iChat torna a fare videochiamate nel 2026

Vi ricordate di iChat? Molto prima di FaceTime e Messaggi, Apple aveva integrato in Mac OS X un proprio programma di messaggistica, capace di effettuare videochiamate tra due Mac già dai tempi di Jaguar. All’inizio serviva una webcam esterna, come la celebre iSight collegata in FireWire; poi Apple ha cominciato a montarle direttamente nei computer, a partire dagli ultimi iMac G5 e dai primi MacBook Pro. Un utente di nome Chris, evidentemente nostalgico, ha sviluppato quanto serve per tornare a chiamare con iChat nel 2026.
Oggi il programma, incluso fino a Mac OS X Lion, non permette più di telefonare. Le chiamate viaggiano in modalità peer-to-peer, cioè con un collegamento diretto tra i due interlocutori, ma la fase iniziale di accordo passa dai server di Apple, ormai spenti. La soluzione di Chris è stata replicare il comportamento del server SNATMAP: chi chiama comunica il proprio indirizzo IP pubblico, il destinatario lo recupera e avvia la connessione senza ulteriori intermediari. Nelle reti domestiche, poi, ci pensa il router a far corrispondere indirizzi pubblici e privati.
Per usarlo basta aggiungere al file /etc/hosts del Mac una riga (185.52.176.175 configuration.apple.com). Chi non vuole collegare un sistema vecchio di almeno quindici anni al server di uno sconosciuto può ospitare in proprio il server, che è open source.
Se desiderate fare un tuffo nerl passato, occorre un account Jabber (XMPP), perché iChat, a differenza di Messaggi, poteva collegarsi a diversi servizi. Modificato il file e collegati i due computer, tutto ha funzionato alla perfezione. Resta valido l’avvertimento: esporre a Internet un Mac con un sistema così datato non è mai una grande idea.
Il risultato, va detto, è lontano dalla perfezione. iChat nacque per le connessioni degli anni Duemila, con banda in uscita ridotta, quindi la compressione è molto forte; in molti casi la risoluzione è di 320 x 240, salvo su Mac Intel o PowerPC G5; e le webcam dell’epoca erano scadenti. Qui un rimedio c’è: da Tiger in poi si può collegare qualsiasi webcam USB 2.0. Vale la pena ricordare infine che iChat funziona senza alcuna modifica anche su rete locale, grazie a Bonjour.
🕸️ La Ragnatela di Spider-Mac 🕸️
Operazioni come questa sono un piccolo atto d’amore per un software che ha anticipato di anni la videoconferenza di massa. Fa un certo effetto constatare che una funzione amata dipendesse da server che Apple ha spento senza troppi complimenti: a tenerla viva è stato un singolo appassionato, non Cupertino. Resta un esercizio affascinante più che una soluzione pratica, tra qualità limitata e rischi di sicurezza, ma dimostra quanto l’apertura dei protocolli, qui XMPP, valga più di qualsiasi promessa di longevità.

