Benchmark Mac Apple Silicon: le applicazioni Intel girano in emulazione più velocemente che sui Mac Intel

Quando è stata avviata la transizione Intel nel 2005, il grande problema sono state le prestazioni insoddisfacenti delle applicazioni PowerPC che giravano grazie all’emulatore Rosetta, a peggiorare le cose alcune software house impiegarono quasi due anni per rilasciare le applicazioni compatibili con l’architettura x86, anche per questo la transizione Intel non ha lasciato un buon ricordo soprattuto tra gli utenti professionali.
Stando ad alcuni benchmark apparsi sulla piattaforma GeekBench, la transizione ai processori Apple Silicon sarà ricordata senza “traumi”, infatti sul nuovo MacBook Air con chip M1 di Cupertino l’applicazione Geekbench per i Mac Intel, e quindi in esecuzione in emulazione grazie a Rosetta 2, ha fatto registrare un punteggio nel test singolo-core superiore a qualsiasi Mac Intel, incluso l’iMac 2020 da 27 pollici con Intel Core i9-10910 a 3,6 GHz.
Nel corso della conferenza WWDC dello scorso giugno, Craig Federighi, responsabile degli ingegneri software Apple, aveva anticipato che la potenza del chip Apple Silicon era tale che in alcuni casi le applicazioni per Mac Intel sarebbero state più veloci sebbene eseguite in emulazione con Rosetta 2.
Come spiega Apple, l’unico inconveniente, è un avvio più lento la prima volta che si lancia un software x86 perché Rosetta 2 deve effettuare la traduzione del codice:
“Se un eseguibile contiene solo istruzioni Intel, macOS avvia automaticamente Rosetta e inizia il processo di traduzione. Al termine della traduzione, il sistema avvia l’eseguibile tradotto al posto di quello originale. Ad ogni modo il procedimento di traduzione richiede tempo, e l’utente potrebbe percepire l’avvio o l’esecuzione delle app tradotte come più lento”.

