I benchmark del chip Intel Alder Lake Core i9 confermano che l’M1 Max è migliore

Il grande problema dei processori Intel è l’elevato consumo energetico, cosa che in passato ha costretto Apple a scelte difficili, costringendola ad utilizzare chip meno potenti per garantire una autonomia accettabile per i suoi portatili.
Che Intel sia ben lontana da risolvere questo annoso problema lo confermano i primi benchmark del nuovissimo Alder Lake Core i9: nel test Cinebench R23, il portatile con Alder Lake era costantemente nella fascia di 100 watt (grafico in alto), con picchi compresi tra 130 e 140 watt, mentre nello stesso test l’assorbimento di potenza dell’M1 Max è stato pari di 39,7 watt.
Naturalmente, efficienza energetica e autonomia batteria vanno di pari passo, così il portatile Alder Lake permette di lavorare per sei ore con la batteria, contro le 17 ore del MacBook Pro M1.


Nei benchmark della CPU effettuati con Geekbench 5, il processore di Intel è risultato leggermente più veloce sia nella prova singolo core (+3,5%), sia in quella multi core (+5%), differenze minimi tanto che si può parlare di un pareggio.

Le cose cambiano nella prova OpenCL sempre di Geekbench 5, dove il portatile del lato oscuro con doppia scheda grafica prevale nettamente grazie alla GPU discreta. A riguardo bisogna ricordare che il chip top di gamma di Apple, l’M1 Max, è ottimizzato per specifici software professionali, come Final Cut Pro. E naturalmente un confronto Mac vs PC in questo caso non è possibile perché non esiste una versione per Windows di Final Cut Pro.
I rapporti di forza si capovolgono nel test della scheda grafica integrata Iris Xe del processore di Alder Lake: l’M1 Max e la sua GPU a 32 core è più veloce del 183%.


7 commenti
6 ore di autonomia contro le 17 dell’M1… basta questo.
Finché Intel insisterà sulle architetture “x86” il problema del consumo energetico non sarà mai risolto. ARM risolve il problema e sta diventando il giusto compromesso tra prestazioni e velocità, se ne facessero una ragione.
Intel non cambia mai, sempre la stessa storia, ottime prestazioni ma la batteria non dura nulla. Con un paio di chip Apple ha reso preistorici tutti gli altri.
Incredibile. Quando ho preso il MacBook Pro 16″ Intel nel 2019, 6 ore di autonomia sembrava un risultato strabiliante. Adesso il 16″ M1 Pro garantisce 17 ore di autonomia… mi viene da piangere.
Ho una preoccupazione: fino a qualche mese fa sembrava che il vantaggio tecnologico, in termini di performances e risparmio energetico, dei processori ARM based di Apple, avesse segnato un punto di svolta, difficilmente raggiungibile in tempi brevi da intel e che, forse, avrebbe spinto a spostarsi definitivamente su questa architettura, lasciando gli X86 a un lento oblio.
Ora, se intel recupera, almeno in parte, il gap, raggiungendo le performance, magari non ancora l’efficienza energetica (ma questa è una cosa che in pratica interessa solo i portatili) il passaggio alla architettura ARM possa rallentare. In tal caso si rischia di avere, paradossalmente, Apple in difficoltà, con una serie di processori performanti ed efficienti, ma con una quota troppo bassa per spingere gli sviluppatori a portare il proprio software su questa piattaforma (…tanto c’è rosetta 2…). Questo potrebbe essere un bel problema.
Il processore desktop Apple antagonista degli Xeon lo devono ancora presentare, è un po’ presto per preoccuparsi.
Ma, Intel esce con quasi un anno di ritardo e con una tecnologia non innovativa, direi quasi verso l’obsoleto. La risposta di Intel è imbarazzante. Sinceramente vedo un’azienda che se non cambia direzione farà la fine di Nokia.