Le fotocamere compatte CCD di vent’anni fa battono l’iPhone: perché in Giappone il prezzo è lievitato del 400%

Le fotocamere compatte con sensore CCD, relegate per anni negli armadi come reliquie di un’epoca pre-smartphone, stanno vivendo una seconda giovinezza inaspettata. A raccontarlo è Five Star Camera, catena giapponese specializzata nell’usato, che segnala come circa il 90% dei propri clienti arrivi ormai dall’estero proprio per accaparrarsi questi modelli di inizio Duemila.
Ryoya Hayakawa, responsabile della filiale di Nishi-Shinjuku, ha spiegato alla rivista DC Watch che i modelli più richiesti sono quelli con sensori CCD da 5 a 7 megapixel: pochi dati tecnici, ma un’immagine granulosa e caratteristica che nessun iPhone, per quanto sofisticato, riesce a replicare. Non è un caso che il fenomeno venga ormai etichettato come “stile Y2K”, dove conta più l’aspetto estetico del risultato che le specifiche della fotocamera.
Il passaggio quasi totale dell’industria dai sensori CCD ai più moderni CMOS ha reso questa resa cromatica un tratto distintivo e ricercato, anche se tra i fotografi resta acceso il dibattito su quanto tale differenza sia reale o in parte leggendaria. Ciò che è certo è che la combinazione di risoluzioni contenute, colorimetria d’epoca, ottiche economiche e il classico flash diretto e invadente restituisce un’immagine immediatamente riconoscibile, lontanissima dalla perfezione chirurgica della fotografia computazionale odierna.

Questo ritorno al passato, proprio mentre la tecnologia fotografica corre verso otturatori globali e risoluzioni sempre più elevate, dimostra come il valore di uno scatto non risieda sempre nella qualità tecnica, ma spesso nel ricordo che porta con sé.
C’è però un rovescio della medaglia: i prezzi. Five Star Camera segnala che alcuni modelli, come le prime Ricoh GR, vengono oggi rivenduti a quattro volte il loro prezzo di listino originale. Un trend confermato anche da un’altra realtà giapponese, Komehyo, secondo cui la domanda di compatte usate sarebbe quintuplicata rispetto a cinque o sei anni fa.
Da appassionati Apple non possiamo che sorridere di fronte a questa nostalgia: mentre il mercato rincorre sensori di vent’anni fa per un’estetica imperfetta, l’iPhone continua a rappresentare il punto più avanzato della fotografia mobile, capace persino di ispirare, per contrasto, il fascino di ciò che veniva prima. Un’ulteriore conferma che la fotocamera più amata al mondo resta comunque quella che abbiamo sempre in tasca.

