Dal caos dell’AI alla rinascita di Siri: cosa c’è davvero dietro l’accordo Apple-Google

Tim Cook, John Giannandrea e Craig Federighi discutono di Apple Intelligence nel 2024.
Apple sta vivendo una delle fasi di trasformazione più profonde della sua storia recente, con un deciso cambio di strategia sull’intelligenza artificiale che passa da una difesa a oltranza dei modelli interni a un accordo strutturale con Google. Tutto nasce dall’estate del 2025, quando il debutto poco convincente di Apple Intelligence e i ritardi accumulati dalla nuova Siri hanno messo in discussione la capacità di Cupertino di competere con OpenAI, Google e Microsoft nel campo dei modelli generativi. All’interno di Cupertino si è aperta una frattura evidente: da un lato la volontà di preservare l’indipendenza tecnologica, dall’altro la consapevolezza di essere in ritardo rispetto alla più grande rivoluzione informatica dai tempi di internet.
Le tensioni sono esplose pubblicamente dopo indiscrezioni che parlavano di un possibile accantonamento dei modelli AI proprietari a favore di soluzioni di terze parti. Nonostante le smentite ufficiali e un clima di emergenza interna, il gruppo responsabile dei foundation models ha iniziato a perdere pezzi, incluso il suo leader Ruoming Pang. Le trattative avviate con Anthropic e OpenAI si sono arenate per motivi diversi, tra costi considerati eccessivi e conflitti strategici sempre più evidenti. A quel punto Apple ha rivalutato Google, scoprendo che in pochi mesi i modelli Gemini avevano compiuto un salto qualitativo significativo e che le condizioni economiche erano molto più compatibili con le aspettative di Cupertino. Un ulteriore fattore decisivo è arrivato da un tribunale statunitense, che ha stabilito la validità dell’accordo miliardario tra Apple e Google sul motore di ricerca di defaul di Safari, rendendo meno rischioso estendere la collaborazione anche all’AI.

Il chatbot Gemini su uno smartphone Samsung.
L’accordo, finalizzato tra l’autunno e la fine del 2025, prevede che Gemini diventi il cuore della nuova Siri e di parte delle funzionalità di Apple Intelligence. In una prima fase, già con iOS 26.4, i modelli gireranno sui server Private Cloud Compute di Apple e saranno presentati internamente come Apple Foundation Models versione 10, un sistema da circa 1.200 miliardi di parametri che consentirà finalmente a Siri di interagire con dati personali e contenuti sullo schermo. Ma questa è solo la transizione. Il vero salto arriverà con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27, quando debutterà una Siri completamente ripensata, nome in codice Campos, progettata fin dall’inizio per l’era dei chatbot. Sarà conversazionale, consapevole del contesto e capace di dialoghi complessi e continuativi, allineandosi alle aspettative create da ChatGPT, Gemini e Copilot. In questo caso Apple utilizzerà una versione ancora più avanzata, Apple Foundation Models 11, potenzialmente eseguita direttamente sull’infrastruttura cloud di Google e sui suoi potenti TPU, per garantire prestazioni e affidabilità superiori.

Il nuovo browser web AI di Perplexity.
Questo reset strategico porta la firma di Craig Federighi, che di fatto ha assunto il controllo della direzione AI di Apple dopo che Tim Cook ha progressivamente perso fiducia in John Giannandrea. Quest’ultimo è stato messo ai margini per mesi e poi accompagnato all’uscita a dicembre, segnando la fine di un’era. Di conseguenza, molti progetti nati sotto la sua gestione sono stati ridimensionati o congelati, dal Safari “AI-first” pensato per competere con Perplexity e OpenAI, fino al progetto World Knowledge Answers. Apple sta ora puntando su un’integrazione profonda di Siri nelle app chiave, abbandonando l’idea di una costellazione di chatbot separati. Nel frattempo, il talento continua a defluire dai team AI interni, mentre l’azienda sembra sempre più orientata a trattare i grandi modelli cloud come una commodity (bene standardizzato), concentrandosi su interfacce, integrazione e controllo dell’esperienza utente.
Parallelamente, Apple si prepara a un 2026 esplosivo sul fronte hardware. La roadmap Mac prevede un numero insolitamente elevato di lanci, con nuovi MacBook Pro e Air, un Mac mini e un Mac Studio aggiornati, un MacBook a basso costo con chip di classe iPhone, un MacBook Pro ridisegnato con schermo OLED e supporto touch e persino un nuovo Studio Display dopo anni di attesa. Le prime novità arriveranno già nella prima metà dell’anno, mentre il redesign più radicale del MacBook Pro è atteso verso la fine del 2026. Sullo sfondo si intravede anche l’ipotesi di un arrivo anticipato del chip M6, a conferma di un ritmo di sviluppo sempre più serrato.
In questo contesto di profonda riorganizzazione, emerge con forza la figura di John Ternus. Il responsabile dell’hardware è stato recentemente messo a capo anche dei team di design industriale e di interfaccia, un ruolo storicamente riservato a pochissimi dirigenti di massimo livello. È una mossa che rafforza in modo netto la sua posizione come principale candidato alla successione di Tim Cook, anche se non esiste ancora un passaggio di consegne imminente. Il messaggio interno, però, è chiaro: Apple sta preparando il futuro, ridefinendo il proprio approccio all’intelligenza artificiale, rilanciando il Mac e consolidando una nuova leadership, con l’obiettivo di tornare protagonista nella prossima grande fase dell’evoluzione tecnologica.

