L’ultimo palco di Steve Jobs: come la WWDC 2011 ha ridisegnato il futuro di Apple

Il panorama degli eventi tecnologici è costellato di appuntamenti annuali che tendono a sfumare nella memoria collettiva, ma la WWDC 2011 è rimasta impressa nella storia per motivi profondamente diversi da tutti gli altri. Il 6 giugno di quell’anno, il pubblico presente sapeva che le condizioni di salute di Steve Jobs erano precarie. Apple aveva smesso di nascondere la realtà e i lunghi periodi di aspettativa medica del suo CEO facevano presagire un cambio della guardia, culminato poi con la successione di Tim Cook. Quando Jobs salì sul palco, accolto da una commovente standing ovation, l’atmosfera era carica di emozione. Con la sua solita determinazione, ringraziò la platea e passò subito ai fatti, ricordando che se l’hardware rappresenta il corpo dei prodotti Apple, il software ne è l’anima.
La scommessa

Quella presentazione non passò alla storia per il lancio di Mac OS X Lion o per i dettagli di iOS 5, ma per l’introduzione di una tecnologia che oggi consideriamo scontata, ma che allora rappresentava una scommessa enorme: iCloud. Oggi interagiamo con il cloud solo quando esauriamo lo spazio di archiviazione o quando un file viene sincronizzato automaticamente per risparmiare memoria sul Mac. Nel 2011, tuttavia, Jobs dovette faticare non poco per convincere gli utenti della bontà del progetto, soprattutto a causa del precedente e clamoroso fallimento di MobileMe.
Il riscatto
Il debutto di MobileMe nel 2008 era stato un disastro tecnico che aveva urtato l’orgoglio del fondatore di Apple. Le cronache dell’epoca raccontano di una riunione interna memorabile, in cui Jobs chiese al team di sviluppo quale fosse lo scopo del servizio. Alla risposta che descriveva una perfetta sincronizzazione tra dispositivi, la replica fu fulminea e colorita, accusando il gruppo di aver macchiato la reputazione dell’azienda. Consapevole di quel passo falso, sul palco della WWDC 2011 Jobs affrontò lo scetticismo del pubblico ammettendo gli errori passati e promettendo una soluzione nativa, invisibile e immediata, riassunta nel celebre motto secondo cui tutto avrebbe ripreso a funzionare magicamente e senza sforzo.
La svolta

Prima di iCloud, l’idea di dover collegare fisicamente un iPod o un iPhone al computer tramite cavo per sincronizzare musica e contatti era la norma. Jobs, che aveva già sperimentato i vantaggi di una rete fluida e interconnessa ai tempi della sua esperienza in NeXT, voleva eliminare ogni barriera per l’utente comune. Durante il keynote, supportato dalle dimostrazioni pratiche dei suoi storici collaboratori come Phil Schiller ed Eddy Cue, mostrò come email, foto e documenti potessero viaggiare istantaneamente da un dispositivo all’altro senza l’intervento umano.
L’eredità
In quel lungo discorso, Jobs gestì solo un quarto delle due ore totali dell’evento, lasciando il resto del palco ai suoi manager. Nonostante la visibile stanchezza fisica, la sua capacità di affascinare e convincere il pubblico rimase intatta. Quella fu la sua ultima apparizione a un keynote ufficiale, anche se il giorno successivo fece un’ultima uscita pubblica davanti al consiglio comunale di Cupertino per presentare il progetto del futuro Apple Park. iCloud è stato l’ultimo grande pilastro dell’ecosistema Apple plasmato dalla sua visione, un’infrastruttura invisibile che ancora oggi unisce miliardi di dispositivi nel mondo.


1 commenti
Ricordiamo che dal 2011 continuiamo ad avere 5gb base… 15 anni!