I dazi di Trump tornano temporaneamente in vigore fino al 9 giugno

La tregua sul fronte dei dazi imposti da Donald Trump è durata poco. Mercoledì, la Corte del commercio internazionale statunitense ha dichiarato illegali le cosiddette “tariffe del Giorno della Liberazione”, uno dei provvedimenti simbolo dell’amministrazione Trump all’inizio del nuovo mandato. Tuttavia, la decisione del giudice è stata subito congelata da una corte d’appello, che ha concesso una sospensione temporanea fino al 9 giugno, termine ultimo per la presentazione delle argomentazioni da parte di entrambe le parti in causa. Solo allora si deciderà se la sospensione dell’ingiunzione diventerà più duratura durante l’iter dell’appello.
Secondo la sentenza originale, sia i dazi del “Liberation Day” che quelli precedenti imposti contro Messico e Canada, denominati “trafficking tariffs”, sono contrari alla legge. La motivazione dei giudici è che l’Emergency Economic Powers Act (EEPA), utilizzato da Trump per giustificare le misure, non conferisce in realtà al Presidente il potere di regolare il commercio, una prerogativa esclusiva del Congresso stabilita dalla Costituzione.
La notizia dell’ingiunzione non ha scosso immediatamente i mercati giovedì mattina, proprio a causa del ricorso e della sospensione provvisoria. Ma l’incertezza resta palpabile, soprattutto per aziende come Apple, che si ritrovano schiacciate in mezzo a una battaglia commerciale dagli esiti imprevedibili. Il colosso di Cupertino ha già previsto un colpo da 900 milioni di dollari sul bilancio del trimestre che si chiude a giugno, nel caso in cui nulla cambi nel breve periodo. In più, si profila il rischio concreto di un rincaro globale dell’iPhone 17, che potrebbe subire aumenti di prezzo per compensare gli effetti delle tariffe.
A peggiorare il quadro, ci sono altre due potenziali misure punitive allo studio dell’amministrazione Trump: un dazio su tutti i prodotti contenenti semiconduttori e un’altra su tutti gli smartphone assemblati fuori dagli Stati Uniti.
Per Apple si preannuncia un’estate ad alta tensione, tra rischi per la catena di approvvigionamento globale e pressioni sui margini. Tuttavia, la WWDC, la conferenza mondiale degli sviluppatori in programma a giugno, dovrebbe rimanere fuori dalla linea del fuoco, a meno che Trump non trovi un modo per tassare anche gli aggiornamenti software.

