50 anni di Apple: dal 2012 al 2026

Lo speciale di SPIDER-MAC dedicato ai 50 anni di Apple si conclude con la terza tappa di questo viaggio nella storia di Cupertino. Dopo aver raccontato gli anni pionieristici dal 1976 al 1996 e il periodo della grande rinascita, quello che va dal 1997 al 2011, siamo arrivati negli anni nell’era del dopo Steve Jobs e alla trasformazione dell’azienda sotto la guida di Tim Cook.
La scomparsa di Steve Jobs il 5 ottobre 2011, all’età di soli 56 anni, ha segnato uno spartiacque nella storia di Apple, aprendo una nuova fase sotto la guida dell’attuale CEO Tim Cook. Da allora Cupertino non solo ha mantenuto la propria solidità, ma ha continuato a crescere fino a raggiungere risultati finanziari senza precedenti. Quando Cook assunse la guida, Apple valeva circa 350 miliardi di dollari; nel 2018 è diventata la prima società quotata a superare la soglia dei mille miliardi di capitalizzazione, arrivando oggi a far parte del ristretto gruppo di aziende che hanno oltrepassato i 4.000 miliardi di dollari.

Se da un lato la gestione Cook è spesso descritta come prudente e orientata alla stabilità, dall’altro molti osservatori ritengono che il ritmo delle innovazioni radicali non sia stato lo stesso dell’era Jobs. Tuttavia, il nuovo corso ha garantito continuità e ha portato anche successi significativi. Tra questi spicca l’Apple Watch, il cui sviluppo è iniziato nel 2012 su impulso dell’allora responsabile del design Jony Ive. Appassionato di orologeria, Ive immaginava il dispositivo come un accessorio di moda, con una forte enfasi sul design, un’impostazione approvata da Cook. Nel tempo, però, lo smartwatch si è evoluto soprattutto come estensione tecnologica dell’iPhone, diventando uno dei pilastri dell’ecosistema Apple.

Quattro anni dopo il lancio dell’Apple Watch, Ive ha annunciato la sua uscita dall’azienda. L’ultimo prodotto a lui attribuito è generalmente considerato il Mac Pro del 2019, soprannominato “cheese grater” per il suo particolare design. Secondo diverse indiscrezioni, la decisione sarebbe stata motivata anche dalla percezione di un’azienda sempre più orientata alle operazioni e meno al design, anche se ciò non significa che l’innovazione si sia fermata.
Prodotti come gli AirPods, presentati nel 2016, e l’altoparlante intelligente HomePod dimostrano come Apple abbia continuato a investire in nuove categorie e nel rafforzamento del proprio ecosistema. Entrambi i dispositivi hanno ricevuto aggiornamenti costanti e nuove versioni, consolidando la presenza di Apple anche nel settore audio, una strategia rafforzata dall’acquisizione nel 2014 di Beats Electronics per circa 3 miliardi di dollari.

Le acquisizioni sono diventate una parte ancora più centrale della strategia sotto la guida Cook. Lo stesso CEO ha dichiarato in passato che Apple arrivava ad acquistare una società ogni due o tre settimane, con l’obiettivo di integrare nuovi talenti e tecnologie. L’acquisto del servizio di abbonamenti digitali Texture, ad esempio, ha contribuito allo sviluppo di funzionalità simili all’interno di Apple News (disponibile solo per i mercati di lingua inglese), mentre l’acquisizione della società di sensori 3D PrimeSense ha posto le basi per lo sviluppo del sistema di riconoscimento facciale Face ID. Anche l’app Comandi Rapidi nasce da un progetto accademico chiamato Workflow sviluppato presso la University of Michigan.
Le acquisizioni non erano certo una novità nemmeno ai tempi di Jobs. Già nel 2008 Apple aveva comprato PA Semi, una mossa che ha consentito di iniziare a sviluppare processori proprietari della serie A. Con Cook, questa strategia si è ulteriormente rafforzata fino a portare alla transizione verso gli Apple silicon e ai chip della serie Apple M series, oggi considerati tra i più avanzati del settore per prestazioni ed efficienza energetica.
Apple continua inoltre a esplorare nuovi segmenti di mercato. Il visore per la realtà mista Apple Vision Pro (non ancora commercializzato in Italia) rappresenta un esempio di innovazione ambiziosa ma dal prezzo molto elevato, fattore che ne ha limitato la diffusione commerciale. Nonostante ciò, il dispositivo viene visto come un primo passo verso futuri prodotti come occhiali smart, un settore su cui Cook sembrerebbe puntare con decisione.

Allo stesso modo, Cupertino continua a sperimentare anche nel suo prodotto simbolo. L’ultrasottile iPhone Air, pur non avendo raggiunto i volumi di vendita degli altri modelli, sarebbe utilizzato come banco di prova tecnologico per un futuro iPhone pieghevole. Tra le aree di sviluppo si parla inoltre di progetti legati alla robotica domestica, nuovi hub per la casa intelligente e aggiornamenti continui dei dispositivi esistenti.
Nel corso degli anni Apple ha anche evoluto il proprio modello di business, affiancando sempre più ai dispositivi fisici i servizi digitali come App Store, iCloud e Apple TV+, diventati oggi una fonte di ricavi fondamentale. Una trasformazione considerata fisiologica per un’azienda che, nel corso della sua storia, è riuscita non solo a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica, ma spesso ad anticiparla.
A più di dieci anni dalla morte del suo fondatore più iconico, Apple appare dunque un’azienda diversa, più strutturata e meno legata al carisma di un singolo leader, ma ancora capace di innovare e di mantenere un ruolo centrale nel panorama tecnologico globale. E tutto lascia pensare che questa traiettoria possa continuare ancora a lungo.
Puntare con decisione sul software
Sotto la guida di Tim Cook, Apple ha raggiunto traguardi importanti anche nel software. Nel 2013, con il rilascio di OS X 10.9 Mavericks, macOS è diventato un aggiornamento gratuito. Nello stesso periodo anche le applicazioni della suite di produttività Pages, Numbers e Keynote sono state rese disponibili senza costi.
Lo sviluppo software è stato inoltre profondamente trasformato dal lancio del linguaggio di programmazione Swift nel 2014. Nel frattempo, Xcode, la suite di strumenti per sviluppatori introdotta nel 2003, ha continuato a ricevere aggiornamenti costanti ed è diventata disponibile anche attraverso il Mac App Store a partire dal 2014.
Nonostante questi progressi, il predominio dell’App Store di Apple è stato messo in discussione. Epic Games ha accusato la piattaforma di rappresentare un monopolio e di applicare commissioni troppo elevate. Anche l’Unione Europea è intervenuta, obbligando Apple ad aprire i propri dispositivi a marketplace alternativi.
Le difficoltà di Apple nell’intelligenza artificiale
Apple è considerata da molti osservatori in ritardo rispetto ai principali concorrenti nella corsa all’intelligenza artificiale. A pesare su questo ritardo sarebbero in parte le rigide politiche sulla privacy dell’azienda e la scelta di elaborare il maggior numero possibile di dati AI direttamente sui dispositivi degli utenti, invece che nel cloud.
Nonostante ciò, sono già previsti importanti aggiornamenti. Apple avrebbe inoltre siglato un accordo con Google per l’integrazione del modello Gemini e ha acquisito la società Q.ai, una mossa che potrebbe aprire la strada a nuove funzionalità come l’inserimento vocale silenzioso.

