Pixel 11 Pro XL, test fotocamera: l’iPhone resta avanti
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DXOMARK ha pubblicato il proprio verdetto sul comparto fotografico del Pixel 11 Pro XL, l’ultimo top di gamma di Google equipaggiato con un sistema a tre sensori: principale da 50 megapixel, ultragrandangolare da 48 megapixel e teleobiettivo periscopico, anch’esso da 48 megapixel, capace di uno zoom ottico 5x e di un factor complessivo, tramite intelligenza artificiale, che arriva fino a 120 ingrandimenti.
Il quadro che emerge dai laboratori dell’ente francese è quello di un dispositivo solido e coerente, capace di offrire una resa gradevole nella maggior parte delle condizioni di scatto. L’esposizione è precisa, la gamma dinamica estesa consente di gestire bene le scene ad alto contrasto e i colori risultano vivaci, con incarnati naturali sia negli ambienti interni sia all’aperto. L’autofocus si conferma stabile e affidabile, mentre il bilanciamento tra dettaglio e riduzione del rumore digitale rappresenta uno dei punti di forza del sensore principale.
Il salto più evidente rispetto alla generazione precedente riguarda proprio il teleobiettivo: il nuovo modulo, con una sensibilità alla luce superiore del 30%, restituisce dettagli più naturali e una texture meglio definita alle lunghe distanze, superando in alcuni frangenti persino l’iPhone 17 Pro oltre i cinque ingrandimenti. Anche la modalità ritratto ha compiuto progressi sensibili, con una segmentazione del soggetto accurata e una sfumatura dello sfondo progressiva, sebbene Apple mantenga ancora un vantaggio nella resa della texture del volto e Vivo e Oppo restino i riferimenti assoluti per la qualità del bokeh, sempre secondo DXOMARK.

Non mancano tuttavia le ombre. Il modulo ultragrandangolare continua a mostrare una perdita di dettaglio fine rispetto al sensore principale, mentre in condizioni di scarsa illuminazione l’esposizione può risultare occasionalmente instabile, con un contrasto talvolta eccessivo che penalizza l’equilibrio tra soggetto e sfondo. DXOMARK segnala inoltre, in fase di scatto, la comparsa di lievi artefatti nei punti di confine tra le aree elaborate dall’intelligenza artificiale e quelle non ritoccate: un effetto collaterale della crescente dipendenza di Google dal calcolo computazionale per “correggere” le immagini.
È sul fronte video, però, che il distacco dai concorrenti migliori si fa più marcato. Le riprese in condizioni standard restano affidabili, con colori vividi e autofocus stabile, ma nelle scene più dinamiche la stabilizzazione non compensa del tutto il movimento residuo, mentre i controluce tendono a penalizzare l’esposizione del soggetto principale. In scarsa illuminazione il rumore diventa più visibile e possono comparire dominanti cromatiche indesiderate: limiti che, secondo DXOMARK, mantengono il Pixel 11 Pro XL dietro all’iPhone 17 Pro, indicato più volte come termine di paragone superiore in stabilizzazione, gestione del movimento e resa in notturna.
Il bilancio complessivo premia dunque un dispositivo capace di eccellere nella fotografia statica, in particolare nel teleobiettivo e nella coerenza cromatica, ma che in video conferma ancora una volta come l’ecosistema hardware-software di Apple resti, allo stato attuale, un gradino più avanti rispetto a qualunque proposta Android, Pixel incluso.


5 commenti
Ottima analisi, ma non mi stupisce: Google spinge sull’AI per “fingere” un dettaglio che il sensore da solo non riesce a dare.
Io col mio iPhone 15 Pro faccio ancora foto pazzesche, non capisco tutta questa corsa ai megapixel
120x di zoom AI mi fa ridere, è solo un upscaling glorificato, altro che fotografia.
Da fotografo amatoriale trovo interessanti i miglioramenti sul teleobiettivo, ma il video resta un tallone d’Achille per tutti gli Android.
Divertente notare come ogni anno Google promette di “chiudere il gap” con Apple e poi resta sempre un passo indietro, quasi comico ormai 😂