Craig Federighi spiega perché Siri ora ha un’app dedicata in iOS 27

Tra le novità presentate al WWDC di quest’anno c’è anche la nuova app Siri, pensata per offrire agli utenti un luogo centralizzato in cui gestire e riprendere le conversazioni avute con l’assistente AI. La scelta ha sorpreso molti osservatori, considerando che Apple aveva precedentemente escluso l’idea di un chatbot separato dal sistema.
Dopo il WWDC 2025, Craig Federighi e Greg Joswiak avevano infatti descritto l’approccio di Apple come un’integrazione profonda di Siri nelle attività quotidiane dell’utente, evitando quello che avevano definito “a bolt-on chatbot on the side”. Durante un incontro con la stampa ad Apple Park, Federighi ha spiegato che la nuova direzione nasce da un’esigenza pratica: consentire agli utenti di ritrovare facilmente conversazioni precedenti e continuarle nel tempo.
Secondo il dirigente, Siri non deve essere vista come un chatbot indipendente, ma come uno strumento conversazionale perfettamente integrato nell’esperienza d’uso di iPhone. L’assistente è progettato per comprendere ciò che appare sullo schermo, interagire con documenti e applicazioni e fornire aiuto contestuale senza costringere l’utente a passare a un ambiente separato.
Federighi ha spiegato che Apple ha valutato diverse soluzioni per permettere il recupero delle chat passate. Alla fine, l’azienda ha concluso che un’app presente nella schermata Home rappresenta il metodo più naturale e immediato per accedere a questo tipo di contenuti. In quest’ottica, l’app Siri non viene considerata un prodotto autonomo, ma un’estensione delle funzionalità già integrate nel sistema operativo.
La beta per sviluppatori di iOS 27 è già disponibile, mentre l’accesso alle nuove funzioni di Siri richiede l’iscrizione a una lista d’attesa tramite le impostazioni del dispositivo. La beta pubblica è invece attesa nel mese di luglio.

