Il caso dell’iPod “segreto” di cui non sapeva l’esistenza neppure Steve Jobs

David Shayer, uno dei primi ingegneri ad essere assunto per lo sviluppo del progetto iPod, e che ha lasciato Apple nel 2015, ha rivelato un aneddoto molto particolare sul lettore musicale di Cupertino. La storia inizia come i più classici dei romanzi di spionaggio:
Era una giornata grigia alla fine del 2005. Ero seduto alla mia scrivania e scrivevo il codice per l’iPod dell’anno successivo. Senza bussare, il responsabile dell’iPod Software, il capo del mio capo, è entrato bruscamente e ha chiuso la porta dietro di sé. È andato al sodo. “Ho un incarico speciale per te. Il tuo capo non lo sa. Aiuterai due ingegneri del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti a costruire uno speciale iPod. Riferisci solo a me. Il giorno dopo, l’addetto alla reception mi ha chiamato per dirmi che due uomini stavano aspettando nell’atrio. Sono andato al piano di sotto per incontrare Paul e Matthew, gli ingegneri che avrebbero effettivamente costruito questo iPod personalizzato. Mi piacerebbe dire che indossavano occhiali scuri e trench e guardavano nei riflessi delle finestre per assicurarsi che non fossero stati seguiti, ma erano dei normali ingegneri sulla trentina.
Shayer racconta che in realtà i due ingegneri non lavoravano per il Dipartimento dell’Energia; ma per una divisione della Bechtel, un grande appaltatore della difesa statunitense del Dipartimento dell’Energia.
Non si trattava di una collaborazione con Bechtel con un contratto e un pagamento; era Apple che faceva un favore sottobanco per il Dipartimento dell’Energia.
La richiesta era quella di aggiungere un hardware ad un normale iPod, e poi anche il relativo software per gestirlo. Come in ogni operazione segreta che si rispetti, Shayer non vide mai l’hardware “aggiuntivo” e in pratica fornì solo le soluzioni tecniche migliori per installarlo a livello software. L’esigenza era che l’iPod continuasse a funzionare normalmente anche quando veniva collegato ad un Mac o un PC-Windows. La soluzione migliore fu quella di creare una partizione nascosta in cui installare il software che aveva la funzione di registrare quanto rilevato dall’hardware “misterioso”. I due ingeneri governativi chiesero anche di aggiungere una funzione nel menu del sistema operativo dell’iPod che permettesse di lanciare e chiudere questo software, e Shayer spiegò come potevano inserire questa voce del menu che aveva un nome non sospetto.
Come anticipato, l’iPod “personalizzato” non fu assemblato da Apple, fu acquistato da un rivenditore e poi modificato dai due ingeneri ai quali era stato fornito un sistema operativo non firmato da Apple, quindi hackerabile.
Stando al racconto di Shayer, sembrerebbe che Steve Jobs fosse all’oscuro di tutto o almeno lui non aveva elementi per dire che Jobs sapesse:
Avevo appreso che un funzionario del Dipartimento dell’Energia aveva contattato il vicepresidente senior dell’hardware di Apple, chiedendo l’aiuto dell’azienda per realizzare iPod modificati personalizzati. Il vicepresidente senior ha passato la richiesta al vice presidente della divisione iPod, che l’ha delegata al direttore di iPod Software, che è venuto a trovarmi. Al mio capo è stato detto che stavo lavorando a un progetto speciale e di non fare domande. […] Solo quattro persone in Apple conoscevano questo progetto segreto. Io, il direttore di iPod Software, il vice presidente della divisione iPod e il vicepresidente senior dell’Hardware. Nessuno di noi lavora ancora in Apple.
All’epoca, c’era iPod di quinta generazione o “iPod con video” che era relativamente semplice da aprire e chiudere senza lasciare segni.
Shayer non ha mai saputo cosa dovessero costruire Paul e Matthew, ma sospetta che si trattasse di un contatore Geiger per “rilevare tracce di radioattività, ad esempio per cercare uranio di contrabbando o rubato, o prove di un programma di sviluppo di bombe sporche”.
Shayer conclude che all’epoca i contatori Geiger erano diventati più piccoli ed economici, ed assomigliavano ad un iPad, come il Radiation Alert Monitor 200 (foto).

