Volge al termine il processo in cui Google è accusata di monopolio nel settore della tecnologia pubblicitaria online

Volge al termine la causa in svolgimento in Virginia (Stati Uniti) che vede contropposti Google e il Dipartimento di Giustizia americano (DOJ), che accusa il colosso di Mountain View di pratiche monopolistiche nel settore della tecnologia pubblicitaria online.
Dopo tre ore di dibattimento, il giudice distrettuale Leonie Brinkema ha fatto sapere che deciderà entro la fine del 2024 se Google ha violato le leggi antitrust americane. In tal caso, seguirà un secondo processo per stabilire i rimedi, come sta avvenendo in una causa parallela riguardante Google Search in corso a Washington, D.C.
Il DOJ sostiene che Google domina tre mercati distinti: server per annunci dei publisher, exchange pubblicitari e reti pubblicitarie per inserzionisti. Google, invece, afferma di operare in un unico mercato a due facce (inserzionisti e publisher), dove sono presenti altre aziende concorrenti come Meta e TikTok. La difesa di Google si basa su un precedente della Corte Suprema del 2018 (Ohio v. American Express), che richiede di dimostrare danni a entrambe le parti del mercato. Tuttavia, Brinkema sembra scettica riguardo all’applicazione di questo precedente al caso Google.
Il DOJ ha evidenziato pratiche che ritiene anticompetitive, come le “Regole per la determinazione del prezzo unificato” (UPR), che impediscono ai publisher di fissare prezzi più alti per gli annunci su piattaforme diverse da AdX. Secondo il DOJ, queste regole dimostrano il potere monopolistico di Google.
Google si appella al precedente “Verizon v. Trinko” del 2004, che protegge le aziende dal dover condividere risorse con i concorrenti. Il DOJ ribatte che il caso non riguarda i clienti di un’azienda, ma Brinkema non sembra pienamente convinta, sottolineando che AdX compete con altri exchange pubblicitari.
Il DOJ accusa Google di aver cancellato messaggi che potrebbero contenere prove incriminanti. Mountain View sostiene che si trattava perlopiù di conversazioni informali, ma ha ammesso che alcune riguardavano decisioni aziendali. Il DOJ chiede al giudice di considerare i messaggi eliminati da Google una prova della sua colpevolezza. Brinkema ha avvertito i legali di Big G che questa questione potrebbe pesare a loro sfavore.

