WhatsApp introduce l’Allarme Truffa: l’intelligenza artificiale on-device scova i messaggi sospetti

Meta ha avviato il rollout limitato in versione beta di Scam Alert, una funzione opzionale per WhatsApp pensata per individuare i tentativi di truffa all’interno delle conversazioni. Il sistema si basa su un modello di machine learning che elabora i dati direttamente sul dispositivo, senza quindi trasmettere il contenuto dei messaggi ai server aziendali durante l’analisi.
Si tratta della seconda iniziativa di Meta in questo ambito nel corso dell’anno: in precedenza aveva già introdotto un sistema di rilevamento truffe legato alle richieste di collegamento di nuovi dispositivi.
Quando l’algoritmo riconosce una conversazione come potenzialmente fraudolenta, all’utente compare un avviso visibile solo a lui, mai al mittente del messaggio. A quel punto la persona può scegliere se bloccare il contatto, segnalarlo oppure proseguire comunque la chat. Se l’utente ritiene che l’allerta sia stata generata per errore, può contrassegnare la conversazione come attendibile: in questo modo l’avviso scompare e Scam Alert non tornerà a segnalare quella stessa chat in futuro. Chi sceglie questa opzione può inoltre decidere, su base volontaria, di condividere con WhatsApp gli ultimi cinque messaggi ricevuti, un contributo che Meta userà per affinare la precisione del sistema.
Meta prosegue così nel suo percorso di rafforzamento della sicurezza sulla piattaforma di messaggistica più diffusa al mondo. Resta però da chiedersi quanto ci si possa davvero fidare di un colosso che negli anni ha costruito il proprio impero raccogliendo e monetizzando i dati personali degli utenti: affidare a un algoritmo di Meta il compito di stabilire cosa sia “sospetto” nelle nostre conversazioni private lascia più di una perplessità, soprattutto quando la stessa azienda invita a condividere volontariamente i messaggi per “migliorare l’accuratezza” del sistema. Una funzione utile sulla carta, ma che arriva da chi, in materia di privacy, non ha esattamente la fedina più pulita del settore.


3 commenti
L’ennesima scusa per raccogliere dati con la scusa della sicurezza, tipico di Meta
Zuckerberg che si preoccupa della nostra sicurezza fa ridere, forse dovrebbe iniziare a proteggere meglio i dati che già ha!
Mio zio l’anno scorso ha perso 300 euro con una truffa su WhatsApp, spero arrivi presto in Italia