eMate 300, il computer più strano di Apple

Il Newton MessagePad di Apple fu presentato nel 1993 dopo una lunga gestazione, per quei tempi
era un prodotto innovativo, ma non ottenne il successo sperato. Il riconoscimento della scrittura fu il principale motivo del suo fallimento: funzionava male e la potenza di elaborazione e lo schermo richiesti erano troppo costosi.
L’aggiunta di altre funzioni per aumentare l’interesse per quel dispositivo dalle dimensioni di un libro ne fece incrementare ulteriormente il prezzo, era il 1997 e le vendite non decollavano. Nei piani di Apple, il suo successore, l’eMate 300 rappresentava la soluzione al problema. La mossa era strettamente legata al marketing di quegli anni. Scrivere a mano è un problema? Dotiamolo di una tastiera! È troppo costoso? Riduciamo il prezzo! L’obiettivo era quello di attirare l’interesse dei potenziali clienti.

Da notare che, anche se questo è accaduto poco prima del ritorno di Steve Jobs in Apple, la strategia era quella che lo stesso Jobs aveva sperimentato con la sua azienda NeXT. Il design dell’eMate con la sua plastica traslucida era uno dei primi progetti di Jonathan Ive, costava $800 e con il suo colore Bondi Blue anticipava l’iMac del 1998.
La “e” del nome eMate stava per “education”, era infatti un prodotto progettato per le scuole e le Università. La combinazione di tastiera e stilo lo rendeva pratico e divertente ma lo schermo monocromatico era tutt’altro che accattivante. Tuttavia ottenne un discreto successo, benché i dati di vendita non siano mai stati resi noti.

Quando Jobs sciolse la Newton Inc, nel novembre 1997, disse a un cliente: “L’eMate ha un futuro luminoso, ed è per questo motivo che lo sto riportando in Apple”. Ma poi arrivò il grande successo dell’iMac e il progetto eMate non ebbe alcun seguito. Dopo aver assistito all’ascesa di netbook e tablet, si può concludere che l’eMate era in realtà in anticipo sui tempi…

