Dazi bocciati, ma Wall Street resta scettica: l’ombra di Trump pesa ancora su Apple

Nonostante il Tribunale commerciale americano abbia dichiarato illegali i dazi “reciproci” imposti da Donald Trump, i mercati finanziari hanno reagito con sorprendente indifferenza, segno di un clima di incertezza ancora dominante. Il pronunciamento giudiziario arriva in un momento di estrema volatilità per Wall Street, generata proprio dal pacchetto di dazi lanciato da Trump il 2 aprile 2025, giorno da lui ribattezzato “Liberation Day”. Tra le misure più discusse, anche un dazio punitivo del 25% che avrebbe preso di mira direttamente Tim Cook, reo – secondo Trump – di non aver partecipato a un suo evento.
Il titolo Apple, che nelle ore successive alla sentenza ha registrato un lieve rialzo salvo poi asndare in rosso, quindi non c’è stato il rimbalzo che ci si sarebbe potuti attendere. Al momento della pubblicazuone dell’articolo, le azioni viaggiano attorno ai 200,23 dollari, -0,09% appena. Un valore “modesto” se confrontato con il valore pre-tariffe di 225,19 dollari, ma comunque migliori rispetto ai minimi toccati il 9 aprile, quando AAPL era sceso fino a circa 169 dollari.
Il pronunciamento del tribunale avrebbe potuto avere un impatto maggiore, considerando che mette al bando in modo diretto tutte le tariffe “reciproche” globali, comprese quelle “di traffico” imposte specificamente contro Canada e Messico. L’amministrazione Trump ha però subito presentato appello, il che lascia incerta la durata della sospensione e i margini di manovra per le aziende. Apple, ad esempio, potrebbe approfittare del vuoto normativo per ripetere un’operazione di emergenza simile a quella messa in atto con gli iPhone 16, ma per il prossimo iPhone 17 sembra ormai troppo tardi.
Prima della sentenza e del nuovo dazio punitivo del 25%, Apple aveva previsto di dover affrontare un costo di 900 milioni di dollari in dazi solo nel trimestre fiscale che termina a giugno. Una cifra che riflette unicamente i costi diretti, senza considerare le spese accessorie per riorganizzare la logistica globale e le catene di fornitura.
La reazione contenuta dei mercati, quindi, riflette il perdurare dell’incertezza. Con parte dei dazi ancora in vigore, un appello pendente e scenari geopolitici in continuo mutamento, la Borsa non sembra ancora pronta a scommettere che il peggio sia passato.

