La settimana che precede il WWDC rovinata da una assurda sceneggiata

Non è solo il nuovo formato interamente digitale che renderà il WWDC di quest’anno un po’ diverso, e neppure l’annuncio della transizione ARM, infatti la settimana che ha preceduto la manifestazione è stata caratterizzata da una assurda lite a colpi di comunicati stampa e dichiarazioni tra Apple e uno sviluppatori di alto profilo di iOS.
Per riassumere rapidamente, all’inizio della settimana scorsa, Apple ha negato a Basecamp un aggiornamento della sua nuova app di posta elettronica Hey perchè non includeva una opzione per l’acquisto in-app dell’abbonamento annuale richiesto. Basecamp ha risposto rifiutando di aggiornare la sua app e apostrofando Apple con parole come “mafioso”.
Giovedì, Apple ha spiegato i motivi del rifiuto: “gli utenti non possono utilizzare l’app per accedere alla posta elettronica o eseguire alcuna funzione utile fino a quando non si recano sul sito Web Basecamp per Hey Email e acquistano un licenza per l’uso dell’app e-mail Hey.”
Dal momento che Hey non è il classico client di posta elettronica, non è possibile utilizzare l’app per gli account iCloud o Gmail, bisogna per forza avere un account Hey che costa $99 all’anno, solo così si ha accesso alle funzionalità dell’app. Apple ha suggerito a Basecamp di rendere compatibile Hey con gli account di posta elettronica di terze parti o offrire un acquisto in-app per sottoscrivere l’abbonamento annuale, ma entrambe le soluzioni sono state rifiutate dallo sviluppatore.
Ovviamente, con un’offerta di acquisto in-app Apple avrebbe diritto al 30% dell’abbonamento, $30 per ogni nuovo abbonato e $15 per ogni rinnovo. Ed è qui che sta il problema. Basecamp non ha alcuna intenzione a rinunciare al 30% dei suoi profitti e Apple non sembra disposta a piegarsi per consentire a Hey di operare su dispositivi iOS al di fuori delle regole dell’App Store. Nella lettera inviata a Basecamp, Cupertino ha espressamente indicato il modello di business di Basecamp: “Queste app non offrono acquisti in-app e, di conseguenza, non hanno contribuito alle entrate dell’App Store negli ultimi otto anni. Siamo lieti di continuare a supportarti nella tua attività di app e offrirti le soluzioni per fornire i tuoi servizi gratuitamente, purché tu segua e rispetti le stesse Linee guida e termini di revisione dell’App Store che tutti gli sviluppatori devono seguire.”
Poi, nel giorno del Keynote del WWDC 2020 la situazione si è “sbloccata” con un classico compromesso: Apple ha approvato l’app Hey, e Basecamp ha aggiunto la possibilità di provare gratuitamente l’app per due settimane così come aveva suggerito Phil Schiller. Dopo il periodo di prova, l’utente può sottoscrivere l’abbonamento annuale dal sito di Basecamp, che così continuerà a non dare neppure 1 centesimo ad Apple.
Questa “sceneggiata” ha rovinato la settimana che precedeva la conferenza WWDC, la più importante per gli sviluppatori. Si sono schierati sviluppatori e blogger a favore di Apple, altri hanno preso a cuore le ragioni di Basecamp, che secondo me ha reagito in maniera scomposta utilizzando la parola “mafioso” che in un contesto come questo è a dir poco irritante, e Microsoft è entrata a gamba tesa nella discussione invocando una indagine antitrust.
Eppure, Apple fin dall’inizio aveva chiesto una cosa molto semplice: il rispetto delle linee guida dell’App Store note a tutti gli sviluppatori. È vero, su App Store ci sono app che non funzionano se non si è già in possesso di un account/abbonamento da sottoscrivere sul sito dello sviluppatore, come ad esempio Netflix, ma queste rientrano nella categoria delle “app aziendali” di cui non fa parte Hey.


3 commenti
La soluzione era di una banalità sconcertante, assurdo che siano “volati gli stracci” per una cosa del genere.
Lo screen è errato, rappresenta una funzione di Basecamp che è DIVERSA dall’app di posta.
Io non capisco una cosa, l’App store di Apple non è un servizio pubblico e non è nemmeno lo store “monopolio” rispetto al Play store che si trova tra il 70 e l’80% dei dispositivi mobili nel mondo. Quindi perché ci sono queste pretese? Non è obbligatorio vendere la propria app e i propri servizi in un posto privato e Apple non è tenuta all’obbligo.
Solitamente se si vuole usufruire di un servizio di un’azienda (che parte dalla più comune pubblicità in TV ad aspetti più moderni come proprio gli store di app) si deve pagare qualcosa, quindi, sta bene? perfetto. Non sta bene? allora non usarlo, cavoli tuoi. E ripetendomi, siccome l’app store di Apple non è un monopolio di mercato non è tenuta a scendere a nessun compromesso di aziende che vogliono fare il bello e il cattivo tempo.
Hey, vogliono solo i soldi, tanti soldi senza nemmeno dare la possibilità di usare account di posta di terze parti… non è forse un controsenso? nel loro servizio possono limitare gli utenti in questo modo, obbligandoli a fare un abbonamento con il loro account e usare solo il loro account, ma loro stessi pretendono che Apple dia la possibilità di usare un servizio come l’app store, che sicuramente porta più entrate, ma senza pagare nulla…
Hey basecamp, che truffatori, me li segno così non userò mai i loro servizi.
Anche perché la mail è forse l’aspetto più vecchio ad oggi nel mondo della tecnologia e dell’informatica, dover andare in un sito per un abbonamento e soprattutto avere l’ennesima mail anziché unirle tutte in una sola, è qualcosa che crea ancor di più una frammentazione, ovvero quel qualcosa che va ancor più lontano dalle giuste idee di Apple e proprio le idee del nuovissimo iOS 14 in cui invece si vuole portare la facilità di utilizzo, immediatezza ed unione di vari aspetti, dalle mail alle app.