Apple accusata di aver usato video YouTube per addestrare l’IA: parte una class action

Apple è finita al centro di una nuova causa legale negli Stati Uniti che riguarda l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Secondo una class action proposta da alcune società di produzione video, Cupertino avrebbe utilizzato milioni di filmati provenienti da YouTube per sviluppare tecnologie di generazione video automatica, aggirando le protezioni della piattaforma contro il download non autorizzato dei contenuti.
La vicenda è emersa dopo la pubblicazione, alla fine del 2024, di uno studio firmato da ricercatori Apple dedicato a un sistema di generazione video basato su testo e immagini. Nel documento viene citato un grande archivio di dati denominato Panda-70M, utilizzato per l’addestramento del modello sperimentale. Secondo quanto riportato nella denuncia, questo archivio funzionerebbe come un indice contenente collegamenti a specifici video YouTube, identificati tramite indirizzo web, codice del filmato e indicazioni temporali precise. I video verrebbero inoltre suddivisi in numerose clip, ciascuna trattata come un singolo esempio per l’addestramento del sistema.
I ricorrenti sostengono che, anche se il database conterrebbe solo riferimenti ai video e non i file completi, Apple avrebbe comunque scaricato i contenuti aggirando i sistemi di protezione della piattaforma. La procedura, secondo l’accusa, richiederebbe un accesso separato per ogni singolo spezzone estratto, configurando così una serie di violazioni distinte. Le società coinvolte nella causa affermano che i propri video comparirebbero oltre 500 volte all’interno del database e chiedono di estendere l’azione legale a tutti i soggetti che si troverebbero nella stessa situazione.
Nella richiesta presentata al tribunale, gli attori chiedono il riconoscimento formale della causa collettiva, una dichiarazione che accerti l’aggiramento volontario delle misure di tutela del diritto d’autore e un risarcimento dei danni nella misura massima prevista dalla legge statunitense per ogni eventuale violazione accertata. Vengono inoltre richieste misure cautelari per impedire l’uso futuro dei contenuti contestati, il rimborso delle spese legali e ulteriori provvedimenti che il tribunale riterrà opportuni per impedire eventuali nuove violazioni.
La causa non riguarda soltanto Apple. Denunce analoghe sono state presentate anche contro Amazon e OpenAI, accusate a loro volta di aver utilizzato lo stesso archivio Panda-70M per addestrare i rispettivi modelli di intelligenza artificiale. La vicenda si inserisce in un contesto sempre più delicato per l’intero settore tecnologico, dove l’uso di grandi quantità di dati reperiti online per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta sollevando interrogativi legali sempre più complessi, soprattutto per quanto riguarda il rispetto del diritto d’autore e i limiti dell’utilizzo dei contenuti pubblicati sulle piattaforme digitali.


1 commenti
Quando credi che Apple sia un bancomat… 😡