iCloud: la storia da iTools e MobileMe al servizio Apple

Prima che iCloud diventasse la spina dorsale dell’ecosistema Apple, ha attraversato oltre un decennio di evoluzione attraverso tre servizi distinti: iTools, .Mac e MobileMe.
Se hai un iPhone, hai anche un account iCloud. Magari hai solo l’account base, ma sei comunque iscritto. E per la maggior parte di noi, probabilmente utilizziamo iCloud in una certa misura. Dopotutto, iCloud è ciò che Apple usa per archiviare Messaggi, Foto, Note, Contatti e i backup del software, ed è alla base di Dov’è.
Ma come ci è arrivata Apple? Se iCloud è stato lanciato alla fine del 2011, in realtà Apple aveva mosso i primi grandi passi verso il SaaS (software as a service) undici anni prima.
Ecco quindi la storia di come iCloud è diventato iCloud, e delle spalle dei tre giganti precedenti su cui si è retto.
iTools, gratis per sempre (o quasi)

Era il 2000, e Apple cercava modi per convertire gli utenti Windows in fedeli fanatici Mac. E qual è uno dei modi migliori per attirare le persone? Il 5 gennaio, Apple lanciò iTools. Era una raccolta di servizi disponibili per chi usava Mac OS 9. Il primo era iCards, un software di biglietti d’auguri elettronici. Permetteva di creare biglietti da inviare via email ad amici e parenti. Può non sembrare granché, ma all’epoca era una cosa importante. Nei primi anni 2000, inviare biglietti d’auguri via email era un grande evento.
C’era anche iReview (non disponibile per il mercato italiano), che offriva recensioni dedicate ai contenuti internet. Purtroppo per iReview, fu il primo prodotto di iTools a chiudere: venne cancellato nel 2001 per non essere riuscito ad attirare traffico.

KidSafe era essenzialmente la versione Apple di Bess o Net Nanny, servizi che permettevano ai bambini di visitare solo siti web pre-approvati e “sicuri” (solo mercato americano). KidSafe fu interrotto a metà del 2001, un mese dopo la chiusura di iReview.
HomePage era un’altra proposta, e permetteva agli utenti di creare un sito web personale senza avere alcuna titpo di esperienza. Ancora più interessante, come sottolineò Phil Schiller nel 2000, era disponibile gratuitamente. HomePage offriva agli utenti modelli, immagini gratuite e permetteva la personalizzazione drag-and-drop. Includeva inoltre l’integrazione con iDisk di Apple.
Riguardo iDisk, era un altro strumento di iTools. In pratica, iDisk ha aperto la strada a iCloud. Agli utenti venivano concessi 20MB di spazio di archiviazione personale gratuito, ma potevano acquistarne fino a 400MB con un abbonamento annuale. Se si voleva l’intera capacità di 400MB, bisognava sborsare 400 dollari.
Chi aveva una HomePage poteva usare un modello di condivisione file per pubblicare online il contenuto di una cartella iDisk, permettendo la condivisione con chiunque si imbattesse nella propria HomePage.
E infine, c’era mac.com. Anche se sembra un posto dove comprare un Macintosh, in realtà era un servizio email.
Gli utenti che utilizzavano indirizzi mac.com ottenevano un indirizzo email @mac.com. Non solo era un ottimo modo per mostrare la propria fedeltà nella battaglia PC-Mac, ma funzionava anche come pubblicità gratuita per Apple.
E poi arrivò .Mac

iTools rimase, più o meno, nel suo stato iniziale per poco più di due anni. Tuttavia, quando arrivò luglio 2002, Apple lo rinominò in .Mac.
Questo portò molti cambiamenti, ma forse il più significativo fu che non era più gratuito. Come ci si può immaginare, la cosa non fu accolta particolarmente bene.
Il servizio offriva alcune nuove funzionalità per compensare l’improvviso prezzo. In particolare, con il servizio venne lanciato Backup, che permetteva agli utenti di archiviare i propri dati su iDisk, CD o DVD. Gli utenti ricevevano anche McAfee Vriex, un programma antivirus, gratuitamente. Beh, gratuito fino al 2005, almeno.
Nel 2007, .Mac ricevette alcuni aggiornamenti degni di nota. Il primo fu che chiunque avesse un account .Mac otteneva 10GB di spazio di archiviazione “gratuito”, divisibile tra account email e iDisk. Gli utenti avevano la possibilità di acquistare spazio aggiuntivo fino a 30GB.
Infine, e fatalmente, MobileMe

MobileMe non sarebbe stato lanciato fino al 2008, quando Apple acquisì me.com. MobileMe avrebbe gettato le basi per la profonda integrazione dell’ecosistema che oggi conosciamo e amiamo nei prodotti Apple.
“Pensate a MobileMe come a ‘Exchange per il resto di noi'”, disse l’allora CEO Steve Jobs.
“Ora gli utenti che non fanno parte di un’azienda che utilizza Exchange possono ottenere la stessa posta push, gli stessi calendari push e gli stessi contatti push che hanno i grandi player.”
Al lancio, MobileMe permetteva di sincronizzare email, cartelle e messaggi su più piattaforme, nel modo in cui fa oggi iCloud. E permetteva persino di controllare molte di queste app dal web.
Gli utenti potevano ancora scegliere di creare un indirizzo email @mac.com, oppure, se lo desideravano, uno con dominio @me.com.
A questo punto, Apple faceva ancora pagare il servizio. La versione base di MobileMe costava 99 dollari all’anno e includeva 20GB di spazio di archiviazione. Gli utenti potevano anche passare al “Family Pack” per 149 dollari all’anno, che includeva un account principale con 20GB di spazio e quattro account per i membri della famiglia con 5GB ciascuno.
MobileMe vide anche il lancio di Find My iPhone nel 2009. Questo precursore di Dov’è permetteva agli utenti di localizzare via web un iPhone smarrito su una mappa, far riprodurre un suono, cambiare la password o cancellare da remoto il contenuto.
MobileMe sopravvisse per quattro anni dal lancio, venendo infine dismesso il 30 giugno 2012. Apple aveva annunciato iCloud nel 2011, quindi non fu esattamente una sorpresa, ma molti utenti furono dispiaciuti di vederlo sparire.
iCloud

Come anticipato, iCloud fu annunciato nell’ottobre 2011. Jobs fece l’annuncio al WWDC 11, dicendo che avrebbe sostituito MobileMe, che era stato considerato un fallimento.
A differenza di MobileMe, iCloud sarebbe stato lanciato come servizio gratuito nell’ambito di iOS 5 e OS X Lion. Gli utenti non avrebbero più dovuto sborsare almeno 100 dollari all’anno.
“iCloud è il modo più semplice per gestire i propri contenuti, perché iCloud fa tutto per te e va ben oltre qualsiasi cosa disponibile oggi”, disse Eddy Cue, senior vice president Internet Software and Services di Apple. Eddy Cue di Apple è stato determinante nel lancio di iCloud
“Non devi preoccuparti di sincronizzare i tuoi dispositivi, perché avviene automaticamente, ed è gratis.”
Questo da solo bastò a garantire che le persone avrebbero usato il servizio. Ma perfezionò anche funzionalità che i suoi predecessori non erano mai riusciti a realizzare bene.
Photo Stream, che sarebbe poi confluito in Foto, permetteva agli utenti di scattare una foto su iPhone e vederla su altri dispositivi, incluso Apple TV. Documenti nel Cloud offriva agli utenti un modo semplice per gestire, modificare e salvare i documenti iWork su tutti i dispositivi.
iTunes nel Cloud permetteva di scaricare i nuovi acquisti musicali su tutti i dispositivi, il che significava che si poteva acquistare musica sul Mac e ritrovarla poi sull’iPhone.
Tra le altre funzionalità introdotte c’erano Trova i miei amici e una gestione multi-dispositivo migliorata di Contatti, calendario e Mail.
Ci sono voluti undici anni per arrivare a iCloud, ma è interessante vedere come Apple ci sia arrivata alla fine. Ed è altrettanto impressionante che Apple sia riuscita ad ampliare iCloud nei quasi 15 anni successivi al suo lancio.


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Ancora orgogliosamente con mail principale @mac.com