Il ritorno del Commodore 64: nostalgia hi-tech tra mito e polemica

Un nuovo Commodore 64 è stato messo in vendita da un’azienda che ha riportato in vita il celebre marchio: non si tratta di un semplice emulatore software, ma di una vera e propria riedizione hardware del celebre computer del 1982, ricostruita con elettronica programmabile moderna ma con un design fedele all’originale. L’annuncio ha riacceso immediatamente l’interesse degli appassionati di retrocomputing, ma ha anche fatto emergere antiche rivalità e punti di vista molto contrastanti.
John Gruber, celebre commentatore tecnologico, ha definito il progetto “divertente e affascinante”, augurandogli un grande successo, ma ha confessato di non provare alcuna nostalgia per il C-64 (La storia del Commodor 64), che a suo tempo gli sembrava “cheap” e privo di eleganza, paragonandolo ironicamente a un computer sovietico. Anche un altro autore, che discuteva con Gruber via iMessage, ha ammesso di non aver mai sviluppato un legame affettivo con quel modello, preferendogli il più sofisticato Apple II, e ricordando con un misto di affetto e frustrazione i limiti della tastiera del Commodore e la bizzarria di dover premere Shift-2 per ottenere le virgolette.

Ma non tutti sono d’accordo. Drew Saur, in un articolo molto apprezzato da Gruber nonostante le divergenze, ha descritto il Commodore 64 come una macchina adorabile, meno “corporate” rispetto agli Apple e agli IBM dell’epoca, e profondamente amata da una generazione di giovani programmatori. Per Saur, chi preferiva il VIC-20 all’Apple II era un vero anticonformista, e i fan del C-64 incarnavano lo spirito “Think Different” prima ancora che Apple adottasse lo slogan.
La polemica non si è fatta attendere: secondo Gruber, definire l’Apple II “corporate” è una distorsione storica. A suo parere, il computer di Cupertino era il simbolo della controcultura tecnologica degli anni ’70, concepito da hippie per altri hippie, mentre il Commodore era l’opera di un imprenditore in giacca e cravatta.
Al di là delle memorie personali e dei dibattiti storici, resta il fascino intramontabile di questi oggetti: oggi ogni modello, dal PET al VIC-20, dal C-64 all’Apple II, può girare su un semplice browser, rendendo accessibile un pezzo importante della storia dell’informatica a chiunque, ovunque. La nostalgia, anche quando divide, sa ancora unire.



1 commenti
Sono cresciuto col Commodore 64… usato per tantissimi anni e quando l’ho riposto nella sua scatola per l’ultima volta (ma ce l’ho ancora e funzionante) mi è venuto il magone: era un capitolo importante della mia vita che si chiudeva.
Sicuramente i Commodore sono stati tra i primi computer a entrare davvero nelle case, e hanno avuto una diffusione capillare, mentre IBM e anche Apple, all’epoca, li trovavi solo negli uffici.
Mi fa piacere che qualcuno tenga in vita questo marchio storico, anche se non so che utilizzo pratico possa avere questo oggetto se non l’essere un vezzo per nostalgici.