Moof! I colori vivaci che spaventavano Apple

La prima e la seconda generazione di iPod mini
Apple è spesso ricordata per aver trasformato il bianco nel simbolo del design minimalista, ma la sua storia è profondamente attraversata dal colore, dalle tonalità vivaci del logo usato tra il 1977 e il 1998 ai dettagli arancioni del joystick degli anni Ottanta, fino all’iMac Bondi Blue del 1998 che inaugura un nuovo corso cromatico subito ampliato in cinque varianti brillanti.
Lo stesso percorso si riflette nell’iPod, che abbandona il bianco totale già nel 2003 con campagne iPod+iTunes ricche di colori saturi e, pochi mesi dopo, con l’iPod mini del gennaio 2004.
Pur riprendendo sulle confezioni le cromie vivaci delle pubblicità, le tonalità reali dei dispositivi risultano più tenui, forse per limiti tecnici dell’anodizzazione dell’alluminio o per una cautela di marketing verso utenti non ancora abituati a palette troppo accese.
Le due generazioni di iPod mini propongono sfumature simili di verde, blu e rosa, oltre a un delicatissimo dorato eliminato dopo la prima serie, e mostrano anche fenomeni di scolorimento che rendono oggi difficile distinguerle. L’unico segno inequivocabile è la ghiera cliccabile della seconda generazione, che per i pulsanti adotta esattamente la stessa tinta della scocca, marcando così la sua evoluzione estetica.
Moof! è una rubrica di Spider-Mac in cui trovate brevi pensieri, URL cui andare per documentarvi meglio, un software da scaricare, insomma tante piccole cose che hanno sempre a che fare con il mondo Apple, ma raccontate in un articolo “leggero” che può essere uno spunto di riflessione o di polemica, una provocazione.

