Carenza RAM: Micron accusa indirettamente Apple per i rincari

Il recente e straordinario risultato finanziario di Micron Technology, che ha registrato un aumento dei ricavi del 346% e margini vicini all’85%, ha riacceso i riflettori sulla complessa dinamica della catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori. Subito dopo la pubblicazione dei dati, il Chief Business Officer di Micron, Sumit Sadana, ha rilasciato un’intervista al Wall Street Journal lanciando una frecciatina non troppo velata ad Apple, suggerendo che le politiche commerciali di Cupertino abbiano avuto un ruolo attivo nell’attuale carenza di memorie sul mercato.
La questione emerge in concomitanza con la decisione di Apple di ritoccare verso l’alto i listini di MacBook e iPad. Una mossa ampiamente anticipata dal Tim Cook, il quale aveva lamentato come la scarsità di RAM stesse costringendo i fornitori a imporre rincari insostenibili, auspicando un rapido ritorno a costi più ragionevoli per i prodotti di consumo. Tuttavia, la prospettiva dei produttori di componentistica ribalta completamente la narrazione della mela morsa.
Senza citare esplicitamente il colosso californiano, Sadana ha spiegato che durante l’ultima crisi del settore Micron si è trovata nell’impossibilità di investire in nuovi impianti a causa dei prezzi stracciati imposti da alcuni grandi clienti. Nel 2023, la corsa al ribasso ha azzerato i margini dei produttori di memorie, spingendo le aziende a bloccare i piani di espansione della capacità produttiva. Apple, storicamente nota per la sua capacità di negoziare accordi a lungo termine estremamente vantaggiosi, è riuscita a proteggersi inizialmente dai rincari, ma secondo Micron questa pressione asfissiante sui fornitori ha creato un ecosistema insostenibile, i cui nodi stanno venendo al pettine oggi con la carenza di offerta e il conseguente aumento dei prezzi finali.

