Accadde oggi: Steve Jobs viene travolto dallo scandalo delle stock option retrodatate

28 dicembre 2006 Le festività natalizie di Steve Jobs vengono turbate dallo scandalo delle stock option.
Le stock option, opzioni per l’acquisto di azioni, sono una componente importante nelle remunerazioni dei manager di alto livello americani, spesso più consistente dello stipendio. Ad esempio, Jobs percepiva $1 di stipendio all’anno, ma milioni di dollari in azioni della società. Le stock option hanno dei vincoli per cui si possono “esercitare” (comprando azioni a un prezzo predefinito, se vantaggioso) solo dopo una certa data.
Per essere legale, la retrodatazione deve essere chiaramente comunicata agli azionisti della società, opportunamente inserita nel bilancio, deve essere anche effettuato il calcolo delle relative imposte, e bisogna effettuare una comunicazione alla SEC (la nostra Consob) entro precise date.
Il 29 agosto 2001, il Consiglio di Amministrazione approvò di dare a Steve Jobs 7,5 milioni di azioni AAPL, il cui valore era di $17,83. Tuttavia, poiché Jobs continuava a discutere su quando avrebbe potuto vendere le stock option, Apple superò l’ultima data utile per le comunicazioni alla SEC.
Solo a dicembre dello stesso anno, Apple e Jobs raggiunsero un accordo su quando esercitare le stock option, ma nel frattempo le azioni Apple erano salite di valore fino ai $21,01. Le stock option furono così retrodatate al 19 ottobre, quando il prezzo di AAPL era di $18,30, permettendo così a Jobs un guadagno netto di $20 milioni. Successivamente la SEC accerterà che la riunione del 19 ottobre non aveva avuto mai luogo, e quella data fu scelta solo perché il prezzo delle azioni era il più vicino a quello di $17,83 della riunione del 29 agosto.
La questione delle stock option retrodatate illegalmente era scoppiato qualche anno prima e aveva coinvolto aziende del calibro di Broadcom, Novell, McAfee e CNET, e alcuni importanti CEO erano stati costretti a dimettersi o furono licenziati. Quando alla fine del 2006 lo scandalo travolse anche Apple, il timore fu che pure Steve Jobs si sarebbe dovuto dimettere.
Apple decise di avviare una indagine interna la cui credibilità doveva essere garantita dalla personalità del capo della commissione: Al Gore, Vice Presidente degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Clinton, nonché membro del Consiglio di Amministrazione di Cupertino e amico personale di Jobs.
Dopo qualche mese d’indagini, i commissari conclusero che Apple aveva violato la Legge, ma indicarono come responsabili due dirigenti della parte finanziaria che nel frattempo avevano lasciato la società. Jobs era stato assolto, ma non con “formula piena”: non aveva commesso reati e non ha aveva tratto un vantaggio personale dai compensi illegalmente “gonfiati” con artifici contabili. Però sapeva quello che stava avvenendo a vantaggio di altri dirigenti e lo ha avallato perché, secondo la difesa di Apple, non si sarebbe reso conto delle implicazioni contabili e fiscali della cosa.
Alla fine, ad aprile del 2007, la SEC annunciò che non avrebbe intentato una causa contro Apple, in parte perché l’azienda aveva istituito un’indagine interna. Tuttavia, l’ex CFO di Apple, Fred Anderson, e il consigliere generale Nancy Heinen, furono denunciati per una serie d’irregolarità. Anderson si dimise, invece Heinen pagò una sanzione di $ 2,2 milioni, ma senza ammettere alcuna responsabilità nella vicenda.
Apple pagò una multa di $14 milioni e il titolo AAPL perse il 9% in seguito allo scandalo.

