Recensione: Apple Macintosh 128K (1984), il primo Mac

28 maggio 2014 ore 11:18 | di | 20 commenti

Grazie al genio visionario di Steve Jobs, 30 anni fa Apple ha rivoluzionato il mercato dei computer con il Macintosh 128K, che è diventato il modello da imitare per le altre aziende che producono computer.

Quanta della sua influenza originale rimane? Che cosa si prova a usare il Macintosh 128K a 30 anni di distanza dal lancio sul mercato?

Nonostante gli anni passati, un certo numero di computer Macintosh 128K sono ancora in buona salute, e con un po’ di fortuna su eBay è possibile acquistare uno. Ad esempio, al momento di pubblicare questo articolo, su eBay c’è un’asta per un Macintosh 128K completo dell’imballo originale al prezzo di US $2.984 (circa €2.192), spese di spedizione, e di sdoganamento escluse. E proprio sul popolare sito di aste online ho acquistato il mio Macintosh 128K, più precisamente il modello numero 6013 prodotto durante la 18° settimana del 1984.

 Macintosh 128K

Come è nato il Macintosh 128K

L’idea del Macintosh non è di Steve Jobs, ma di Jeff Raskin, un ingegnere aveva che ha collaborato con Apple fin dal lontano 1976, quando aveva contribuito a scrivere il manuale per il Basic per l’Apple II.

Alle fine degli anni ’70, Raskin si rese conto che per la sua complessità, l’Apple II obbligava l’utente ad essere anche un piccolo tecnico. Raskin iniziò così ad elaborare l’idea di un computer che potesse essere semplice ed estremamente funzionale nello stesso tempo. ll Macintosh non avrebbe dovuto avere slot di espansione e doveva avere un monitor integrato, oltre a una forma compatta che consentisse di portalo in giro con facilità. Insomma, l’idea generale del Mac iniziava concretamente a prendere forma e fu lo stesso Mike Markkula, al tempo direttore generale di Apple, a invitare Raskin a continuare l’elaborazione del concetto, cercando di verificare la possibilità di concretizzare l’idea in un prodotto realmente commerciabile.

Mentre Raskin continuava a elaborare la sua teoria, prevedendo per quello che si sarebbe dovuto chiamare Apple V un prezzo di poco superiore ai 500 Dollari, il giovane Jobs non perdeva occasione per criticare il suo lavoro, ritenendo che l’idea di Raskin non avrebbe avuto la minima possibilità di emergere nel mercato.

Il secondo membro del team Macintosh si chiamava Burrell Carver Smith ed era un esperto di hardware, fino a quel momento impegnato sul progetto Apple II. A Smith venne affidato il compito di preparare un prototipo del Macintosh. Venne utilizzato un piccolo schermo TV e un processare Motorola 6809E, dato che il 68000 che equipaggiava Lisa era troppo costoso e avrebbe fatto superare iI limite di prezzo previsto da Raskin. Uno dei membri che si unì al gruppo fu lo stesso Wozniak, affascinato dalla teoria di Raskin e ben felice di tuffarsi in quella che era la sua vera passione.

Il ruolo di Jobs nella creazione del Macintosh si fece ben presto evidente. In quel periodo, l’intera Apple era particolarmente eccitata dall’idea di Lisa e da quello che si era scoperto dalla visita alla Xerox. I ricercatori e i manager Apple erano in fermento, tutti tranne uno: il povero e bistrattato Steve Jobs che, come raccontato nel corso della seconda punta, era stato allontanato dal gruppo di ricerca di Lisa dall’allora presidente Scott.

Il progetto Macintosh apparì a Jobs come un utile strumento per dimostrare la propria capacità e umiliare tutti coloro che stavano faticosamente lavorando al progetto Lisa. Steve si tuffò immediatamente nel progetto, prendendone le redini e lasciando a Raskin il compito di occuparsi della sezione software del prossimo nato. Quello che era quindi un progetto che vedeva impegnate poche persone, divenne ben presto uno dei nuclei più vivaci dell’intera Apple. Jobs si posizionò al secondo piano di una palazzina che ai tempi era conosciuta come Texaco Towers e assunse decine di nuove persone pronte a dedicarsi anima e corpo al nuovo progetto.

La direzione dei lavori fu veramente piratesca: la palazzina dove si trovava il gruppo Macintosh era tenuta praticamente nascosta ad Apple e in questo modo Jobs poteva agire con ampia libertà. Una volta deciso insieme a Smith di equipaggiare il Mac con il processore Motorola 68000, consentendo quindi allo stesso computer di poter sfruttare la tecnologia studiata per Lisa (come ad esempio tutta la parte relativa a QuickDraw), Jobs e soci iniziarono a ispirarsi molto liberamente – per non dire a rubare – tecnologia e persone al progetto Lisa.

Il lavoro da completare era ancora troppo, e solo nel febbraio del 1982 si riuscì ad avere il primo prototipo del case del Mac, sul quale vennero inserite le firme di tutti i membri del gruppo (questa idea verrà ripresa anche dai progettisti del primo Amiga 1000 di Commodore, qualche anno dopo). A quel tempo il Macintosh appariva sempre più simile a Lisa e per questo si pensò di dotare anche questo computer di un mouse, contro il volere di Raskin che avrebbe preferito un sistema di puntamento diverso, come ad esempio una penna ottica.

Nel febbraio 1982 Steve Jobs annunciò a Raskin che si sarebbe occupato personalmente anche del settore software del progetto, lasciando a Jeffs solo la parte relativa alla documentazione. Questi non poté quindi fare altro che abbandonare definitivamente il progetto, rendendosi purtroppo conto di come Jobs avesse ormai fatto completamente suo il Macintosh.

I lavori intanto continuavano febbrili. Ben presto l’intero team si rese conto che il vero rivale del Macintosh non doveva essere considerato Lisa, ma piuttosto il nuovissimo prodotto di IBM, il PC, che stava erodendo sempre più terreno alla supremazia di Apple. Era quindi chiaro che si doveva completare subito il tutto. I problemi, sia a livello hardware sia software, erano comunque numerosi e anche la scadenza fissata per il 1983 fu disattesa.

Jobs diventava sempre più nervoso, irritante ed esigente. I membri del team lavoravano a ritmo continuo senza concedersi una minima pausa, e questo solo per riuscire a realizzare quello che per tutti loro era un vero e proprio sogno.

Alcune modifiche al progetto furono obbligatorie: la RAM che equipaggiava il Mac doveva essere pari ad almeno 128KB, l’idea del floppy drive da 5.25″ non andava più bene e si dovette quindi adottare il nuovo drive prodotto da Sony, quello da 3.5”. Infine, il prezzo del computer fu fissato a $2.495 per via degli ingenti investimenti che il nuovo presidente di Apple, John Sculley, aveva messo in atto.

Il Macintosh venne presentato il 24 gennaio 1984 alla riunione annuale dei soci Apple e venne accolto con grande entusiasmo. ll piccolo Mac era equipaggiato con un processore Motorola 68000 a 7,83MHz, 128KB di RAM, un monitor monocromatico da 9 pollici, un floppy disk da 400 KB e un design davvero accattivante; era più piccolo e più veloce di Lisa, e si poteva quindi affermare che la battaglia di Jobs contro il progetto Lisa era stata vinta alla grande.

La recensione 30 anni dopo

La prima cosa che sorprende del Macintosh 128K è la struttura familiare tipica di un computer con tastiera e mouse. È diverso da qualsiasi computer prodotto prima del 1984, come l’Altair 8800, infatti il Macintosh 128K è un all-in-one (tutto-in uno) con lo schermo e il computer racchiuso in una singola unità.

 Macintosh 128K modello 001

Il Macintosh 128K è, allo stesso tempo, molto più piccolo e meno ingombrante rispetto alla maggior parte dei computer moderni. L’unità piuttosto piccola fa sembrare la tastiera e il mouse comicamente enormi. Mentre il moderno iMac sembra essere una monitor sospeso, il Macintosh 128K avvolge il piccolo schermo.

Il monitor

Per gli standard di oggi, il monitor del Macintosh 128K è minuscolo. Come accennato, è un CRT da 9 pollici con una risoluzione dello schermo di appena 512×342-pixel, quindi leggermente più piccolo di uno iPad Air, anche se ha una risoluzione molto più bassa (inferiore perfino rispetto al primo iPhone). Forse anche per via del case del Macintosh 128K il display sembra ancora più piccolo. Lo schermo è in bianco e nero, e  leggermente curvo, caratteristiche che le lo rendono innegabilmente retrò.

Macintosh 128K monitor

La tastiera

Il Macintosh 128K è il primo computer consumer dotato di mouse, e oltre al floppy con il sistema operativo era incluso un altro floppy con alcuni “esercizi” per imparare a usare la rivoluzionaria periferica. Anche per questo, Steve Jobs decise che la tastiera non doveva includere i tasti freccia in modo da “costringere” l’utente a sforzarsi di utilizzare il mouse. Manca il tastierino numerico, venduto a parte e poi inglobato nella tastiera del Macintosh Plus.

Macintosh 128K tastiera

Anche se la tastiera può apparire un po’ ingombrante, dal punto di vista del design è molto bella. Ha il tasto Maiuscole (Shift), Opzione e il tasto Comando (⌘) , anche se solo sul lato sinistro. Sul lato destro si trova un tasto backspace (cancella indietro). La tastiera emette un tranquillizzante “thunk” durante la digitazione e il suo aspetto solido conferma che è stata pensata per durare, dopo tutto, è ancora utilizzabile 30 anni dopo.

Il Mouse

Il mouse del Macintosh 128K è il modello M0100, è entrato nella storia dell’informatica, e ancora oggi è il dispositivo di input più popolare. Fa esattamente quello che ci si aspetta: spostare il cursore sullo schermo. Ha un solo pulsante, è facile fare click e da impugnare.

Apple Mouse Macintosh 128K

Sotto il mouse c’è una pallina di scorrimento, alla quale si accede svitando il grande quadrante circolare in modo da poterla estrarre e pulirla, cosa che doveva essere fatta con una certa frequenza.

Apple Mouse 100

L’interfaccia utente

Nonostante il Macintosh abbia un sistema operativo di oltre 30 anni, l’interfaccia grafica, il mouse, la tastiera e lo schermo lo rendono straordinariamente facile da utilizzare.

Il sistema operativo del Macintosh 128K è sorprendentemente reattivo. Il cursore si sposta con il mouse con un impercettibile ritardo, i menu e i programmi si aprono velocemente. L’unico “difetto” è l’assenza di un hard disk: quando il computer si accede bisogna inserire il floppy con il sistema operativo. 

Macintosh 128k Finder

L’interfaccia utente è incredibilmente familiare per chiunque abbia usato un computer Macintosh. La barra dei menu rimane nella parte superiore, e in alto a sinistra c’è il menu Apple con la classica voce “About the Finder” e una serie di applicazioni. A destra ci sono i menu File, Edit, View e Special. Sulla scrivania, in basso a destra, c’è l’icona di un bidone della spazzatura (il Cestino). Non c’è il Dock, che è arrivato con OS X) e nessun Launcher (Pulsantiera), che ha fatto il suo debutto con il Macintosh 7.5.

Macintosh 128K menu

Scegliendo una applicazione dal menu Apple, questa di apre nel Finder. Il menu non cambia per ogni programma, come accade oggi, ma rimangono solo i menu Apple, File, Edit, View e Special. Le applicazioni si “sentono” leggere e si possono organizzare come meglio si preferisce, anche sovrapponendole.

Alcune applicazioni, come la calcolatrice, hanno angoli arrotondati, un piccolo dettaglio fortemente voluto da Steve Jobs. Infatti, Bill Atkinson, l’ingegnere che realizzo MacPaint e la maggior parte dell’interfaccia utente del Macintosh 128K, riteneva che fosse impossibile. Ma, il carismatico Jobs lo convinse che niente era impossibile.

Il pannello di controllo

Un rapido sguardo al pannello di controllo del Macintosh 128K rivela una grafica incredibilmente moderna. Steve Jobs incaricò la talentuosa e giovanissima artista Susan Kare di realizzare le icone del sistema operativo, che fece largo uso di metafore, come ad esempio la tartaruga e la lepre per indicare le regolazioni della velocità del mouse, e la rappresentazione grafica di un cursore per il volume. È abbastanza facile capire i pulsanti  quali funzioni regolano.

Macintosh 128K pannello controllo 

MacPaint

Oltre a quello per il sistema operativo, un alto floppy con MacWrite e MacPaint fa parte della dotazione standard del Macintosh 128K. Sorprendentemente, MacPaint non è molto differente rispetto a tante altre applicazioni moderne.

Macintosh 128K MacPaint

Quello che stupisce di più è la tavolozza degli strumenti che compare sulla sinistra, con una serie di strumenti familiari come selezione, lazo, e secchiello, le cui rispettive icone sono le stesse utilizzate da Photoshop oggi. In basso ci sono i pannelli per sceglier lo spessore del pennello e opzioni del modello. La posizione delle varie palette sono fisse, ma tutte organizzate in finestre separate. La barra dei menu di MacPaint offre opzioni aggiuntive come Font, FontSize e Style.

Macintosh 128K MacPaint

Considerazioni finali

Il Macintosh 128K è un computer straordinario. Come si può facilmente intuire, non c’è modo di utilizzarlo per scopi pratici oggi, ma può ancora servire per scrivere articoli, disegnare diagrammi e sperimentare. E se trent’anni dopo sedersi alla scrivania, accederlo e cominciare ad utilizzarlo è una esperienza sorprendentemente fantastica, è possibile solo immaginare l’emozione di chi nel 1984 ha avuto la fortuna di poter utilizzare il Macintosh 128K.

Una curiosità

Macintosh 128 k novembre 1984

Rilasciato nel gennaio 1984 semplicemente come Apple Macintosh, dopo l’uscita del Macintosh 512K nel mese di settembre sempre dello stesso anno, che ha ampliato la memoria da 128 KB a 512 KB, il Macintosh è stato rimarchiato Macintosh 128K. Anche se funzionalmente gli stessi sistemi, il Macintosh e Macintosh 128K erano tecnicamente due computer diversi, con il 128K  contenente un logicboard completamente riprogettata per ospitare comodamente sia quella da 128 KB, sia quella da 512 KB.

Quindi, i Macintosh prodotti a partire dal novembre 1984 posteriormente recano la scritta “Macintosh 128K” (foto in alto a destra), mentre quello originale solo “Macintosh”.

Macintosh 128K retro

Approfondimenti: , , ,

Argomento: Mac, Recensione Mac

Commenti (20)

RSS commenti

  1. 128K ha detto:

    Anch’io ho il Macintosh 128K (è di mio padre), ma sul retro ha la scritta “Macintosh 128K”. Secondo te, dal punto di vista collezionistico, vale di meno rispetto all’originale solo “Macintosh”?

  2. iBender ha detto:

    Nell’ultima foto, quella del retro, si vede una porta modem… è possibile andare su Internet con il Macintosh 128K?

  3. Ernesto ha detto:

    Ma è vero che il Macintosh 128K era senza ventola, e per questo si guastava spesso?

    • Stefano Donadio ha detto:

      Si è vero. Su espressa richiesta di Jobs, il Macintosh non fu dotato di ventola di raffreddamento, e per questo era silenziosissimo. Solo quando Jobs fu cacciato da Apple, gli ingegneri misero la ventola a partire dal Macintosh SE.

      Il Macintosh quando si guastava era proprio per via della mancanza della ventola, per questo produttori di terze parti ne costruirono alcune da applicare esternamente.

  4. fabio bianchi ha detto:

    il mio primo personale era un HD, nel 1990 mi era costato 5.900.000 lire in leasing!!!

    nella mia wish-list ce n’è uno con installato HyperCard e CosmicOsmo!

  5. valerio ha detto:

    Circa 20 anni fa, Power Macintosh 8500 System 7.5.2, ricordo questo piccolo episodio: Freehand 3 (Macromedia) un A4 con una texture a 2 colori (Testi ripetuti in tutto il f.to), li sposto di 50 cm a destra, vado a casa pranzo e dopo 2 ore l’orologino girava ancora!

  6. enzo ha detto:

    invidia … compliementi

  7. Giovanni ha detto:

    Il mio primo Mac fu un Classic del 1991.
    Avevo appena comperato un PC con monitor a colori da 15″ e processore 286, stampante a getto di inchiostro (Canon) e Windows 3.1.
    Poi vidi un Machintosh e, dopo una settimana avevo venduto tutto e comperato il mio primo amore informatico.
    Dopo 23 anni non ho mai fatto marcia indietro e non cambierei nessuna delle varie versioni di Mac Os con windows o con qualsiasi altro sistema operativo.
    Passando anche 10 ore al giorno con il mio computer (ora un MB PRO retina 13″) ritengo la la usabilità e la piacevolezza estetica siano fondamentali.
    Non ho più il mio classic, m aho ancora il mio powerbook 100 (meraviglio portatile del acquistato nel 1992, purtroppo senza scatola ma perfettamente funzionante.
    Grazie, Stefano, per questa ventata di ricordi.

  8. FEDERICO VITALETTI ha detto:

    il mio primo Mac fu un Macintosh ricevuto da Steve in regalo quando lasciai Apple nel 1984. L’ho venduto (purtroppo) un paio di anni più tardi. Mi ricordo la notte prima del superbowl del 1984 quando ci siamo trovati tutti a fare l’ultimo debugging con premio a 20$ a bug trovato, con Steve che entrava nei cubicoli a mezzanotte e diceva “life is tough and then you die”…
    Bei tempi andati

  9. Maurizio Lux ha detto:

    Io ho un MacIntosh 1Mb, non so se sia ancora funzionante: funzionava tre o quattro anni fa, ma da allora non l’ho più acceso (lo so, lo so dovrei…); ho anche una borsona a parallelepipedo, marcata Apple, che contiene il Mac la tastiera e il mouse. E’ stato mio fedele compagno tanti anni. Macchina meravigliosa. Ho anche un MacLc, col 68020 e monitor a colori, questo ancora perfetto. Ricordo che quando gli utenti Dos e Winzozz parlavano di Ram, Rom, Bios, drivers e tutta quella roba misteriosa lì, io …disegnavo, facevo musichette, scrivevo, impaginavo… ecco perchè, anche se e’ un sistema chiuso, proprietario, blindato, ancora preferisco Apple: perchè lo paghi (tanto!) ma poi funziona e ci fai quello che vuoi tu, non quello che vuole lui. E anche mia suocera ci giocava, ed era una vecchietta che scriveva a malapena, ma aveva subito capito. E il Mac aveva quasi vent’anni, provate a fare lo stesso con un Winzozz!

  10. Peppe Gallo ha detto:

    ho iniziato con il 512k, poi sono passato al Plus (con HD da 20 mb – che ci faccio in tutto quello spazio? e gli altri dicevano ma come a girarci excell?), poi LC475, G3 ed ora G5 …

  11. stephenhead ha detto:

    l mio primo Macintosh 128k acquistato nel marzo 1984, espanso successivamente a 512 aveva tre HD da 20MB Apple e ha poi fedelmente funzionato dal 1986 per oltre 10 anni come M-Link/MacMusic BBS e mi pare fosse l’unico Mac collegato alla rete FidoNet. Staccai la spina nel 1996 ma il Mac funziona ancora.

  12. Marco ha detto:

    Mi sorprende il tasto command della tastiera, pensavo fosse un ritrovato moderno. Io ero abituato al tasto mela!

Aggiungi un commento