e flessibilità, proprio ciò che riporta di moda le vecchie fotocamere digitali.
Reference Image: la fotocamera che certifica la realtà
Con l’iPhone 18 Pro Apple introduce anche Reference Image, un metodo sviluppato per verificare l’autenticità degli scatti realizzati con il proprio smartphone. Apple adotterà anche lo standard SynthID di Google per contrassegnare le foto modificate con l’intelligenza artificiale, ma Reference Image affronta il problema dal lato opposto, aiutando le persone a riconoscere quali immagini siano genuine. Per il 18 Pro e il Pro Max è stato progettato un nuovo sensore principale capace di integrare dati crittografati direttamente nelle foto scattate, una funzione quindi limitata alla fotocamera principale di questi due modelli. Il sistema risulta ancora macchinoso nell’uso quotidiano, ma appare solido e con ampio margine di sviluppo futuro.
Per utilizzarlo occorre prima attivarlo tra le modalità della fotocamera nelle impostazioni, per poi passare manualmente alla modalità Reference al momento dello scatto. Il file risultante contiene i dati crittografati provenienti dal sensore principale, risultando quindi più pesante di una foto normale: uno scatto standard da 4 megabyte di una strada cittadina diventa un file da 8 megabyte in modalità Reference. Chi riceve una Reference Image e desidera verificarne l’autenticità può inviarla al Private Cloud Compute di Apple, dove i dati crittografati vengono “sviluppati”, mostrando l’immagine praticamente come uscita dal sensore. Apple paragona il procedimento a conservare il negativo originale di una foto scattata su pellicola.
Al momento l’utilizzo risulta poco pratico, ma l’idea alla base è quella di rendere pressoché impossibile manomettere l’immagine. Apple rilascerà inoltre un’interfaccia di programmazione per permettere agli sviluppatori terzi di aggiungere la possibilità di visualizzare le Reference Image collegate a un’immagine, segno che l’azienda intende spingere con decisione questa tecnologia nell’intero ecosistema, ora che è stata ufficialmente annunciata.
Prestazioni
Con l’iPhone 17 Pro Apple aveva fatto un grande balzo nelle prestazioni grazie a un sistema di gestione termica rinnovato, con una camera di vapore progettata a Cupertino. Quest’anno il salto si ripete.
L’iPhone 18 Pro monta il chip A20 Pro, con la memoria ora affiancata al processore invece che sovrapposta. Questa nuova tecnica di assemblaggio consente al chip di toccare direttamente la camera di vapore.
Secondo Apple, la camera ha una superficie tripla rispetto a quella dell’iPhone 17 Pro e nuovi materiali: grafite più conduttiva e rame nano-gemellato, che allontana il calore dal display.
I test prestazionali non dicono tutto, ma hanno confermato e talvolta superato le dichiarazioni di Apple: la CPU dell’A20 Pro è più veloce dell’A19 Pro tra il 22 e il 27%, la GPU tra il 40 e il 45%.



Un progresso così netto, nelle prestazioni come nella dissipazione, era inatteso, e ripeterlo due anni di fila è un’impresa notevole per i team Apple. Siamo lontani dagli iPhone 15 Pro e 16 Pro, penalizzati da un calore eccessivo che riduceva le prestazioni e scottava in mano. Tre anni fa la gestione termica era il tallone d’Achille dell’iPhone; oggi, con l’iPhone 18 Pro, è tra i suoi maggiori punti di forza.
Camera di vapore
Come anticipato, sotto la scocca, l’iPhone 18 Pro/Max introduce un sistema di gestione termica ripensato, che consente al nuovo chip A20 Pro di mantenere le prestazioni massime più a lungo. Apple parla di un guadagno fino al 40% nelle prestazioni sostenute rispetto alla generazione precedente dovuto alla combinazione di una nuova architettura di assemblaggio, nuovi materiali termici e camera di vapore più grande.

Per valutare la nuova camera di vapore, in un test sono stati applicati sensori termici a un iPhone 18 Pro Max e a un iPhone 17 Pro Max e sono stati sottoposti a un carico prolungato di circa 30 minuti. Il 18 Pro Max ha mantenuto 5,9 W di potenza sostenuta con una temperatura massima misurata di 44,3 °C, contro i 5,4 W e i 45,2 °C del modello dell’anno scorso: circa il 9% di potenza in più e quasi un grado in meno. Un miglioramento reale ma lontano dal 40% dichiarato da Apple, che è un valore massimo e non è dovuto alla sola camera di vapore. Il test, inoltre, riguarda il Pro Max e non il Pro, dove i benefici potrebbero essere minori. Naturalmente, 44,3 °C non sono una temperatura fresca al tatto.
Autonomia, modem C2 e connettività alla prova
L’autonomia resta la domanda eternamente difficile da sciogliere dopo qualche giorno di utilizzo di un telefono. Non ho vissuto nulla che somigliasse a una “giornata normale”, ma non ho nemmeno notato consumi anomali nei momenti di utilizzo più leggero. Il 18 Pro ha retto una giornata di riprese intense senza bisogno di ricarica, un risultato tutt’altro che scontato. Apple dichiara un incremento contenuto per il modello Pro standard, che passa da 33 a 36 ore di riproduzione video rispetto al 17 Pro. Il salto è più marcato sul Pro Max, che arriva a 45 ore contro le 39 del modello precedente. Resta però da verificare come si comporterà la batteria dopo mesi di utilizzo intenso, il vero banco di prova per qualsiasi iPhone.
| Modello | Video in locale | Video in streaming | Uso tipico |
|---|---|---|---|
| iPhone 15 | 20 ore | 16 ore | — |
| iPhone 15 Plus | 26 ore | 20 ore | — |
| iPhone 15 Pro | 23 ore | 20 ore | — |
| iPhone 15 Pro Max | 29 ore | 25 ore | — |
| iPhone 16 | 22 ore | 18 ore | — |
| iPhone 16 Plus | 27 ore | 24 ore | — |
| iPhone 16 Pro | 27 ore | 22 ore | — |
| iPhone 16 Pro Max | 33 ore | 29 ore | — |
| iPhone 17 | 30 ore | 27 ore | — |
| iPhone 17 Pro | 33 ore | 30 ore | — |
| iPhone 17 Pro Max | 39 ore | 35 ore | — |
| iPhone Air | 27 ore | 22 ore | — |
| iPhone 18 Pro | 36 ore | 33 ore | fino a 24 ore |
| iPhone 18 Pro Max | 45 ore | 40 ore | fino a 30 ore |
Il modello in prova monta inoltre il nuovo modem Apple C2, sviluppato internamente, ed è la prima volta in cui un iPhone Pro utilizza un chip cellulare progettato interamente da Apple. La tecnologia proprietaria sembra aver finalmente raggiunto lo standard qualitativo richiesto per l’inclusione nella fascia più alta della linea, e nella settimana di utilizzo non sono emersi motivi di lamentela (ho TIM). Il C2 è affiancato dal chip di rete wireless N1, e nel complesso il sistema si mostra rapido nell’abbandonare il segnale Wi-Fi quando ci si trova, ad esempio, in ascensore, per poi agganciare altrettanto velocemente la rete cellulare non appena si esce. Resta da vedere se la stessa prontezza si manterrà anche nel passaggio dalla rete domestica alla navigazione GPS all’aperto, situazione in cui la fluidità della connessione fa davvero la differenza.
Novità video e prezzi: cosa cambia rispetto al 17 Pro
Ci sono aggiornamenti significativi anche sul fronte video. Il nuovo tracciamento della messa a fuoco sfrutta l’intelligenza artificiale per seguire il soggetto, riuscendo persino a recuperarlo se esce brevemente dall’inquadratura per poi rientrarvi, anche se nei miei test il sistema tende a perderlo se l’assenza supera qualche secondo. È inoltre possibile convertire in Cinema un video già girato con la fotocamera principale, proprio come si può trasformare in modalità ritratto una foto normale dopo lo scatto. Capita spesso di rimpiangere di non aver attivato la modalità Cinema al momento giusto, quindi questa novità risulta particolarmente gradita. I file video, inoltre, non sembrano significativamente più pesanti rispetto a clip analoghe girate con il 17 Pro, quindi l’impatto sullo spazio di archiviazione resta contenuto.
Un dettaglio non trascurabile, considerando che il prezzo di 18 Pro e Pro Max sale di circa 150 € rispetto allo scorso anno: il 18 Pro parte da 1.489 € con 256GB di memoria, ma ogni salto di taglio costa parecchio, fino ad arrivare a 2.989 € per la versione da 2TB. Il Pro Max parte invece da 1.639 € con 256GB, salendo fino a 3.139 € per il modello da 2TB.
Confronto iPhone 17 Pro vs iPhone 18 Pro 
| Caratteristica | iPhone 17 Pro (2025) | iPhone 18 Pro (2026) |
|---|---|---|
| Chip, prestazioni e connettività | ||
| Chip | A19 Pro | A20 Pro |
| Processo produttivo | TSMC N3P (3nm) | TSMC N2 (2nm) — primo chip Apple a 2nm per smartphone |
| CPU | 6 core (2 performance + 4 efficienza) | 6 core (2 “super” + 4 efficienza) |
| Banda di memoria | — | +50% rispetto ad A19 Pro |
| GPU | 6 core con Neural Accelerators | 7 core con Neural Accelerators, fino al 40% più veloce |
| Neural Engine | 16 core | Doppio 16 core (32 core totali) |
| Raffreddamento | Camera di vapore | Camera di vapore di nuova generazione, superficie 3 volte superiore, fino al 40% di prestazioni sostenute in più |
| Packaging chip | — | Nuovo packaging con silicio affiancato alla memoria, a contatto diretto con la camera di vapore |
| Modem | Qualcomm X80 | Apple C2 |
| Fotocamera posteriore | ||
| Apertura Fusion Main (48MP) | Fissa ƒ/1,78 | Variabile su 4 valori: ƒ/1,48, ƒ/1,8, ƒ/2,8, ƒ/4,0, con 6 lamelle tagliate al laser |
| API sviluppatori | — | Disponibile, per controllare l’apertura nelle app di terze parti |
| Modalità Notte | Standard | Più veloce, grazie al nuovo obiettivo a apertura variabile |
| Controlli Pro nell’app Fotocamera | — | Apertura manuale, tempi di scatto, bilanciamento del bianco, istogramma |
| Sensore e pipeline immagine | Standard | Nuovo sensore e pipeline computazionale: circa il 50% in più in scarsa luce, più dettaglio negli scatti di gruppo |
| Photographic Stili | Stili 2 (tono e colore) | Stili 3 (aggiunge texture e grana) |
| Tracciamento della messa a fuoco | — | Smart focus tracking |
| Modalità Cinematic | 4K Dolby Vision fino a 30 fps | 4K Dolby Vision fino a 60 fps |
| Effetti Cinematic in post-produzione | — | Applicabili dopo la ripresa, su video fino a 60 fps |
| Video in scarsa luce | Standard | Migliorato |
| Time-lapse | Con stabilizzazione | Con stabilizzazione, fino a 4K Dolby Vision |
| Apple Reference Image | — | Funzione opzionale (solo Fusion Main) che firma i dati del sensore per verificare l’autenticità dello scatto |
| Audio Mix | Presente | Nuovi algoritmi per voci di qualità superiore e possibilità di isolare la musica |
| Fotocamera anteriore | ||
| Stili fotografici | Stili 2 (tono e colore) | Stili 3 (aggiunge texture e grana) |
| Tracciamento della messa a fuoco | — | Smart focus tracking |
| Effetti Cinematic in post-produzione | — | Applicabili dopo la ripresa |
| Video in scarsa luce | Standard | Migliorato |
| Time-lapse | — | Con stabilizzazione, fino a 4K Dolby Vision |
| Peso e design | ||
| Peso (Pro) | 206 g | 211 g |
| Peso (Pro Max) | 233 g | 249 g |
| Dynamic Island | Fino a 2 Attività in tempo reale simultanee | Più piccolo, fino a 3 Attività in tempo reale simultanee |
| Colori disponibili | Argento, Blu profondo, Arancio cosmico | Argento, Nero, Ghiaccio, Bordeaux |
| Batteria e ricarica | ||
| Autonomia video (Pro) | Fino a 33 ore (30 ore in streaming) | Fino a 36 ore (33 ore in streaming)* |
| Autonomia video (Pro Max) | Fino a 39 ore (35 ore in streaming) | Fino a 45 ore (40 ore in streaming)* |
| Ricarica rapida via cavo | 50% in 20 minuti con alimentatore da 40W o superiore | 50% in circa 15 minuti con alimentatore 60W a tensione regolabile |
| Ricarica MagSafe | 50% in 30 minuti con alimentatore 30W + MagSafe Charger | 50% in 30 minuti con alimentatore 35W + MagSafe Charger |
| Memorie e prezzi Amazon Italia | ||
| Tagli disponibili (Pro) | 256GB, 512GB, 1TB | 256GB, 512GB, 1TB, 2TB |
| Tagli disponibili (Pro Max) | 256GB, 512GB, 1TB, 2TB | 256GB, 512GB, 1TB, 2TB |
| Prezzo Pro 256GB | 1.339 € | 1.489 € o 12 rate da 124,08 € |
| Prezzo Pro 512GB | 1.589 € | 1.739 € o 12 rate da 144,92 € |
| Prezzo Pro 1TB | 1.839 € | 2.239 € o 12 rate da 186,58 € |
| Prezzo Pro 2TB | Non disponibile | 2.989 € o 12 rate da 249,08 € |
| Prezzo Pro Max 256GB | 1.489 € | 1.639 € o 12 rate da 136,58 € |
| Prezzo Pro Max 512GB | 1.739 € | 1.889 € o 12 rate da 157,42 € |
| Prezzo Pro Max 1TB | 1.989 € | 2.389 € o 12 rate da 199,08 € |
| Prezzo Pro Max 2TB | 2.489 € | 3.139 € o 12 rate da 261,58 € |
| Disponibilità presso Apple | Fuori listino, reperibile solo tramite operatori e rivenditori terzi | Venduto direttamente da Apple e Amazon. |
*I valori di autonomia più alti riguardano le varianti pensate per i mercati esclusivamente eSIM: l’Italia non rientra tra i paesi con questa configurazione di batteria maggiorata, quindi l’autonomia reale sul mercato italiano potrebbe risultare inferiore a quella dichiarata a livello globale.
L’aumento di prezzo non arriva senza contropartite. C’è un nuovo chipset, l’A20 Pro, affiancato da una camera di vapore rinnovata, pensata per dissipare il calore in modo più efficiente rispetto al 17 Pro e sostenere le prestazioni nel tempo. Nei primi giorni di utilizzo ho notato il telefono scaldarsi parecchio, ma si tratta di un periodo tipicamente intenso tra configurazione, download di app e indicizzazione dei dati, e il problema non si è poi ripresentato in modo costante.
La Dynamic Island si restringe
C’è un altro cambiamento che merita attenzione su iPhone 18 Pro: la Dynamic Island si è ristretta. Sul modello dello scorso anno la barra nera inglobava sia la fotocamera anteriore sia il sensore di Face ID; adesso quel sensore resta nascosto sotto la porzione ordinaria dello schermo finché non serve davvero.

Apple ha lavorato parecchio per mimetizzarlo, ricorrendo a una trama di pixel dedicata che sfrutta pixel neri per lasciar passare i segnali infrarossi indispensabili al riconoscimento del volto. Una soluzione elegante. Per quanto riguarda i tre elementi contemporanei al posto di due, ciò che si apprezza di più è il caso di due Attività live attive insieme. Con una Dynamic Island più compatta, almeno uno riesce infatti mostrare più informazioni. Su iPhone 17 Pro serviva una pressione prolungata per vederle, su iPhone 18 Pro sono già lì, e nella prima settimana di prova la modifica si è rivelata davvero utile.

Forse più rilevante del debutto di un telefono da 1.489 € è però l’arrivo di iOS 27 e del nuovo Siri basato sull’intelligenza artificiale, che tuttavia come orami saprete è disponibile al monento solo in lingua inglese e non nei Paesi UE per via del DMA. Da qual che si è visto nelle recensioni d’oltreoceano, colpisce soprattutto la capacità di cercare in una sola volta tra posta e messaggi. Come assistente conversazionale, Siri appare molto meno loquace e molto meno ansioso di trattenerti rispetto a Gemini o ChatGPT, e anche questo con il tempo si apprezzerà.
A differenza dell’assistente, la grande novità hardware di iPhone 18 Pro è quasi invisibile. Il diaframma si scorge a fatica, serve la luce giusta e un obiettivo macro: è grande come l’unghia di un pollice e sta sotto vari strati di vetro ottico. Buona parte di chi comprerà questo telefono non andrà mai a cercarlo, e va benissimo così. È il tipo di funzione destinata a restare sullo sfondo e a intervenire quando serve, senza farsi notare. Non c’è bisogno di sapere cosa sia né come funzioni, che poi è il senso stesso della tecnologia personale.
Perché allora dare tanto peso a una cosa tanto piccola? È davvero un’iride sottile come un capello, che quasi nessuno vedrà, la caratteristica che definisce i nuovi iPhone? Due cose restano vere insieme: aggiungere una novità hardware di questa portata alla fotocamera più diffusa al mondo è un fatto notevole per chi segue queste vicende, ed è al tempo stesso secondario.
Il compito più importante della fotocamera di iPhone è scattare sempre una foto utilizzabile, in automatico, in qualsiasi condizione. Il nuovo meccanismo del diaframma aiuta in quella direzione e in più mette a disposizione dei più smaliziati controlli che prima non esistevano. Ma è la prima parte della missione a contare davvero, e iPhone 18 Pro la rispetta. Moltissimi non toccheranno mai il comando dell’apertura, e va bene: otterranno la foto di un menù perfettamente a fuoco perché la fotocamera è scesa a f/4, o uno scatto notturno un po’ più ricco di dettaglio grazie a un’apertura massima più luminosa. Per il resto avranno la sensazione di usare la stessa fotocamera che si aspettano da un iPhone Pro.
A patto di non pretendere un’esperienza fotografica rivoluzionaria, iPhone 18 Pro è esattamente ciò che doveva essere: un po’ migliore di quello che l’ha preceduto.
Considerazioni finali
iPhone 18 Pro è esattamente ciò che ci si aspetta da un anno di transizione: un ottimo telefono, ma profondamente iterativo. La novità hardware più importante, l’apertura variabile, è anche la meno visibile. Nell’uso reale porta benefici concreti ma sottili: una modalità Notte un po’ più rapida, qualche dettaglio in più con poca luce, più nitidezza negli scatti ravvicinati e di gruppo. La maggior parte delle persone non toccherà mai il comando dell’apertura, e va bene così.
Più interessanti dell’apertura sono i controlli manuali dell’app Fotocamera, che arrivano con anni di ritardo rispetto alle app di terze parti ma fanno ancora piacere, e i nuovi Stili Fotografici con grana e texture. Reference Image è un’idea solida, per ora macchinosa da usare. Anche l’aumento di circa 150 € sul prezzo di lancio pesa, soprattutto perché il telefono somiglia moltissimo al 17 Pro, tanto da usare le stesse cover.
Chi ha già un 17 Pro non ha alcun motivo davvero convincente per cambiare, a meno di essere un fotografo mobile esigente. Chi arriva da un modello più vecchio, o trova un 17 Pro in offerta, dovrà decidere se questi extra valgono la differenza di prezzo. Il 18 Pro fa bene il suo lavoro, cioè scattare sempre una foto utilizzabile in qualsiasi condizione, ed è un po’ migliore di quello che l’ha preceduto. A patto di non pretendere una rivoluzione, è tutto ciò che doveva essere.
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Pro:
- Apertura variabile (f/1.48, f/1.8, f/2.8, f/4): più luce di notte e più profondità di campo da vicino, con regolazione automatica per chi non vuole pensarci
- Modalità Notte leggermente più rapida, con meno rumore da correggere
- Controlli manuali nell’app Fotocamera: apertura, tempo di scatto, bilanciamento del bianco, messa a fuoco e istogramma
- Scatti meno elaborati con il tempo manuale, per chi cerca immagini meno processate
- Stili Fotografici 3 con effetto pellicola, grana e ammorbidimento della pelle
- Reference Image per certificare l’autenticità delle foto, con API per gli sviluppatori
- Nuova camera di vapore: nel test sul Pro Max, +9% di potenza sostenuta e quasi un grado in meno rispetto al 17 Pro Max
- Modem Apple C2 con chip N1: veloce nel passare da Wi-Fi a rete cellulare, senza problemi nella settimana di prova
- Autonomia: una giornata di riprese intense senza ricarica, con dichiarati 36 ore di video (33 sul 17 Pro)
- Video: messa a fuoco con tracciamento AI, Cinema applicabile dopo la ripresa, 4K Dolby Vision a 60 fps in Cinema
- Ricarica: 50% in circa 15 minuti via cavo con alimentatore da 60W
- Compatibilità con le cover del 17 Pro e nuovo cinturino da polso che rende l’uso più simile a una fotocamera
- Taglio da 2TB ora disponibile anche sul Pro
Contro:
- Prezzo: circa 150 € in più rispetto all’anno scorso, da 1.489 € fino a 2.989 € per il 2TB
- Poco motivo per cambiare se si ha già un 17 Pro, o se se ne trova uno in offerta
- Apertura variabile dai benefici limitati: sfocatura dello sfondo praticamente invariata e differenze al buio visibili solo da vicino
- Manca la regolazione degli ISO tra i controlli manuali
- Tempo di scatto manuale = fotogramma singolo: meno gamma dinamica e più grana nelle ombre
- Interfaccia poco felice: funzioni nascoste in fondo all’app e icone dei controlli piccole e difficili da toccare
- Reference Image macchinosa: va attivata a mano, funziona solo con la fotocamera principale, i file pesano il doppio e la verifica passa dal Private Cloud Compute
- Prestazioni termiche lontane dal +40% dichiarato: 44,3 °C sotto carico prolungato, e il telefono si è scaldato parecchio nei primi giorni
- Più pesante: 211 g contro 206 g il Pro, 249 g contro 233 g il Pro Max
- Autonomia: i valori più alti, soprattutto sul Pro Max, valgono per le versioni solo eSIM, quindi in Italia si avrà probabilmente meno
- Tracciamento della messa a fuoco che perde il soggetto se l’assenza supera qualche secondo
- Il nuovo Siri con iOS 27 è solo in inglese e non disponibile nell’UE a causa del DMA
- Fa da spalla all’iPhone Duo, che ruba la scena e arriverà il mese prossimo
Prezzo: a partire da 1.489 €o 12 rate da 124,08 €.
Produttore: Apple.
LEGENDA
Ottimo. Confrontato con altri del suo genere, è il migliore in assoluto.
Buono. Mancano uno o due funzionalità per essere ottimo.
Sufficiente. Buon rapporto tra qualità e prezzo.
Insufficiente. Bug e difetti ne sconsigliano l’acquisto o l’utilizzo.
Pessimo. Con gravi problemi hardware o software, inutilizzabile.



13 commenti
Monumentale recensione!
Face ID sotto lo schermo e nessun peggioramento: complimenti ad Apple.
Io aspetto che la Dynamic Island scompaia del tutto.
Vengo da un iPhone 15 Pro: da 23 a 36 ore di video in locale è un bel salto. Un pensierino ce lo faccio.
Peccato per le due ore in meno con la SIM fisica. Nel 2026 l’eSIM dovrebbe essere la norma.
Per chi viaggia molto, i 30 del Pro Max sono un’altra categoria.
L’idea di affiancare la memoria al chip per farlo toccare la camera di vapore è una genialata.
Chip più veloce, quindi più calore appena lo usi davvero. Percentuali da marketing, come ogni settembre.
Due generazioni di iPhone Pro scaldavano e rallentavano, e pagavamo il prezzo pieno. Ora Apple corregge il difetto e si applaude. Risolvere un proprio errore è dovuto, non eroico.
Infatti, tre anni per riparare un difetto che Apple stessa aveva creato.
Stefano, hai avuto modo di provare iPhone 18 Pro in Dual SIM con due operatori diversi? Mi interesserebbe soprattutto sapere come si comporta il nuovo modem C2 nelle chiamate vocali, se entrambe le linee restano raggiungibili e se hai notato cadute di chiamata o problemi nel passaggio 4G/5G. Sarebbe un test molto interessante.
Per la Dual SIM, no, le schede che utilizzo sono entrambe di TIM.
In una chiamata da un ascensore con segnale scarsissimo sia l’iPhone 17 Pro, sia il 18 Pro si sono collegati, con audio a tratti su tutti e due e nessuna differenza rilevante. Dopo una perdita totale di segnale il 17 Pro si è riconnesso più in fretta, mentre in un garage sotterraneo il 18 Pro ha avuto dati più veloci. Non è il test Dual SIM che volevi, quindi vale solo come indicazione. 😉 🕸️
🥰 La mia Napoli🥰