Apple: Epic Games vuole farci diventare come Android, ma non accadrà

“Epic vuole vuole farci diventare come Android, ma non accadrà”, con questa dichiarazione shock pronunciata dall’avvocato Karen Dunn che difende Apple, è iniziata quella che molti hanno definito la causa del secolo che vede contrapposti Cupertino ed Epic Games. La posta in palio è alta, a rischio c’è l’intero ecosistema iOS.
Epic Games sostiene che l’App Store sia anticoncorrenziale e monopolistico, perchè gli sviluppatori sono costretti a utilizzare il sistema di acquisto in-app di Apple e pagare una commissione che varia dal 15% al 30% sulle vendite (la percentuale più bassa è riservata agli abbonamenti dopo il primo anno e per gli sviluppatori che guadagnano meno di 1 milione di dollari all’anno che si iscrivono al nuovo programma Small Business)
I legali di Epic Games hanno depositato una serie di email inviate da Steve Jobs, Phil Schiller, Craig Federighi, Eddy Cue e Scott Forstall che avvalorerebbero la tesi che l’App Store è un “giardino recintato”. Lo sviluppatore di videogame vorrebbe che Apple sia costretta a consentire app store di terze parti per iOS, e a permettere agli sviluppatori di offrire sistemi di pagamento diretti, in pratica esattamente quello che accade nel tormentato mondo Android dove è possibile scaricare e installare app e giochi al di fuori del Google Play.
Apple ha replicato che è necessario un unico App Store altamente curato per proteggere la sicurezza, la privacy, l’affidabilità e la qualità che i clienti si aspettano dall’azienda, proprio per evitare che la piattaforma iOS diventi come il lato oscuro dell’informatica mobile, “Anche i nostri consumatori non vogliono questo”, ha aggiunto il legale di Cupertino.

Il popolare gioco Fortnite è stato rimosso dall’App Store nell’agosto 2020, poco dopo che Epic Games aveva introdotto un’opzione di pagamento diretto nell’app, in aperta violazione delle regole dell’App Store. Poche ore dopo, Epic Games, che evidentemente aveva pianificato da tempo la mossa, ha fatto causa ad Apple accusandola di comportamento anticoncorrenziale.
Apple aveva replicato che Epic Games “ha compiuto lo sfortunato passo di violare le linee guida dell’App Store che vengono applicate ugualmente a tutti gli sviluppatori e progettate per mantenere il negozio sicuro per i nostri utenti”, aggiungendo che avrebbe fatto “ogni sforzo per lavorare con Epic per risolvere queste violazioni in modo da riammettere Fortnite sull’App Store”, ma il CEO di Epic Games, Tim Sweeney, ha rifiutato ogni collaborazione e Fortnite ancora oggi non è disponibile sull’App Store (e sul Google Play per lo stesso motivo).
Sweeney ha anche testimoniato al processo, dicendo che, introducendo l’opzione di pagamento diretto voleva che i consumatori vedessero che Apple esercita il “controllo totale” su iOS e sul software disponibile sulla piattaforma.
Il processo dovrebbe continuare per le prossime tre settimane, e anche il CEO di Apple, Tim Cook, e altri dirigenti dovrebbero testimoniare.


8 commenti
Se sono passato da Android ad iPhone è proprio per l’App Store, nessun malware a differenza del GooGle Play che è un colabrado in quanto a sicurezza.
Anche se non è il mio campo, da giurista ho sempre visto poco concorrenziale la commissione per l’acquisto in app, più che l’installare fuori store (che alla fine si può fare infatti).
Penso che Apple ne uscirà sconfitta, fosse anche solo suo quanto possa essere la commissione
Apple con l’App Store offre un servizio di cui sopporta i costi, dubito fortemente che gli possa essere imposto per legge il prezzo che deve far pagare agli sviluppatori, non accadrebbe neppure in Cina. Nella peggiore delle ipotesi, Apple sarà costretta a consentire di installare app al di fuori dell’App Store.
Speriamo di no
for ever
Si , no Malware
Posto che se riconosci a monte che possa esserci un solo store (e penso che possa accordarsi che ci sia, in cambio di maggior sicurezza, tanto è vero che cydia più volte è stato dichiarato legale), a quel punto si tratterrebbe di abuso di posizione dominante. Esistono i monopoli, sono legali, ma non posso superare certe soglie, che è quello che secondo me sta facendo.
Potrebbe Apple difendersi sostenendo che l’acquisto si possa fare fuori store, ma regge poco perché l’abuso è proprio nell’erogazione del servizio App Store
L’installazione di Cydia invalidava la garanzia degli iPhone, quindi non so cosa intendi che era legale e dichiarato da chi.
In ogni caso la questione è la definizione del mercato.
Secondo Apple c’è concorrenza tra piattaforme iOS, Android, PlayStation, Xbox e Nintendo, ognuna con un proprio negozio di app, commissioni e regole. Gli sviluppatori possono decidere di non concedere le proprie app e giochi ad una piattaforma per favorire un’altra, così aveva fatto Microsoft non rilasciando Office per iPad e iPhone per favorire la sua piattaforma Windows Phone. Se passa questa tesi, Epic perde la causa.
Invece, se passa l’interpretazione che all’interno di ogni piattaforma ci deve essere concorrenza e quindi più negozi di app, allora Apple sarà costretta a far installare app al di fuori dell’App Store. Però anche Nintendo & C. dovranno fare lo stesso.
Io sono Pro Apple, ma cerco di riportare un mio commento che tiene conto di tante variabili che possono andare a favore di apple 7(basato anche sugli studi e ricerche fatti in giurisprudenza) e che ormai pubblico da diversi mesi:
“Ok a punire apple, se dovesse essere considerata colpevole o far cambiare il suo sistema di gestione dello store, ma la stessa cosa vada applicata anche a Nintendo o Sony con Playstation, o Microsoft con Xbox…. In più non vedo il motivo di obbligarla ad aprire a store alternativi, perchè l’utente nel momento che accetta la policy apple all’attivazione, o prima di un update, avverte come funziona con il software, perciò se vuoi scegliere cosa installare o no, ti compri un altro dispositivo. Il ragionamento: “il dispositivo è mio, l’ho comprato, perciò ci installo quello che voglio…”, non vale con il software informatico perchè nessuno ti ha obbligato ad acquistare quel prodotto, e se ti informarvi o leggevi le policy sapevi a cosa andavi incontro….
Dato che tutto è elettronico ad oggi, e tutto usa un software, nessuno si lamenta se una lavatrice o una macchina del caffè non può installare il software che vuole….
Anche lato sviluppatori, nessuno li obbliga a sviluppare solo per Apple o anche per Apple, perciò poi non si lamentino della politica dell’App store. Se sono contrari, non pubblichino nulla, gli utenti si troveranno costretti a cambiare dispositivo sapendo che non c’è l’app che vogliono. Il problema è che gli fa comodo guadagnare anche con Apple.
Non dite il caso di Explorer, perchè qui tutti possono installare quello che vogliono e tutti possono pubblicare quello che vogliono sull’App store. All’epoca non si poteva installare un browser diverso da Internet Explorer, e non c’era il concetto di store così esteso (cioè la larghezza e vastità di quello che si può trovare) come ad oggi… Oggi su iPhone puoi Installer tutti i browser, i clienti di posta, app di streaming musicale, ecc che vuoi, e oltretutto gli sviluppatori se vogliono possono usare le medesime API di Safari, come inserire direttamente Safari nella loro app, se la mettiamo invece dal punto di vista delle risorse di sistema usate dalle app ( per rifarmi al caso di Firefox contro le Api di Win32 disponibili solo per Internet Explorer)”
Se non ha compreso male, rimarrà comunque la libertà di scelta, starà a noi utenti, scegliere.