Quando il Macintosh portava lo zaino

Prima che Apple introducesse il Macintosh Portable e la linea PowerBook, trasportare un Mac significava portarsi dietro accessori ingombranti e soluzioni di storage poco pratiche. In questo contesto si inseriva il Jasmine BackPac, un’idea tanto semplice quanto originale: uno zaino… per il Macintosh stesso. Il nome era un gioco di parole tra “BackPack” e “Mac”, e la pubblicità lo presentava come il modo perfetto per “lasciare dietro i problemi di archiviazione”.
Il BackPac non era un semplice contenitore, ma un vero e proprio disco rigido SCSI da 20 a 100 MB, progettato per integrarsi direttamente con il Macintosh. A differenza degli hard disk esterni tradizionali, che si posizionavano sotto la macchina, Jasmine Technologies aveva pensato di fissarlo sul retro del computer. L’installazione era rapida e intuitiva: bastava scollegare il Mac, rimuovere due viti e la pila di backup, e fissare il disco usando una moneta. Il port SCSI e l’alimentazione erano perfettamente posizionati, permettendo di accendere contemporaneamente Mac e disco con un solo gesto.

Jasmine Technologies aveva previsto persino piccoli alloggiamenti per le viti rimosse. Tuttavia, il design grafico del BackPac non brillava per originalità: il disegno “alla Picasso” riprendeva quello già utilizzato per il primo Macintosh. Con il passaggio dal Macintosh Plus al SE, che modificava porta SCSI, interruttore e pila di backup, Jasmine aveva saputo aggiornare il suo “zaino”, confermando un’attenzione al dettaglio che oggi conquista collezionisti e appassionati di retrotech.
Moof! è una rubrica di Spider-Mac in cui trovate brevi pensieri, URL cui andare per documentarvi meglio, un software da scaricare, insomma tante piccole cose che hanno sempre a che fare con il mondo Apple, ma raccontate in un articolo “leggero” che può essere uno spunto di riflessione o di polemica, una provocazione.

