Tim Cook lascia Apple: 15 anni che hanno cambiato la storia di Cupertino

Steve Jobs ha guidato l’era dell’innovazione di Apple, ma è stato il fiuto manageriale di Tim Cook, da amministratore delegato, a dare all’azienda ciò di cui aveva davvero bisogno. E, tra l’altro, di prodotti memorabili ne ha lanciati parecchi anche lui.
Mancano ormai poche ore alla conclusione dei quindici anni di Tim Cook alla guida di Apple. Ripensando a questo lungo periodo, due parole bastano a riassumerlo: crescita e stabilità. Cook non avrà mai il carisma iconico di Steve Jobs, ma si è rivelato la scelta perfetta per raccogliere l’eredità dopo la sua scomparsa. E potrebbe passare alla storia come il miglior CEO che Apple abbia mai avuto.
Nel 2011 Apple aveva bisogno di una mente capace di consolidarne la leadership tecnologica, ampliarne la base di clienti e prepararla alla fase successiva. Tim Cook ha fatto esattamente questo, costruendo sulle fondamenta lasciate da Jobs e aprendo nuove strade per il futuro dell’azienda.
Un’eredità pesante
Succedere a Steve Jobs non era un compito semplice, con aspettative altissime da parte di appassionati e azionisti. Ciononostante, Cook ha saputo rispondere alla sfida: ha ampliato il catalogo con prodotti più accessibili, mantenendo intatta l’immagine premium del marchio.
Quando Tim ha preso le redini nel 2011, il valore di mercato di Apple si aggirava sui 337 miliardi di dollari. Oggi l’azienda vale circa 4.500 miliardi di dollari, un incremento di 13,5 volte che l’ha resa una delle società di amggior valore al mondo. Anche i ricavi annuali sono più che quadruplicati, mentre i dispositivi Apple attivi sono passati da 200 milioni a oltre 2,5 miliardi, con una crescita di 14 volte in quindici anni.
Gestire oltre un miliardo di clienti unici comporta sfide non da poco, comprese quelle geopolitiche. Durante il suo mandato, Cook ha esteso la produzione a nuovi Paesi come India e Vietnam, riducendo la dipendenza da quella cinese, e ha mantenuto prezzi più contenuti rispetto ai concorrenti anche durante l’attuale crisi delle memorie.
Trasformare i prodotti esistenti
Ereditare iPhone e iPad già lanciati poteva sembrare un compito facile, ma non lo è stato affatto: Cook ha dovuto gestire prodotti ancora in fase di maturazione, fronteggiando la concorrenza e dando ai clienti buoni motivi per aggiornarli ogni anno.

Steve Jobs ha creato l’iPhone, ma è stato Tim Cook a reinventarlo. Il design del melafonino è rimasto sostanzialmente invariato fino all’arrivo di iPhone 6 e 6 Plus nel 2014, appena tre anni dopo il suo insediamento, un passo che ha contribuito a diffondere gli smartphone di grandi dimensioni. Anni dopo, iPhone X ha rivoluzionato completamente il design, eliminando lo storico tasto Home fisico in favore della gestualità. Poi è arrivato il primo iPhone Pro, pensato per gli utenti più esigenti.
Cook non si è limitato a guidare l’evoluzione estetica: ha anche reso il prodotto più accessibile. L’esperimento di iPhone 5c gli ha insegnato molto su cosa cerchino i clienti da un iPhone economico, lezione poi affinata con la linea SE e perfezionata con le più recenti edizioni “e”. Oggi esiste davvero un iPhone per ogni tipo di utente.
L’iPad aveva appena un anno quando Cook è diventato CEO. Sotto la sua guida ha conosciuto un’evoluzione enorme, con l’arrivo dei modelli mini, Air e Pro, oltre alla Apple Pencil e alla Magic Keyboard, che lo hanno trasformato in un dispositivo di produttività seria. Grazie alla maturità di iPadOS, molti utenti possono oggi svolgere lavoro professionale interamente su iPad, ben lontano dal semplice “iPhone gigante” che era nel 2011.
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Anche il Mac ha vissuto una crescita senza precedenti: oltre all’espansione della linea, Cook ha supervisionato la transizione da Intel ai chip proprietari della serie M, probabilmente l’evoluzione più significativa degli ultimi dieci anni, che ha permesso ad Apple di rendere i computer più compatti, veloci ed efficientie soprattutto a premesso a nerd come me di riaccendere con soddisfazione la “guerra di religione” tra utenti Mac e Windows.
Quando ho iniziato a pubblicare i primi articoli su questo blog era il 1998, Steve Jobs era tornato da poco in Apple, e il processore G3 di Motorola aveva appena “tostato” il Pentium II che in confronto era una lumaca. La guerra di religione tra utenti Mac e PC era più accesa che mai, del resto erano due mondi completamente differenti sia lato hardware, sia per quello software. Questa differenza si è ridotta al solo sistema operativo con la transizione Intel, e forse per tutto questo periodo il Mac è stato un po’ meno “speciale”.
Quando Cook è arrivato, Apple aveva appena lanciato il suo primo chip proprietario, l’A4, su iPad e iPhone 4. Oggi iPhone, iPad e Mac condividono architetture Apple Silicon comparabili, permettendo il riutilizzo dei processori lungo tutta la gamma: gli iPad di fascia alta montano chip da Mac, mentre l’economico MacBook Neo utilizza lo stesso cervello di un iPhone.
Nuovi prodotti, nuovi mercati
Tim Cook non viene spesso associato all’innovazione di prodotto, eppure durante il suo mandato sono nate categorie che hanno ampliato l’ecosistema Apple come mai prima.

L’Apple Watch, il suo primo prodotto interamente nuovo, è diventato lo smartwatch più diffuso al mondo, oggi disponibile in tre modelli principali con misure, materiali e prezzi diversi, capace di parlare sia all’utente occasionale che allo sportivo estremo. Non è solo lo smartwatch più venduto: è il marchio di orologi più popolare in assoluto.
Anche gli AirPods hanno reso di massa gli auricolari senza fili. Quando Apple ha rimosso il jack cuffie da iPhone 7 lanciando i primi AirPods, non mancarono le proteste tra gli appassionati. Cook ha però mantenuto la rotta, e oggi gli AirPods sono iconici quanto l’iPhone stesso, con funzioni audio avanzate, strumenti per la salute uditiva e monitoraggio del battito cardiaco.
Cook non si è concentrato solo sull’hardware: ha lanciato diversi servizi in abbonamento che oggi contribuiscono in modo sostanziale ai ricavi aziendali, tra cui Apple Music, TV+, Arcade, News+, Fitness+ e Creator Studio. Ma il contributo più significativo del comparto Servizi resta Apple Pay, annunciato nel 2014, che ha portato i pagamenti contactless nel mainstream trasformando il modo in cui acquistiamo. Pochi anni dopo è arrivata Apple Card, a consolidare la posizione di Apple nella finanza digitale: oggi è raro trovare un negozio che non accetti Apple Pay.
Le fondamenta per il futuro

Anche se non sarà più CEO, Tim Cook ha già gettato semi che fioriranno nell’era di John Ternus. Il Vision Pro, pur non essendo il prodotto di maggior successo commerciale, racchiude tecnologie che apriranno la strada a occhiali smart più leggeri e al calcolo spaziale.
Dopo un avvio complicato di Apple Intelligence, la nuova Siri basata su intelligenza artificiale arriverà con solide fondamenta grazie a iOS 27, uno degli ultimi e più importanti progetti firmati Cook, anche se il debutto ufficiale avverrà già nei primi giorni dell’era Ternus.
Altri semi potrebbero germogliare il 9 settembre, quando Apple dovrebbe presentare iPhone Ultra, il suo primo dispositivo pieghevole, seguito forse da un MacBook Ultra con touchscreen e, in futuro, da AirPods e iPad pieghevoli con lo stesso nome. Il ritorno del marchio Ultra segnala un cambio di filosofia importante per l’azienda.
Sarà John Ternus ad annunciare questi prodotti, ma porteranno comunque l’impronta di Tim Cook, l’uomo che ha portato Apple alla grandezza. Cook non prenderà mai il posto di Steve Jobs come volto simbolico dell’azienda, ma la sua eredità sarà difficile da eguagliare.

La Tela del Ragno è l’editoriale, ma senza editore, di Spider-Mac, ma come un editoriale tratta un problema o un fatto di rilevante attualità legato al mondo Apple.


5 commenti
Articolo equilibrato, finalmente qualcuno che non demonizza Cook solo perché “non è Jobs”.
Bel pezzo, mi ha fatto venire voglia di rivedere la keynote dell’iPhone X, un momento storico vero.
Ottima retrospettiva, avrei aggiunto qualche riga sulle critiche antitrust subite durante la sua gestione.
Speriamo che il nuovo CEO rivaluti la produzione di un iPhone mini
Io non lo critico perché non è Jobs, ho iniziato ad usare Apple nel 2013, pertanto l’era Jobs non l’ho vissuta se non per aneddoti sentiti raccontare o letti su Spider-Mac… però lo critico perché, non serve vivere l’era jobs per vedere in Cook un finanziere e nulla più… ottimo uomo per Wall Street, pessimo uomo per un’azienda che ha come mission il cambiare il mondo con novità eclatanti come negli anni ruggenti… la rincorsa verso un IA troppo invasiva perché ce l’hanno tutti esula dall’anima storica di Apple … la diversità di Apple era proprio nel diversificarsi dalla massa, nell’inventare ciò che non c’era non nel seguire in ritardo ciò che c’è… questo è il mio pensiero condivisibile o meno