Colpo di scena, FBI: “Non ci serve l’aiuto di Apple per sbloccare l’iPhone del terrorista”

Dopo settimane di dura polemica tra Apple da una parte, e FBI, Dipartimento di Giustizia (DOJ) e Governo americano dall’altra, sulla necessità di sbloccare l’iPhone 5c di Syed Farook, uno dei due terroristi uccisi dopo la strage di San Bernardino, un responsabile dell’ente investigativo di Polizia federale ha fatto sapere che non hanno più bisogno dell’aiuto di Cupertino perché hanno trovato un metodo per entrare in possesso dei dati archiviati sul telefono in questione:
“Una terza parte ha dimostrato all’FBI un possibile metodo per sbloccare l’iPhone di Farook. Una fase di test è richiesta per determinare se si tratta di un metodo che comprometta i dati del telefono. Se si dimostrasse praticabile, eliminerebbe la necessità di aiuto da parte di Apple”.
Il DOJ, da cui dipende l’FBI, ha così chiesto e ottenuto di cancellare l’udienza prevista presso un Tribunale della California che si sarebbe dovuta svolgere alle ore 13 locali (le 21 in Italia) di oggi martedì 22 marzo.
L’FBI non ha rilevato l’identità di chi ha fornito il sistema per sbloccare l’iPhone del terrorista.
La clamorosa svolta arriva a poche ore della conclusione dell’Apple Special Event che si è tenuto ieri, durante il quale Tim Cook ha ribadito l’importanza e il diritto alla privacy per i dati contenuti su ogni iPhone.


6 commenti
Lo scopo non era “sbloccare” solo quel telefono. Si è alzata troppa polvere e hanno cambiato idea …
Si. Sanno bene che non sarebbe ammissibile in nessun tribunale americano una prova ottenuta illegalmente e quindi la storiella che hanno “scoperto” come sbloccarlo non sta in piedi…dai c’hanno provato!
Ma perchè sarebbe illegale ?
Dietro autorizzazione diventerebbe esattamente come una perquisizione al tuo domicilio, che è privato e nessuno ha diritto di entrare e frugare, finchè qualcuno lo autorizza.
Perché sarebbero prove raccolte in modo illecito (sblocco tramite una procedura non legale e che lo sarebbe solo se la facesse Apple). Vi ricordo che persino “l’innocua” procedura di jailbreak in USA è illegale.
Quindi se in via di principio ed in abstracto non si potesse escludere l’ammissibilità di una prova raccolta in maniera illegale, al fine dell’accertamento del carattere globalmente corretto della procedura, occorrerebbe verificare quale “peso” quella determinata prova avrebbe in un’eventuale pronuncia finale (e mi pare che l’FBI in più di un’occasione ne abbia dato molto di peso) e se l’accusato (chi in questo caso? Apple in un processo in cui li si accusasse di non voler sbloccare l’iPhone) avesse rinunciato a far valere eccezioni sull’utilizzabilità del materiale così raccolto.
Ma sul serio pensate che sia necessario l’aiuto della Apple al FBI?? Se vogliono arrivano alle informazioni senza nessuna difficoltà.
è questo il nocciolo della questione…leggi sopra.