Artemis II: le foto della NASA scattate con iPhone 17 Pro Max

Scattato con iPhone 17 Pro Max (Koch)
Tra l’attrezzatura certificata per affrontare il vuoto dello spazio ora c’è anche uno smartphone. Non come esperimento, ma come oggetto personale con cui documentare la missione da una prospettiva più quotidiana. NASA ha infatti diffuso tre fotografie realizzate dagli astronauti di Artemis II utilizzando un iPhone 17 Pro Max, uno per ciascun membro dell’equipaggio.
Già a febbraio l’agenzia spaziale americana aveva confermato che il telefono Apple aveva superato le procedure di qualificazione per l’uso prolungato in orbita. Questo ha permesso ai quattro astronauti a bordo della capsula Orion di portarlo con sé per scattare foto e registrare video personali durante il viaggio.
Le immagini pubblicate mostrano il comandante Reid Wiseman e la mission specialist Christina Koch mentre osservano la Terra da uno dei finestrini principali della cabina. Secondo i dati EXIF pubblicati su Flickr dalla stessa NASA, gli scatti sono stati realizzati il 2 aprile, durante il secondo giorno della missione, utilizzando la fotocamera frontale del dispositivo.

Scattato con iPhone 17 Pro Max (Wiseman)
Un dettaglio curioso, perché tutte le altre fotografie ufficiali diffuse finora erano state catturate con attrezzatura ben più tradizionale per le missioni spaziali: reflex professionali come Nikon D5, mirrorless Nikon Z9 e action cam GoPro HERO4 Black. L’iPhone, almeno per ora, resta quindi uno strumento parallelo, più spontaneo che operativo.
Artemis II segna il ritorno degli esseri umani nelle vicinanze della Luna per la prima volta dal 1972. Il programma prevede che l’equipaggio raggiunga il lato nascosto del nostro satellite, stabilendo il nuovo record di distanza dalla Terra mai raggiunta da astronauti. La capsula Orion però non è progettata per l’allunaggio: la missione è un test in volo con equipaggio in vista delle future operazioni.
Il rientro sulla Terra è previsto per il 10 aprile. Nel frattempo, oltre ai dati tecnici e agli obiettivi scientifici, restano anche queste piccole testimonianze visive. Scatti che ricordano come, anche a centinaia di migliaia di chilometri da casa, venga naturale tirare fuori il telefono e fare una foto.

