iPhone Duo: “chi ha bisogno di un pennino”? Yeccch!

Gennaio 2007, Macworld, San Francisco. Steve Jobs sta presentando il primo iPhone e a un certo punto si chiede come interagire con un telefono senza tastiera fisica. “Un pennino, certo”, dice, con la pausa teatrale che conoscevamo bene. Poi il colpo di scena: “No!”, e la sala ride. Segue la battuta destinata a entrare nella storia, “Who wants a stylus?”, con tanto di verso di disgusto, un sonoro Yeccch!, e la spiegazione pratica: il pennino bisogna estrarlo, rimetterlo a posto e prima o poi lo si perde. Da qui la conclusione, “nobody wants a stylus, so let’s not use a stylus”. Lo strumento di puntamento migliore, disse, ce l’abbiamo già: il dito.
Quasi vent’anni dopo, la storia fa il giro. Con iOS 27.2 Apple ha abilitato per la prima volta l’uso del pennino su un iPhone, e più precisamente dell’Apple Pencil USB-C con l’iPhone Duo
. Sul web molti sono entusiasti. Io, francamente, sono Yeccch!
Il problema del comfort
Il primo problema è proprio quello di cui parlava Jobs, la scomodità. A differenza dei Galaxy Note di Samsung, che hanno sempre avuto il pennino alloggiato nel corpo del telefono, la Pencil del Duo non è integrata. Va portata a parte, come una penna tradizionale, con il rischio concreto di dimenticarla a casa o di perderla.
Se il Duo si usa per lavoro e ci si veste in modo formale, il problema quasi non si pone, perché con la giacca la Pencil sta nella tasca interna. Basta indossare un maglione e la faccenda si complica, perché non resta che infilarla in una tasca dei pantaloni. Con i jeans diventa scomodissimo, e con una matita rigida in tasca sedersi non è un gesto elegante.
Diverso il discorso per chi ha già una borsa sempre al seguito, come molte donne, o per gli uomini che si portano dietro un borsello. In quel caso la Pencil trova casa senza troppi drammi.
E dal punto di vista pratico?
Dopo l’aspetto comfort, analizziamo quello pratico: a cosa potrebbe servire il pennino? Secondo un mio caro amico, è utilissimo. Lui lavora con il telefono e prenderebbe appunti a mano, sfruttando il riconoscimento della grafia per convertire il testo scritto in digitale. A volte disegna piccoli schemi e diagrammi per spiegare qualcosa o per impostare un lavoro.

Devo dire però che il mio amico non è esattamente uno al passo con i tempi. Ha tenuto il BlackBerry fino a quando non hanno spento il server, cioè ben oltre il fallimento di RIM, e lo ha messo in un cassetto solo perché non funzionava più. Quando è passato all’iPhone, trovava scomoda la tastiera software. Insomma, non proprio un nerd.
Gli ho fatto presente che per gli appunti al volo io uso i memo vocali, che prevedono anche la trascrizione, e che per gli schizzi veloci si può usare Note disegnando con un dito. Il dito, appunto, il miglior dispositivo di puntamento del mondo.
Chi ha bisogno di un pennino sull’iPhone Duo?
Qualcuno, probabilmente sì. Chi scrive molto a mano o disegna per lavoro può trovarci un vantaggio reale, e non c’è motivo di negarlo. Ma per la maggior parte di noi gli appunti vocali e il dito coprono già quasi tutto, senza niente da portarsi dietro.
Ironia vuole che a rimettere in circolo le parole di Jobs sia la stessa azienda che le pronunciò. Per onestà va detto che lui si riferiva al pennino come input principale di un telefono, non a ogni uso possibile, e che oggi la Pencil è un’opzione e non un obbligo. Resta il fatto che, per chi non porta una borsa, la lezione del 2007 conserva tutta la sua forza.

