Apple conferma i problemi di produzione per gli iPhone 14 Pro causa COVID-19

Quando in Italia era in cuore della notte, Apple ha confermato che l’impianto di assemblaggio Foxconn a Zhengzhou, in Cina, dove viene assemblata la maggior parte degli iPhone 14 Pro, ha ridotto la sua produzione a seguito di un’epidemia locale di COVID-19.
Dalla fine di ottobre, Foxconn sta tentato di contrastare al meglio il focolaio di coronavirus per evitare di interrompere la produzione degli iPhone 14 Pro, aumentando anche quella di un’altra fabbrica nella città di Shenzhen.
“Le restrizioni relative al COVID-19 stanno avendo un impatto temporaneo sull’impianto di assemblaggio principale di iPhone 14 Pro e iPhone 14 Pro Max, situato a Zhengzhou, in Cina”, ha spiegato Apple in un raro comunicato stampa domenica. “Attualmente l’impianto funziona a capacità notevolmente ridotta.”.
Apple spiega “Continuiamo a registrare una forte domanda per i modelli iPhone 14 Pro e iPhone 14 Pro Max. Tuttavia, ci aspettiamo che le spedizioni di iPhone 14 Pro e iPhone 14 Pro Max siano inferiori a quanto previsto in precedenza e che i clienti dovranno attendere più a lungo per ricevere i nuovi prodotti.”
“Come abbiamo fatto durante la pandemia COVID-19, stiamo dando priorità alla salute e alla sicurezza dei lavoratori della nostra catena di approvvigionamento”, precisa Apple, aggiungendo che sta “Stiamo lavorando a stretto contatto con il nostro fornitore per tornare ai normali livelli di produzione, garantendo al contempo la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori.”
Generalmente, Apple o non interviene proprio quando si diffondono notizie del genere oppure lo fa affidandosi ad un portavoce, ma a memoria non aveva mai diramato un comunicato stampa che riguardasse un suo assemblatore o problemi di produzione.
Il comunicato stampa di domenica conferma che la situazione è abbastanza grave nello stabilimento Foxconn di Zhengzhou, del resto la settimana scorsa su alcuni social cinesi erano stati pubblicati video in cui si vedevano i dipendenti che forzavano gli ingressi della fabbrica per uscire e sottrarsi così al “closed loop”, in pratica in presenza di un focolaio di coronavirus in una fabbrica il personale vive e lavora nello stabilimento senza poter uscire.
Foxconn aveva tentato di evitare il lockdown a Zhengzhou chiudendo l’accesso alla mensa e obbligando i lavoratori a mangiare nei dormitori per ridurre al minimo la diffusione del virus, ma secondo alcune indiscrezioni non c’era abbastanza cibo e bevande, e neppure la promessa di quadruplicare lo stipendio ha impedito la fuga di massa degli operai
I cambiamenti includevano portare più forniture alla fabbrica, oltre ad aumentare considerevolmente il livello dei bonus giornalieri per incoraggiare le persone a rimanere.
Si ritiene che la mancanza di cibo e forniture sia stata causata dal fatto che Foxconn non ha avuto altra scelta che seguire le direttive del governo, costringendo la situazione a verificarsi.


2 commenti
Non avevano cominciato a diversificare producendo anche in India?
Si, ma lo stabilimento cinese è quello più grande, mentre quello indiano copre al momento solo la domanda locale.