Apple Studio Display: perchè non è un monitor HDR

Sullo Spider-Mac Apple User Group (comunità online di utenti Mac ufficialmente riconosciuta da Apple), sale la “febbre” per il nuovo Apple Studio Display, e il tema caldo è una funzionalità che non c’è: High Dynamic Range (HDR), che consente di visualizzare una gamma più ricca di colori, bianchi più luminosi e neri molto profondi.
Quando Apple ha lanciato l’iMac 5K nel 2014, non esisteva in commercio un monitor LCD in grado di offrire le stesse cose per €2.600, e l’iMac includeva anche un computer. Vista la qualità del display, in tanti si rammaricarono che l’iMac 5K non potesse essere utilizzato come monitor esterno perchè sarebbe valsa la pena acquistarlo anche solo per questo uso.
Lo Studio Display non è altro che il display 5K dell’iMac, infatti ha la stessa dimensione di 27 pollici, la stessa risoluzione 5120×2880, gli stessi 218 pixel per pollice, la stessa frequenza di aggiornamento di 60Hz e soprattutto la stessa retroilluminazione a LED a zona singola, che però a distanza di sette anni non si può considerare più una tecnologia all’avanguardia, almeno in determinati contesti professionali.
Anche se i pannelli oled (iPhone) e quelli mini-LED (Pro Display XDR, MacBook Pro 14” e 16”) stanno diventando sempre più popolari, i monitor LCD continuano ad essere molto apprezzati, ma quelli più moderni creano veri neri bloccando tutta la luce proveniente dalle parti nere dello schermo utilizzando diverse tecnologie.
Invece, lo Studio Display, che supera i 600 nit e sostanzialmente è un display SDR, illumina l’intero schermo tutto il tempo, e il nero più scuro che può produrre è fondamentalmente grigio perchè Apple non ha implementato una tecnologia software per l’oscuramento locale. Nella foto in basso, a sinistra il Pro Display XDR, a destra lo Studio Display.

Tuttavia, come spiegato nella recensione, l’Apple Studio Display è stato a lungo il “sogno” degli utenti Mac che desideravano un monitor 5K in grado di visualizzare macOS a risoluzione “pixel-perfetta” senza ridimensionamento.
Ma è il caso di evidenziare che un monitor LCD come lo Studio Display rende il meglio di se in una stanza illuminata come quella di uno studio professionale. L’anzianità del progetto emerge solo guardando un film in una stanza buia, ad esempio. Naturalmente, la tecnologia HDR non è destinata solo per un utilizzo consumer, infatti ci sono alcuni professionisti che hanno bisogno di un monitor HDR e che quindi non prenderanno in considerazione lo Studio Display di Apple.


15 commenti
Chiaro e preciso come sempre. Una domanda, se lo Studio Display usa lo stesso pannello LCD dell’iMac 27″ 5K, come mai ha 100 nit in più, 600 nit invece di 500 nit?
Perchè lo Studio Display ha un sistema di raffreddamento formato da due gigantesche ventole (silenziosissime) che non aveva l’iMac 27″, e così Apple ha potuto regolare i LED in modo diverso e ottenere 600 nit.
In un’altra recensione ho letto che Apple avrebbe potuto facilmente chiedere e ottenere la certificazione VESA HDR600, non è così?
Non è così perchè manca una specifica essenziale: l’oscuramento locale (“perchè Apple non ha implementato una tecnologia software per l’oscuramento locale.”)
👍
Bravo l’Uomo Ragno! Spiegazione tecnica impeccabile.
Qualcuno con un ego smisurato e che si crede molto saggio dovrebbe leggere questo articolo e imparare.
Chiedo… un consiglio su un buon monitor da utilizzare insieme ad un mac mini, senza spendere i quasi 2000 euro dello studio display?
Ce ne sono almeno due che vale la pena prendere in considerazione, Huawei Mateview click qui e il Samsung Smart Monitor M7 click qui
P.S. Nella sezione Monitor Mac di Spider-Mac trovi altri monitor
Io ho acquistato lo studio display ed i contenuti in HDR vengono riconosciuti e riprodotti. Se Apple avesse voluto avrebbe ottenuto la certificazione HDR 600 ma semplicemente non l’ha fatto perché il vero HDR è il 10 ovvero 1000 nit. Ma i contenuti in HDR sono riprodotti come tali.
È spiegato nell’articolo, manca l’implementazione software dell’oscuramento locale per poter vedere i contenuti in HDR, li vedi in SDR.
In realtà però i contenuti lo riconoscono come HDR. Si attiva la trasmissione in HDR.
L’HDR oltre a delle precise specifiche hardware richiede anche che la luce che passa dal display in corrispondenza dei neri venga bloccata, ci sono vari sistemi per farlo, ad esempio in alcuni display il LED viene spento e in questo modo si ottiene un nero profondo. Questa parte è gestita a livello software che, come spiegato nell’articolo, non è stata implementata da Apple, e infatti il pannello dello Studio Display rimane sempre acceso, come dimostra la foto allegata nell’articolo.
Lo Studio Display ha tutte le specifiche hardware richieste per HDR600, per questo quando vai su YouTube, ad esempio, è selezionabile la relativa opzione per la riproduzione in HDR, ma non avendo la tecnologia software che “spegne i LED”, vedrai in SDR. Se ci fai caso, nelle scene buie di un film il nero non è altro che un grigio (ovviamente questo “problema” sarà più evidente vedendo un film in una stanza poco illuminata).
Ok chiaro Stefano.
Grande articolo, certamente utile a professionisti e semi-professionisti alle prime armi che non abbiamo studiato la teoria e/o cui non siano state trasmesse buone nozioni di base. Grazie.
Riguardo ad appassionati come me… ormai traggo esperienza da quanto imparato moltissimi anni fa in ambito Audio Hi-Fi. Vale a dire che l’apparato audio debba piacere ed emozionare nell’ascolto (e quello video nella visione) e che poco contano le specifiche tecniche, la gamma in frequenza, distorsioni dichiarate allo 0,0000…, eccetera, specialmente coi marchi di alta qualità audiophile. (Idem in ambito video)
Questo riscontro lo vedo, in ambito video, anche fra monitor e/o TV e personalmente, facendo un paragone superficiale e sommario, giusto per capirci, nell’uso continuo (non nei demo dei Centri Commerciali…) non mi emozionano mai (!!!) i Samsung, accetto discretamente gli LG, ma con Sony (una volta di più e oggi meno) e soprattutto con Apple scatta sempre il quid che emoziona.
Infine, però, non si deve dimenticare che lo scopo finale è il godimento dei contenuti ed è su essi che occorra concentrarsi per lavorare o divertirsi, peraltro senza dover mai accusare stanchezza, nell’ascolto come nella visione.
Per esempio, nel mondo audio, ci si può disperdere nel ricercare la simulazione (e quando mai si può mettere un gruppo i un’orchestra in 20 metri quadri?…) o si può godere puntando alla “musicalità” dell’Impianto Hi-Fi che se valido appaga anche a basso livello sonoro e lasciato in Flat.