Causa Apple-OpenAI: “I fatti sono inquietanti”, la replica di Cupertino

Apple ha depositato la propria replica alla richiesta di archiviazione presentata nei giorni scorsi da OpenAI, nella causa che vede la Mela accusare due ex dipendenti, insieme a OpenAI e io Products, di furto di segreti industriali. Ecco cosa emerge dal nuovo documento.
Qualche giorno fa OpenAI aveva chiesto al tribunale di respingere la causa intentata da Apple contro l’azienda, io Products, Chang Liu e Tang Tan, sostenendo che Cupertino avesse agito “senza un’adeguata indagine” e proponendo una propria versione dei fatti. La difesa di OpenAI si basava su tre pilastri: l’assenza di un vero segreto industriale tutelabile, la mancanza di condotte che configurino un’appropriazione indebita e l’assenza di un danno concreto o in corso. Secondo l’azienda guidata da Sam Altman, Chang Liu sarebbe stato semplicemente consultato da ex colleghi dopo le dimissioni, mentre Tang Tan avrebbe conservato la documentazione sulle procedure di uscita solo per aiutare i nuovi assunti a rispettare i protocolli di sicurezza. OpenAI aveva inoltre insinuato che fosse Apple stessa, con le proprie pratiche di gestione delle informazioni, ad aver favorito la fuga di dati, incoraggiando l’uso di account iCloud personali per il lavoro e non revocando tempestivamente gli accessi dopo l’uscita dei dipendenti.
Nella replica depositata oggi, Apple smonta punto per punto le tesi di OpenAI, definendole non credibili e accusando la controparte di non affrontare “le gravi accuse al centro della denuncia”. Secondo Cupertino, il ricorso originario individua con sufficiente precisione i segreti industriali sottratti, richiamando precedenti giudiziari in cui un livello di dettaglio analogo è stato ritenuto sufficiente a far proseguire un’azione legale. Apple contesta inoltre il tentativo di ridimensionare la questione, sottolineando come OpenAI abbia banalizzato informazioni riservate definendole semplici “rapporti con i fornitori”.
Il documento accusa poi OpenAI di un uso scorretto dello strumento processuale della richiesta di archiviazione, ricordando che in questa fase è sufficiente che Apple abbia esposto fatti plausibili, senza che il tribunale debba entrare nel merito delle argomentazioni difensive.
Un passaggio centrale riguarda lo scambio di messaggi, parzialmente oscurato, pubblicato da OpenAI sul proprio sito, in cui un ex collega ancora dipendente Apple contattava Chang Liu per chiarimenti su alcuni progetti. Secondo Apple, la denuncia non riguarda quella conversazione, bensì il fatto che Liu, dopo le dimissioni, avrebbe sfruttato una falla di autenticazione per accedere all’archivio cloud riservato dell’azienda, commentando la scoperta con entusiasmo e scaricando per settimane decine di file confidenziali mentre lavorava allo sviluppo hardware per OpenAI. Una domanda di transizione da parte di un manager, scrive Apple, non equivale a un’autorizzazione ad accedere illecitamente ai propri archivi riservati.
Apple difende con altrettanta fermezza le accuse rivolte a Tang Tan, respingendo la ricostruzione secondo cui avrebbe chiesto ai candidati di portare componenti generici per sessioni dimostrative: si sarebbe trattato invece di batterie, schede logiche e altri elementi interni riconducibili a progetti riservati Apple. Il documento evidenzia anche che, poche ore prima di un colloquio con Tan, una candidata avrebbe scaricato e fotografato file relativi a un progetto Apple altamente confidenziale, argomento poi approfondito proprio durante il colloquio.
Apple chiude la propria replica chiedendo formalmente al tribunale di respingere integralmente la richiesta di archiviazione presentata da OpenAI.
Difficile non provare simpatia per la posizione di Cupertino in questa vicenda: la ricostruzione di Apple appare puntuale, documentata e coerente, mentre le argomentazioni di OpenAI, per l’ennesima volta, sembrano più orientate a minimizzare che a chiarire. Se davvero due suoi ex dipendenti hanno portato via know-how riservato per costruire l’hardware di un concorrente, la vicenda la dice lunga sui metodi con cui certe aziende della Silicon Valley intendono competere.

