In Italia parte la sperimentazione dell’app per il controllo dell’età online

La Commissione Europea ha annunciato che l’Italia insieme alla Francia, Spagna, Danimarca e Grecia testeranno un nuovo modello di app per la verifica dell’età con l’obiettivo di proteggere i minori dai pericoli del mondo digitale. Il prototipo, destinato a diventare un tassello fondamentale nella tutela dei più giovani, si basa sulle stesse specifiche tecniche del futuro Portafoglio Europeo d’Identità Digitale, previsto per il lancio nel 2026. Ogni Paese coinvolto potrà personalizzare la soluzione secondo le proprie necessità, integrandola all’interno di un’app nazionale esistente oppure sviluppandola come servizio indipendente.
La mossa arriva in un contesto internazionale sempre più preoccupato per gli effetti nocivi dei social media sulla salute mentale dei bambini. A rafforzare il quadro normativo, la Commissione ha anche pubblicato nuove linee guida destinate alle piattaforme online, delineando obblighi più stringenti per proteggere i minori in base al Digital Services Act, la legislazione europea entrata in vigore lo scorso anno. Il DSA impone a giganti del web come Google (Alphabet), Meta (proprietaria di Facebook e Instagram), TikTok (ByteDance) e altri operatori digitali di intensificare le misure contro i contenuti illegali e dannosi.
Al momento, piattaforme come X (ex Twitter), TikTok, Facebook, Instagram e alcuni siti per adulti sono sotto indagine da parte delle autorità europee per verificare la loro effettiva conformità al regolamento. Le nuove direttive invitano le piattaforme a contrastare pratiche digitali pericolose come i meccanismi di design – noti anche come design persuasivo o dark patterns – strategie di progettazione delle interfacce digitali pensate per catturare l’attenzione dell’utente, mantenerlo connesso il più a lungo possibile e spingerlo a interagire continuamente con la piattaforma.
Henna Virkkunen, responsabile UE per il digitale, ha lanciato un messaggio chiaro dichiarando che le piattaforme “non hanno più scuse per continuare a mettere a rischio i bambini”. Nel frattempo, anche a livello globale il tema si fa sempre più urgente: decine di Stati americani hanno intentato causa contro Meta, mentre l’Australia ha già vietato l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. L’Europa, con questa sperimentazione, si propone ora come avanguardia nella protezione dell’infanzia digitale.


2 commenti
di male in peggio
Ma è per proteggerci… certo, certo!